Carlo Carrà

Quargnento (AL), 11 febbraio 1881 - Milano, 13 aprile 1966

Lavora come decoratore e stuccatore di palazzi e ville milanesi; tra il 1899 e il 1900 è prima a Parigi, per decorare i padiglioni dell’Exposition Universelle, poi a Londra. Tornato in Italia, frequenta prima il Corso superiore di arti applicate al Castello Sforzesco e poi l’Accademia di Brera.

 

In questi anni è influenzato dai divisionisti lombardi, da Longoni, Pellizza e, soprattutto, da Previati e Segantini. Nel 1909 diviene amico di Boccioni, Russolo e Marinetti e nel 1910 firma il Manifesto dei Pittori Futuristi. Il momento futurista è contraddistinto da composizioni in cui allo smontaggio e agli incastri dei volumi si accompagna un fermo rigore compositivo.

 

Tra il 1915 e il 1917 sviluppa uno stile primitiveggiante, “antigrazioso”, ispirato alla solidità plastica dei trecentisti toscani e alla semplificazione naïf del pittore francese Rousseau. A Ferrara nel 1917 incontra de Chirico e De Pisis, volgendosi a una pittura di personale impronta metafisica.

 

Nel 1919, tornato a Milano, collabora alla rivista “Valori Plastici” e pubblica i suoi saggi sulla pittura metafisica. In questo periodo semplifica la composizione, ancora con echi della stagione metafisica, e si avvicina al clima di Novecento. Dalla seconda metà degli anni Venti la sua opera è caratterizzata da un rinnovato interesse per una visione naturalistica, fortemente strutturata, con richiami a Cézanne.