Armodio

Piacenza, 4 ottobre 1938

Formazione: appassionato di pittura fin da giovanissimo, incontra, a soli tredici anni, nel 1952, il pittore Luciano Spazzali, lo incoraggia alla creatività e lo avvia alla pratica artistica. Conosce così Gustavo Foppiani, suo successivo mentore e amico, con il quale inizia un percorso artistico importante.

 

Periodi e Soggetti: dal 1956 pubblica alcuni suoi disegni a china in una rivista locale, “Selezione Piacentina”, dove scrive di lui il giornalista Gaetano Pantaleoni. Alla fine degli anni Cinquanta Foppiani, col quale condivide lo studio dal 1954, fa cambiare nome a Vilmore che diventa Armodio. In questi anni si dedica al paesaggio. Il 1963 è l’anno della sua prima esposizione personale presso la galleria Città di Piacenza: tra le opere di questi anni compaiono anche uccellini meccanici e figure che sembrano manichini, per poi arrivare alle nature morte. L’anno seguente, in occasione di una personale alla galleria L’Obelisco di Roma, conosce Gaetano Pompa che fa vedere le opere dell’amico all’americana Lily Shepley: appassionata d’arte, inizia a vendere molte opere di Armodio negli Stati Uniti, facendolo così conoscere a livello internazionale e, nel 1969, organizza per lui una mostra a New York, presso la Country Art Gallery di Long Island. In questo periodo, oltre alle nature morte, nelle sue opere inizia a dipingere pupazzi e bambole grottesche, i cosiddetti “Ritratti Immaginari”. Nel 1970, rientrato dopo un soggiorno di alcuni mesi a Londra, assieme all’amico artista Carlo Bertè apre la stamperia l’Elefante Rosso, inizialmente per stampare le proprie incisioni, poi aprendosi anche ad altri artisti.

 

Dall’anno seguente inizia la collaborazione con la galleria Forni di Bologna, dove viene realizzata una sua personale a cura di Franco Solmi. Viene scoperto nel 1972 da Philippe Guimiot, uno dei massimi esperti e importanti mercanti di arte primitiva, con galleria a Bruxelles, il quale, in occasione della prima mostra nella capitale belga l’anno seguente, curata da Patrick Waldberg, vende tutte le opere del maestro il solo giorno dell’inaugurazione. Nel 1980 Armodio viene scelto come pittore che rappresenta l’Europa assieme ai più importanti del periodo nella mostra “L’Europe des peintres” presso la Galerie Isy Brachot di Bruxelles. Nelle sue opere iniziano a comparire le prime “caffettiere”. Dal 1985 comincia a lavorare con la galleria di Claudia Gian Ferrari. È in questa seconda fase del decennio che la figurazione inizia a rarefarsi per lasciare più posto alla natura morta, che pare evolversi sempre più; dalla fine degli anni Ottanta un nuovo soggetto compare nella sua pittura: il libro.

 

Alla fine degli anni Novanta, Vittorio Sgarbi, che segue la mostra “Armodio: dipinti 1964-1996”, utilizza nei confronti del maestro piacentino la stessa locuzione che Giorgio Vasari, nel pieno del Rinascimento, usò nei confronti di Andrea del Sarto, definendolo “pittore senza errori” e sottolineando la perfezione delle forme delle opere di Armodio. Nel 2011 partecipa con due opere alla Biennale di Venezia. Nel 2018 è stato pubblicato il primo volume del Catalogo Generale (Editoriale Giorgio Mondadori).

 

Tecniche: tempera, olio.