Umberto Boccioni

Reggio Calabria, 19 ottobre 1882 - Chievo (VR), 17 agosto 1916

Terminati gli studi tecnici a Catania, nel 1899 Umberto Boccioni si trasferisce a Roma, dove svolge un breve tirocinio presso un cartellonista. Nel 1901 conosce Severini, con il quale frequenta lo studio di Balla: qui apprende la tecnica divisionista e la scomposizione del colore in piccole pennellate sovrapposte.

 

Dopo un breve soggiorno a Parigi e un viaggio in Russia (1906), nel 1907 giunge a Milano, dove è influenzato dalla pittura di Previati. Qui nel 1909 entra in contatto con Marinetti: firma il Manifesto dei Pittori Futuristi e il Manifesto Tecnico della Pittura Futurista, diventando il maggiore esponente del movimento. Se le opere prefuturiste oscillano tra Divisionismo ed Espressionismo nordico (Munch), arricchite di elementi di carattere simbolista e secessionista, a partire dal 1910 alla frammentazione del colore si aggiunge una più approfondita scomposizione dello spazio, animato dalle linee-forza. Tra le opere fondamentali di questo periodo: "La città che sale" (1910- 11), "La risata" (1911) e la prima serie degli “Stati d’animo” (primavera 1911).

 

Nell’autunno del 1911 soggiorna a Parigi e guarda ai cubisti: da allora il suo lavoro, sia in pittura che in scultura, ne risulterà influenzato. Ricordiamo i dipinti: seconda serie degli “Stati d’animo”, "Materia" (1912), "Elasticità" (1912) e poi, nel 1913, opere sul tema del dinamismo; e le sculture: "Antigrazioso" (1912-13), "Sviluppo di una bottiglia nello spazio" (1912), "Forme uniche della continuità nello spazio" (1912) e il polimaterico "Cavallo + Case" (1913-14). Dal 1915 l’accento dinamico si attenua e il suo interesse si concentra sull’immagine plastica e sugli aspetti luministici, mediati dallo studio di Cézanne.