In continuum... Compenetrazioni/Traslati 87/'88
M9 Museum su IG
In continuum... Compenetrazioni/Traslati 87/'88

“Considero il mio atelier come un orto – scriveva metaforicamente Miró nel1959. – Lavoro come un giardiniere o come un vignaiuolo. Laggiù ci sono dei carciofi. Qui delle patate. Bisogna tagliare le foglie affinché crescano i frutti. Venuta l’ora, bisogna potare”.

Ed è proprio alla natura, suggestiva e fantastica, che tutta la sua opera sembra ispirarsi con le sue forme oniriche e surreali, fatte di segni e colori infantili e spontanei. L’esposizione, che raccoglie alcuni dipinti originali, tra cui la tela proveniente dalla Pinacoteca Civica di Savona che appartenne al Presidente della Repubblica Sandro Pertini, e un gruppo di 78 opere grafiche che l’artista spagnolo realizzò nell’isola maiorchina negli anni ’70. Tra queste, in particolare, si segnalano le due serie di incisioni realizzate proprio a Mallorca e provenienti dalla Sala Pelaires di Palma: la prima, intitolata “Serie Mallorca”, si compone di quattro gruppi di 9 opere ciascuna, di cui due in monocromia (bianco e nero) e duea colori; mentre la seconda, la “Serie Gaudì”, dai colori fluorescenti, Miróla dedicò all’architetto spagnolo, autore della “Sagrada Familia” di Barcellona.
La luce e i colori di Mallorca, l’isola che divenne il suo eremo dal 1956, quando si trasferì insieme alla moglie e dove visse e lavorò fino al 1983, anno della sua morte, risplendono in queste sue straordinarie opere. “Non potrei vivere in un posto dove non si vede il mare”, amava ripetere agli amici che gli facevano visita nella splendida villa di Marivent, a pochi passi da Cala Major dove oggi si trova la Fondazione Pilar e Joan Miró. E alla luce solare e alla natura mediterranea sembrano ispirarsi anche il resto delle incisioni che Alessandro Masi, curatore della mostra, ha rigorosamente selezionato per questo importante appuntamento pescarese che vede, dopo anni di assenza, il ritorno in Italia di uno dei protagonisti mondiali dell’arte del XX secolo.

Le opere di Joan Mirò a Pescara
courtesy Imago Museum
Le opere di Joan Mirò a Pescara

Patrocinata dal direttore dell’Istituto Cervantes di Roma, Ignacio Peyró Jiménez, la mostra pescarese è stata fortemente voluta dal Presidente della Fondazione Pescarabruzzo Nicola Mattoscio che, dopo le mostre dedicate a Schifano, Warhol, Beuys e agli artisti espressionisti tedeschi, prosegue coerentemente nella sua linea analitica di rivalutazione dell’arte del XX secolo. “Miró – ha affermato Mattoscio - rappresenta nell’immaginario di tutti noi quel sogno dell’arte moderna che ha precorso il viaggio onirico nel più profondo della nostra coscienza, oltre le soglie della realtà”.

All’evento di inaugurazione, dopo i saluti istituzionali del Presidente della Fondazione Nicola Mattoscio e del Sindaco di Pescara Carlo Masci, il curatore Alessandro Masi, Segretario Generale della Società Dante Alighieri, presenterà la mostra.

Informazioni pratiche sulla mostra di Mirò a Pescara

Dove: Imago Museum Corso Vittorio Emanuele II, n. 270 – Pescara
Quando: apertura: martedì - domenica ore 10:30 - 13:30 e 16:00 - 20:00
Biglietto intero €12.00, biglietto ridotto €8.00
I biglietti sono acquistabili presso la biglietteria del museo o su ciaotickets.com. Per maggiori informazioni, è possibile visitare il sito del museo: www.imagomuseum.it

Come analizzare un’opera: uno schema

  • Analisi estetica e tecnica di esecuzione: concerne la composizione formale dell’opera intesa come tecnica applicata. Occorre verificare sul dipinto, per esempio, il tratto originale e la capacità esecutiva, elementi entrambi che esprimono e identificano la gestualità tipica dell’artista di riferimento.
CAM 58

Con il dipinto Nascondo la notte nella casa a torre (2020), Alfonso Borghi diventa l’artista più celebrato nella storia del CAM: per lui tre copertine (n. 41, 46 e 58), traguardo prestigioso per un “Maestro ritenuto degno – non a caso – di appartenere alla ristretta cerchia dei maggiori contemporanei”, come scrive Giovanni Faccenda e come spiega Carlo Motta, Responsabile Editoriale del Catalogo. Da questa edizione irrompe tra i Grandi Maestri del Novecento italiano la figura di Antonio Ligabue, scelta che premia la storia di un genio visionario capace di instaurare un legame particolare tra le sue opere e l’osservatore.

La parte introduttiva contiene alcuni approfondimenti, con anniversari importanti: due secoli fa moriva Antonio Canova, protagonista indiscusso del Neoclassicismo. Ne parla Mario Guderzo, per anni direttore del Museo Canova di Possagno, paese natale dello scultore, mentre di Piet Mondrian e della sua eredità artistica, a 150 anni dalla nascita, scrive Daniela Brignone. Tra gli altri contributi nella parte iniziale del volume: il rapporto tra fotografia e arte digitale (Alessia Locatelli), il muralismo come pittura sociale (Claudia Trafficante), il Museo del Design di Milano con l’intervista di Fortunato D’Amico al direttore Andrea Cancellato, il bel viaggio attraverso alcune prestigiose Accademie italiane, di Antonella Sartori. Torna infine, dopo i due anni di sospensione dovuti alla pandemia, lo speciale dedicato al Premio Arte.

La prima sezione dell’annuario è dedicata ai Grandi Maestri del Novecento tra cui Balla, Burri, Carrà, de Chirico, Fontana, Modigliani, Rosai, Sironi, Vedova con le aggiudicazioni d’asta più importanti dell’ultimo anno, tra le quali spicca la performance di Fontana (Concetto spaziale. Attese, 1965), battuta a 11,2 milioni di euro da Sotheby’s New York e di Morandi (Natura morta,1954) aggiudicata a oltre 3,4 milioni di euro da Bonham’s Londra.

La seconda sezione presenta le schede di 900 artisti con grandi nomi come Afro, Borghi, Gnoli, Funi, Guttuso, Licini, Marini, Armodio, Scanavino e tanti altri protagonisti dell’arte moderna e contemporanea, riportati in ordine alfabetico con le immagini che ne documentano la produzione e tutte le informazioni necessarie per una prima visione e per l’eventuale contatto, oltre ad attività espositive, referenze, aggiudicazioni d’asta, valutazioni di mercato, note biografiche e critiche.

La storia: gli anni sessanta

Scriveva Luigi Carluccio nell'editoriale di apertura della prima edizione del CAM nel 1962:

"il presente volume, il primo della serie, (...) intende diventare col tempo uno strumento maneggevole, gradevole e utile per la corretta valutazione dei fatti della vita artistica italiana."