Particolare copertina CAM 57

Il punto di riferimento per l'Arte italiana dal '900 ad oggi

Come orientarsi nel mondo dell'arte e del collezionismo

Nato come strumento per orientarsi nel mondo del collezionismo, il Catalogo dell'Arte Moderna è diventato negli anni il più importante riferimento editoriale per artisti, galleristi, critici, curatori, collezionisti e appassionati d’arte.

Una storia lunga, in breve

Rilevato alla fine degli anni Settanta dalla Giorgio Mondadori insieme alla rivista mensile Arte, dal 1999 il Catalogo dell’Arte ModernaCAM – viene pubblicato con il marchio Editoriale Giorgio Mondadori all’interno del gruppo Cairo diventando la più longeva pubblicazione di genere in Italia.

 

Da sempre il CAM è considerato l’annuario che meglio definisce il rapporto con il tessuto contemporaneo italiano grazie alla ricchezza delle informazioni, con oltre 900 artisti presentati in ordine alfabetico, le immagini che ne documentano la produzione più recente, attività espositive, referenze, aggiudicazioni d’asta, valutazioni di mercato, note biografiche e critiche.

 

In più, le pagine, gli inserti a colori e i dossier tematici dedicati alla fotografia e all’arte plastica arricchiscono il CAM di contenuti vivaci e originali rendendone più piacevole e interessante la consultazione.

Catalogo dell'Arte Moderna n.57

È il Maestro Ercole Pignatelli con l’opera Bosco magico (2016, particolare) il protagonista di copertina del CAM 57: ne scrivono Fortunato D’Amico, profondo conoscitore dell’artista, e Giovanni Faccenda, curatore del nostro Catalogo.

 

Nella prima parte, come tradizione, alcuni approfondimenti: la Divina Commedia nell’immaginario artistico dal 1400 ad oggi, di Claudia Trafficante; l’Italia vista dagli artisti nei decenni successivi all’Unità, di Daniela Brignone; il rapporto tra moda e fotografia visto da Alessia Locatelli; Celant, Christo, Daverio, Gastel, Mari nel ricordo di uno dei più grandi galleristi italiani, Massimo Minini; Malisa Longo scrive di Arte ed erotismo, seguono Arte e Agenda ONU 2030, di Valentina Maggiolo; Il coprifuoco dell’Arte, di Andrea De Liberis; Dal Futurismo al Covid, di Lia Bronzi.

 

Come sempre, la prima sezione dell’annuario presenta venti Grandi Maestri selezionati dal curatore, tra cui Boccioni, Burri, De Chirico, Fontana, Modigliani, Rosai, Sironi e altri, con le aste più importanti dell’ultimo anno.

 

La seconda sezione presenta oltre 900 artisti confermando quanto il Catalogo sia apprezzato e seguito grazie alla struttura efficace e consolidata: le schede degli artisti in ordine alfabetico, le quotazioni, le esposizioni, le aste, le note biografiche, le opere. Le pagine a colori e i dossier tematici – tra cui “Fotografia” e “Arte Plastica” – confermano il ruolo del Catalogo come indispensabile strumento di promozione e di consultazione.

 

Scopri QUI come acquistare il 57° Catalogo dell'Arte Modera. 

La storia: gli anni sessanta

Scriveva Luigi Carluccio nell'editoriale di apertura della prima edizione del CAM nel 1962:

"il presente volume, il primo della serie, (...) intende diventare col tempo uno strumento maneggevole, gradevole e utile per la corretta valutazione dei fatti della vita artistica italiana."

La storia: gli anni settanta

Il Catalogo entra negli anni Settanta con la consapevolezza di essere ormai diventato un punto di riferimento nel settore. Al punto che l’edizione del 1973 viene pubblicata in due volumi, entrambi con immagini di Ugo Mulas.

 

Il Catalogo del 1974 è il n. 10, importante per il suo significato simbolico e  l’ultimo con il sottotitolo “Il collezionista d’arte moderna”, che lascia il posto a volume “critico e finanziario”. Anni in cui il volume esce in più inserti raccolti in cofanetto e un certo numero di critici chiamati a segnalare gli artisti. Tra i segnalatori vanno ricordati tra gli altri, negli anni, Gillo Dorlfes e Dino Buzzati. 

 

Nel numero 11 viene aggiunto l’indice sui prezzi delle aste e, nel 12, viene lanciata un’operazione avveniristica: il mercato internazionale con un file (siamo nel 1976!) che raccoglieva i dati di aste e mostre nel mondo, 450 artisti e 1250 opere vendute con i relativi prezzi.

La copertina del n. 13 “entra” nello studio di Michelangelo Pistoletto. Mentre sulla copertina del 1978, l’anno dei tre papi (Montini, Luciani e Wojtyla), campeggia il ritratto di Paolo VI, la scultura in legno di Floriano Bodini. Anno importante per la storia della Chiesa e per il mondo dell’Arte, con la scomparsa di un gigante del Novecento, Giorgio de Chirico. 

 

Si chiude il decennio con la copertina del 1979 dedicata a Giulio Paolini.

La storia: gli anni ottanta

Arriva il 1980, con lo storico cambiamento dell’Editore: non più Giulio Bolaffi ma Giorgio Mondadori. Per qualche anno, però, ci sarà il doppio marchio in copertina, Bolaffi e Giorgio Mondadori e Associati, come si può notare su quelle del numero 16 (La Biblioteca Universale di Aldo Spoldi) e 17 (Sala d’Apollo di de Chirico), 18 (Fillettes au jeu di Campigli) e 19 (Natura morta di Morandi). 

 

Nel 1984 è in copertina un dipinto storico di Carrà, Le Figlie di Loth (opera del 1919). Con il n. 21 (1985) in copertina c'è l’opera Caffè Greco di Renato Guttuso e il titolo del Catalogo diventa “Arte Moderna”.

 

Il dipinto Lo squero di San Trovaso di Carlo Carrà illumina con la sua magica luce la copertina del 1986 (n. 22). L’opera è del 1938 ma lo storico cantiere veneziano è tutt’oggi attivo e visitabile. Nel 1987 è di nuovo la volta di Giorgio Morandi, ancora con una Natura morta, come nel 1983.

 

Sono anni fecondi per il mondo dell’arte, con Milano sede di due importanti mostre: nel 1986 alla Rotonda della Besana si inaugura “Nuovo Futurismo”, mostra curata da Renato Barilli e Flavio Caroli, nel gennaio 1987 “The Last Supper” a Palazzo delle Stelline, in cui Andy Warhol rivisita l’Ultima Cena di Leonardo. Sarà l’ultima esposizione di Warhol, che si spegnerà un mese dopo. 

 

Nel gennaio 1987 muore Renato Guttuso, nell’ottobre viene a mancare Giulio Bolaffi, l’editore che nel 1962 pubblicò la prima edizione dell’attuale CAM.

 

Opere di Mario Tozzi e di Aroldo Bonzagni saranno in copertina nel 1988 e 1989.

La storia: gli anni novanta

Un anno importante il 1989. Per la caduta del Muro di Berlino ma non solo: in Italia si chiudono anche gli anni della “Milano da bere” e la copertina dell’edizione successiva, quella del 1990 (n. 26), Il dio denaro di Ugo Nespolo, sembra la denuncia di eccessi che pagheremo tutti. 

 

La cover successiva (1991, n. 27), con l’esplosione del bengala di Mattia Moreni, sembra anticipare la "bomba" di Tangentopoli. Nel 1992 il Comune di Milano acquista il nucleo principale della collezione Jucker, con capolavori di Boccioni, Severini, Morandi, Balla, che confluirà poi nel Museo del Novecento, inaugurato nel 2010 all’Arengario. La copertina del Catalogo di quell’anno è dedicata ad Afro, con una inarrivabile Figura verticale.

 

Nel 1993 si cambia registro pittorico, emergono le forme sinuose ed eleganti di un Interno con nudi e basamenti di Ercole Pignatelli, vitalissimo artista di cui nel 2020 l’Editoriale Giorgio Mondadori ha pubblicato la coinvolgente autobiografia, curata da Fortunato D’Amico.

 

Artista amato dall’attuale curatore del CAM Giovanni Faccenda, segnalato nel Catalogo da Dino Buzzati nel 1972 e da Pier Carlo Santini nel 1982, Antonio Possenti è il protagonista della copertina n. 30 (1994) con l’opera L’uccellino di Monet. Seguito, nel 1995, da “Mappamondo” di Alberto Manfredi. 

 

Due anni importanti anche per il ruolo di Torino città dell’arte: è del 1994 la prima edizione di “Artissima”, mostra a vocazione sperimentale e internazionale. Nel 1995 nasce la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, che da allora sostiene i giovani artisti.

 

Di graffiante ironia è la copertina del 1996 (n. 32), dedicata a Franz Borghese: alcuni dei suoi tipici personaggi si infervorano quasi entrando nelle pagine di un enorme libro. Del grande artista scomparso nel 2005 l’Editoriale Giorgio Mondadori ha pubblicato il primo volume del Catalogo Generale, con la collaborazione di Galleria Artesanterasmo (Milano). 

 

Dopo L’ulivo e il mare di Franco Azzinari è la volta di Roulette II (1998, n. 34), opera di Remo Squillantini. Uomini e donne intorno al tavolo da gioco appartengono alla galleria di personaggi iconici che ha caratterizzato la produzione dell’artista toscano.

 

Toscano come Luca Alinari, scomparso nel 2019, il suo Nudo su paesaggio, copertina del 1999 (n. 35), è la magnifica sintesi di una pittura ricca di riferimenti, collegamenti e insinuazioni, figlia di una straordinaria cultura, non solo letteraria.

La Storia: gli anni Duemila

Nell’anno di passaggio tra i due millenni, il Catalogo n. 36 onora l’evento con l’opera Senza titolo di Mario Schifano, un protagonista assoluto del secondo Novecento. L’arco teso del suo cacciatore color ocra sta per scoccare il dardo, forse verso un futuro minaccioso? 

 

Nello stesso anno nasce il “Premio Cairo”, che diventerà un punto di riferimento per la giovane arte italiana. Una splendida, ambrata e sensuale Nefertiti di Ugo Attardi è la star della copertina n. 37 (2001). 

 

La ricerca di Trento Longaretti, artista scomparso centenario nel 2017, ha attraversato il Novecento caratterizzandosi spesso per composizioni a carattere sociale, come i suoi viandanti dell’opera Dove vanno?, copertina dell’edizione 2002 (n. 38).

 

Nel 2003 in copertina troviamo Città, opera quasi monocroma di Velasco Vitali, in arte Velasco. Un dipinto bello e spaesante, che pone l’osservatore di fronte al concetto di megalopoli come formicaio umano. 

 

Il n. 40 (2004), vede in copertina La donna della fabbrica, olio su tela degli anni Trenta di Pippo Oriani. Dello stesso autore, protagonista del Secondo Futurismo, l’Editoriale Giorgio Mondadori ha pubblicato nel 2009 il primo volume del Catalogo Generale

 

È del 2005 l’esordio sulla copertina del Catalogo di quello che è ormai considerato un protagonista dell’Informale, non solo italiano. Con l’opera L’arte è uno stato d’animo Alfonso Borghi affianca il suo nome a quello dei grandi artisti che l’hanno preceduto.

 

È con il 2006 (n. 42) che l’annuario assume l’attuale titolo Catalogo dell’Arte Moderna, con relativo sottotitolo “Gli artisti italiani dal primo Novecento ad oggi”. Una scelta condivisa con il curatore di allora, Paolo Levi, e resasi opportuna per rendere meglio i contenuti della pubblicazione, che con il tempo aveva dovuto rinunciare ad alcuni artisti dei primi decenni del Novecento (spesso fuori mercato) e, al contempo, aveva voluto ampliare la platea degli artisti contemporanei. In copertina Ho chiuso gli occhi per vedere, opera metafisica di Antonio Nunziante

 

Nel 2007 il PAC di Milano dedica una grande mostra ad Ugo Mulas, indimenticato fotografo delle prime cover del Catalogo.  Quell’anno la copertina dell’annuario è affidata all’opera Ricordo, significativo esempio della scrittura pittorica di Giovanni Valdelli

 

Nel 2008, dopo molti anni torna una scultura in copertina, Sinergie della luce del maestro Simon Benetton, autore di opere monumentali situate in varie città del mondo.

 

Sono trascorsi otto anni dalla tragedia delle “due torri” di New York ma l’immaginario collettivo non dimentica. Come non dimentica l’artista Pietro Mancuso, che la rappresenta nell’opera 11 Settembre, copertina del 2009.

La Soria: gli anni Duemila, il secondo decennio

È ancora il grande maestro dell’informale Alfonso Borghi protagonista della cover del 2010 (n. 46). Le tonalità giallo-arancio-ocra declinano lo spartito materico di Place Pigalle, dipinto che evoca quel periodo parigino di fine anni Sessanta che sarà poi decisivo per la formazione dell’artista. 

 

Al dipinto informale del n. 47 fa seguito, nel 2012, un’opera che, per certi versi, rimanda alle copertine dei primi anni Settanta. La monumentale e affascinante installazione Suburban doors di Moreno Panozzo proietta nella dimensione concettuale di una civiltà post-moderna.

 

L’edizione n. 49 (2013), presenta una novità importante: la consulenza critica viene affidata allo storico dell’arte Giovanni Faccenda, che prende il posto di Paolo Levi, per molti anni figura di riferimento del Catalogo. Ed è un esplosivo Toro che emerge da uno sfondo rosso-arancio l’opera di copertina, olio su tela di Mauro Capitani, pittore di solida formazione e curriculum.

 

Un’edizione storica, unica, speciale è quella del 2014, la n. 50. Preziosa come il colore oro, scelto per incorniciare I signori libri, tempera su tavola di Armodio, in cui si colgono abilità tecnica, senso della luce, ironia ed enigma, elementi che hanno reso l’artista piacentino protagonista della pittura metafisica contemporanea.

 

Il 2015 è la volta di Giuseppe Menozzi con l’opera La voce del giusto, appartenente al Ciclo del Tau, in cui l’artista approda a una visione spirituale della pittura. La copertina del n. 52 (2016) è dedicata a Norberto, Maestro del Primitivismo che ci conduce in un Medioevo magico con il dipinto La Fontanella

 

Si chiama Schin la magnifica e inquietante creatura che sembra ignorare l’osservatore sulla copertina del CAM n. 53 (2017), figlia della feconda fantasia di Marcello Pietrantoni, geniale interprete di quello che lo storico dell’arte Mario Guderzo – già direttore del Museo e Gypsoteca Antonio Canova di Possagno – definisce ‘mitomodernismo’: antiche citazioni assire, cretesi, egizie dialogano mirabilmente con concetti estetici moderni e postmoderni. 

 

Nel 2018 esce in libreria l’edizione n. 54. In copertina un particolare de Il bosco di sera, poetico olio su tela di Sergio Scatizzi, il pittore che attraverso l’uso materico del colore ha “reinventato il paesaggio”.

La copertina dell’edizione n. 55 è dedicata a un maestro dell’arte plastica, Elvino Motti e, precisamente, a un particolare dell’opera in metacrilato e acciaio Esplosione cosmica 1.

Si torna al grande Novecento italiano con la copertina del CAM 56, dove spicca Incontro in via Toscanella, opera di Ottone Rosai del 1922.  

Si conclude, per il momento, il nostro racconto attraverso la lunga storia del CAM, dal 1962 ad oggi. Un racconto che molto probabilmente bisogna retrodatare di almeno un paio d’anni. Bisogna infatti immaginare che il progetto del Catalogo risalga al 1960, quando l’editore Giulio Bolaffi e lo storico dell’arte Luigi Carluccio danno vita a quello che sarebbe diventato il più longevo prodotto editoriale di genere.  

 

Nata in origine per dare risposta al mondo del collezionismo, la pubblicazione si trasforma e si rafforza iniziando un dialogo allargato. Ai collezionisti si aggiungono galleristi, artisti, critici d’arte, organizzatori, operatori del settore artistico-culturale e i tanti appassionati d’arte. 

 

Sessant’anni dopo il Catalogo dell’Arte Moderna si conferma come fondamentale strumento di consultazione e di promozione nel settore. Rimanendo al passo coi tempi. 

 

Un ringraziamento particolare a Claudia Trafficante, storica collaboratrice del Catalogo, autrice del testo “Da ‘Il Collezionista’ al Catalogo dell’Arte Moderna”, pubblicato nel CAM n. 50 e fondamentale per le tracce a cui abbiamo fatto riferimento.