Scuola mosaicisti del Friuli
Una tradizione in evoluzione
La Scuola Mosaicisti del Friuli, a Spilimbergo, è una realtà riconosciuta a livello internazionale: fiore all’occhiello della regione Friuli-Venezia Giulia, rappresenta e promuove un patrimonio culturale ammirato e ricercato nel mondo. Parliamo di una scuola professionale unica, qualificata a formare “maestri mosaicisti”, con un’impostazione didattica di alto livello. Una scuola annoverata tra le scuole italiane di eccellenza, con l’obiettivo di trasmettere – fin dalle sue origini – un mestiere stimolante e creativo a giovani aspiranti mosaicisti, creando un’osmosi tra teoria e pratica, saperi e tecniche, cultura del pensare e del fare, in dialogo con la materia, la storia, la tradizione e con i tempi che mutano.
Il maestro mosaicista – che ha interiorizzato la tecnica, la teoria del colore, la sintassi e l’essenza formale del mosaico, tenendo conto dell’ineludibile complicità della luce – può assumere un ruolo consapevole e propositivo nei confronti di vari interlocutori (artisti, architetti, progettisti, designer), quando addirittura non riunisce in se stesso l’aspetto ideativo ed esecutivo.
In ogni caso mette in gioco la propria sensibilità, il proprio bagaglio culturale, la propria creatività e partecipazione personale. Gli allievi che si iscrivono alla Scuola Mosaicisti del Friuli cercano questa professionalità, desiderano coniugare arte e mestiere e arrivano da tutto il mondo con questo sogno.
La Scuola Mosaicisti del Friuli è sempre stata un istituto aperto, in contatto con il mondo, in continuità e per effetto delle sue stesse origini, che hanno radici nell’operosità dei terrazzieri e mosaicisti friulani: questi ultimi, fin dal XV secolo, lavorarono prima a Venezia, poi in Europa e oltreoceano, lasciando ovunque traccia dei loro capolavori (basti ricordare i mosaici dell’Opera Garnier a Parigi, i pavimenti della Glyptotek di Copenaghen e della Library of Congress di Washington).
Nata nel 1922, la Scuola Mosaicisti del Friuli ha instaurato fin dagli esordi un’interazione con artisti di diversa formazione e intenzione creativa. Sono ormai note le tante opere musive realizzate dalla Scuola in tutto il mondo nei suoi oltre 100 anni di vita, con l’apporto di ideatori operanti all’interno dell’istituto o nei circuiti artistici che gli gravitano attorno: ricordiamo i mosaici della Fontana delle rane a Monza (1923), su progetto di Raimondo D’Aronco e ideazione di Enrico Miani, quelli del Foro Italico a Roma (1933-37), su ideazione di Gino Severini, Angelo Canevari, Giulio Rosso e Achille Capizzano, i mosaici su ideazione di Mario Deluigi nelle centrali idroelettriche di Somplago e Soverzene e nell’atrio della Stazione Santa Lucia di Venezia (anni Cinquanta), i numerosi mosaici su ideazione di Fred Pittino in Italia e all’estero (tra anni Quaranta e Settanta), i mosaici del Santo Sepolcro a Gerusalemme, su ideazione di Blasios Tsotsonis (anni Novanta), la Saetta iridescente, su ideazione di Giulio Candussio a Ground Zero (2004), i mosaici della Volksbank di Graz, su ideazione di Cristina De Leoni (2010), nonché quelli per la scuola primaria Narvesa di Pordenone, su ideazione di Stefano Jus (2024), solo per citarne alcune.
Si tratta di opere che connotano gli spazi in cui viviamo rendendoli luoghi vivi e speciali grazie alle idee, ai progetti che prendono forma ed espressione nel mosaico, nella sua texture materica, fatta di discontinuità, frammentazione, alternanza di tessere e fughe, irradiazione, svariate soluzioni combinatorie tra materiali diversi. Del resto oggi il mosaico rappresenta un campo aperto di possibilità: materiali vecchi e nuovi entrano in gioco nella composizione, possono essere usate tessere di forma irregolare, di dimensioni diverse, posate con differenti inclinazioni sulle superfici, creando un’animazione materica molto suggestiva.
Il mosaico oggi può essere pelle, rivestimento, decorazione, interpretazione, ri-creazione, espressione personale, opera monumentale, ma anche oggetto, installazione, modulo tridimensionale, superficie da esplorare. In tutto questo il mosaico non deve dimenticare la propria natura e il mosaicista non deve cadere nella meccanica, pedissequa riproduzione quando si trova a ri-creare un bozzetto o un’opera. Deve interpretarne l’anima, il ritmo della composizione, ma con il linguaggio autonomo del mosaico.
Dopo essersi confrontata con diversi artisti nel tempo – anche in occasione del Premio per Cartoni Musivi, promosso dai primi anni Cinquanta dalla Pro Spilimbergo per stimolare proposte aggiornate sul piano estetico – la Scuola Mosaicisti del Friuli, dalla seconda metà degli anni Novanta, ha avviato un processo di rinnovamento, studio, riflessione, ricerca e sperimentazione facendosi promotrice di vari eventi e contatti con la dimensione artistico-culturale contemporanea.
Per questione di spazio, qui si focalizza l’attenzione su un’iniziativa emblematica, agli albori del XXI secolo, intitolata Mosaico è, un evento che nella fase di preparazione è stato capace di valorizzare e reimpostare il rapporto dialettico tra pictor imaginarius e magister musivarius, nel rispetto della natura del mosaico. L’evento ha coinvolto 28 artisti di fama nazionale. È stata l’occasione in cui la Scuola Mosaicisti del Friuli ha dialogato con artisti che hanno consegnato consapevolmente le loro ideazioni all’interpretazione sapiente degli allievi della Scuola guidati dai loro maestri.
Molti artisti sono rimasti affascinati dalle esplorazioni percettive rese possibili dal linguaggio insito nell’arte musiva, dotata di coinvolgenti fattori sensoriali (texture, riflessi, luce, punto di vista): essenzialità, sintesi del segno, superfici vibranti e dinamiche d’impianto astratto hanno offerto un impatto forte attraverso le opere musive che omaggiano per esempio le ideazioni di Getulio Alviani, i reticolati segnici di Carlo Ciussi, la sintesi compositiva e cromatica di Mario Deluigi, Enrico Della Torre, le accensioni cromatiche di Piero Dorazio, Ennio Finzi, Armando Pizzinato, la gestualità di Guido Strazza, la sintesi evocativa di Lojze Spacal, i segni-tracciati di Tommaso Cascella, la scrittura asemica di Riccardo Licata.
A questi si aggiungono, sul piano figurativo, ulteriori omaggi musivi dedicati ad altri artisti: sono state rese, per esempio, in modo vibrante le potenti sciabolate di colore di Luigi Voltolina, la dimensione visionaria e simbolica di Carmelo Zotti, l’intimismo di Alberto Gianquinto, il segno grafico di Giuseppe Zigaina, le narrazioni colorate di Mario Cresci, Ugo Nespolo, Emilio Tadini, Ernesto Treccani, Aldo Turchiaro, il segno vivo, delicato e incisivo di Vittorio Basaglia e Diego Birelli, la semplificazione formale e cromatica di Concetto Pozzati e Giacomo Soffiantino.
Con Giorgio Celiberti, artista udinese dal personalissimo linguaggio di forte valenza segnica e materica, la Scuola Mosaicisti del Friuli non solo ha instaurato un rapporto particolare all’interno dell’evento Mosaico è, ma fin dagli anni Novanta ha condiviso vari progetti: nel 1991 Celiberti realizzava un grande affresco nello stesso luogo in cui la Scuola Mosaicisti del Friuli mosaicava i pavimenti dell’atrio presso l’Hotel Kawakyu di Shirahama vicino a Osaka; nel 1999, su ideazione di Celiberti, la Scuola Mosaicisti del Friuli ha realizzato il mosaico parietale per l’Auditorium San Quirino a Udine, dove le tessere musive danno corpo a colori espansi e segni essenziali, ricollegabili a quell’idea di graffito, traccia, memoria che tanta parte assume nella poetica dell’artista.
A seguire, nel 2011, gli allievi del terzo corso hanno realizzato una stele, Sentinella del mattino, in occasione di uno stage dedicato all’“incontro con l’artista”: un’opera tattile, con soluzioni plastiche, rilievi, grafemi che trovano nel mosaico nuovi stimoli materici, nuove profondità.
Non meno importante è stato qualche anno fa il rapporto instaurato con Giorgio Celiberti in occasione di un’altra iniziativa, pensata per abbellire il lungomare di Lignano Pineta: si fa qui riferimento al Simposio sul Mosaico Contemporaneo, finalizzato a intervenire sulle pareti esterne degli stabilimenti balneari con grandi mosaici realizzati dalla Scuola Mosaicisti del Friuli a partire da piazza Marcello D’Olivo, andando in sequenza dal Bagno 1 al Bagno 7.
I mosaici, realizzati tra il 2017 e il 2023, omaggiano l’opera di Carlo Ciussi, Luciano Ceschia, Marcello D’Olivo, Giorgio Celiberti, Luigi del Sal, Afro Basaldella, Gianni Borta, offrendo un ricco e significativo percorso espositivo dell’arte musiva contemporanea.
Un’arte che è percepibile in tutta la sua forza comunicativa visitando la galleria espositiva della Scuola Mosaicisti del Friuli, dove si possono vedere alcuni dei capolavori sopra elencati, ma anche tutte le opere che implementano ogni anno il percorso grazie alle novità espresse da parte degli allievi, sotto la guida e lo stimolo dei maestri. Un percorso musivo dinamico, interessante ed emozionante secondo le testimonianze delle migliaia e migliaia di persone che ogni anno visitano la nostra Scuola.