“Il nostro viaggio nella 60ª edizione dell’Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia ha come punto di partenza la rassegna principale che il curatore brasiliano Adriano Pedrosa ha marcato con il titolo Stranieri ovunque.” – spiega il direttore Michele Bonuomo – “L’espressione è fortemente evocativa e si adatta alle realtà più disparate e alle diversità che caratterizzano le condizioni dei tempi difficili che viviamo. Un concetto che in maniera più o meno dichiarata attraversa anche le scelte operate dagli artisti che espongono nei padiglioni nazionali, e che a nostro avviso trova un momento di assoluto coinvolgimento emozionale e un’autentica limpidezza concettuale nella “corale” messa in atto in quello della Santa Sede, ospitato nel Carcere femminile della Giudecca.”
Il nuovo numero di Arte è dunque incentrato sullo speciale di oltre 50 pagine dedicato alla Biennale, che fino al 24 novembre farà bella mostra di sé ai Giardini e all’Arsenale, nei palazzi storici, nei musei e nelle gallerie di Venezia. La prima sezione è dedicata a tutti i vincitori della 60ª edizione dell’Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale, con tutte le informazioni relative ai Leoni e alle menzioni speciali. Si passa poi alla mostra principale Stranieri ovunque/Foreigners everywhere, curata da Adriano Pedrosa: decolonizzazione, discriminazione di genere, multiculturalismo, allargamento dei confini e desiderio di trovare nuovi equilibri tra Nord e Sud del mondo sono le tematiche affrontate dai 332 artisti scelti.
La sezione successiva è dedicata al Padiglione Italia rappresentato da Due qui/To hear, un progetto immersivo di Massimo Bartolini e curato da Luca Cerizza, fondato sull’uso performativo del suono concepito come invito all’attenzione e all’apertura verso l’altro. A seguire i servizi sulle partecipazioni nazionali con una selezione delle proposte più originali tra gli 88 padiglioni stranieri ai Giardini, all’Arsenale e in città.
Robert Indiana, celebrato da una grande retrospettiva alle Procuratie Vecchie, e Berlinde De Bruyckere, le cui sculture sono esposte nell’Abbazia di San Giorgio, sono i protagonisti di due approfonditi articoli ricchi di annotazioni critiche e informazioni. Da segnalare anche il reportage dedicato alla mostra “Janus” organizzata da Berggruen Arts & Culture a Palazzo Diedo, all’insegna di un inedito dialogo tra arte contemporanea e ambienti del ’700. Infine, l’approfondimento dedicato alle altre mostre presenti a Venezia durante la Biennale, tra ri-scoperte e novità nelle tante esposizioni personali e collettive allestite in musei, palazzi e chiese sconsacrate della città.
Nel nuovo numero di Arte anche un prezioso approfondimento dedicato a Art Basel, la prestigiosa fiera svizzera di arte contemporanea che si svolgerà a Basilea dal 13 al 16 giugno e che quest’anno torna ancora più ricca di proposte per indicare le tendenze e la “temperatura” del mercato mondiale potendo contare sulla presenza di 285 gallerie internazionali tra le quali 22 new entry.
Inoltre, a rendere ancora più importante l’uscita di giugno, l’esclusivo Speciale Antiquariato di 48 pagine dedicato agli andamenti di mercato e alle tendenze attuali del collezionismo, illustrate dai più autorevoli galleristi del settore.
Il destino della collezione di Luigi Carlon (Verona, 1939) era scritto, anzi dipinto, in un quadro appeso nella sua camera da letto. Ogni sera prima di coricarsi e ogni mattina appena sveglio l’imprenditore veronese, Cavaliere del Lavoro, fondatore nel 1978 del colosso Index, azienda leader mondiale nella produzione di impermeabilizzanti, guardava la veduta di Piazza delle Erbe del Ferrarin (Carlo Ferrari, 1813-1871) dove spicca la facciata barocca di Palazzo Maffei. E sognava.
«Da tempo cercavo una sede adatta ad accogliere la collezione raccolta in oltre cinquant’anni di intense, appassionate ricerche che ormai languiva, stipata com’era nella mia casa. Quel palazzo, anche per l’importanza della posizione, era l’ideale. E, nonostante mi sembrasse un sogno impossibile, un pensierino lo facevo! Ebbene, quel quadro mi ha portato fortuna».
Nel 2020 la Casa Museo di Palazzo Maffei diventa realtà, consegnando al pubblico, dopo lo scrupoloso restauro dell’edificio secentesco, degli stucchi e degli affreschi, dello scalone elicoidale e della terrazza panoramica, una raccolta straordinaria, composta da oltre 650 opere di elevatissima qualità. Tra reperti archeologici, mobili antichi, miniature, fondi oro, ceramiche rinascimentali e maioliche settecentesche, sono inseriti capolavori di Giorgio de Chirico, René Magritte, Pablo Picasso, Alberto Burri, Lucio Fontana, Mario Schifano, Fausto Melotti, Gino De Dominicis, Eliseo Mattiacci, Mimmo Paladino, Renato Guttuso. E poi l’edizione completa dell’enciclopedia di Diderot e D’Alembert, un disegno di Mantegna, l’Amorino di Antonio Canova, la Grande onda di Hokusai, ma anche installazioni site specific di Chiara Dynys, Maurizio Nannucci, Claire Fontaine... In un progetto museografico pieno di sorprese, fatto per esaltare uno dei punti di forza della raccolta: il dialogo dinamico tra antico e moderno.
«Non avevo ancora vent’anni quan-do mio padre morì e dovetti abban-donare gli studi a Ca’ Foscari per andare a lavorare. Con i primi risparmi acquistai qualche lavoro di pittori veronesi contemporanei: artisti che per vivere facevano quadri figurativi, ma che già mi parlavano dell’Espressionismo astratto americano o delle ricerche dei francesi Arman e César. Nuovi linguaggi che non capivo fino in fondo, ma che mi incuriosivano, mi stimolavano a voler conoscere. Era un mondo provinciale, ma attento a quello che avveniva sulla scena internazionale. Grazie a quelle conversazioni iniziai ad aprirmi al nuovo. Poi, nel 1982, mi sono trasferito con la mia famiglia nel centro storico, in una dimora trecentesca vicino al Duomo, e ho sentito la necessità di arredarla con mobili e opere antiche. Così, frequentando alcuni antiquari, è nato un nuovo interesse».
Quali sono le caratteristiche di un artista imprenditore di sé stesso?
- Una forte personalità può aiutare a imporsi sul mercato. Vuol dire dare la giusta importanza ai problemi e alle situazioni che si devono affrontare, senza essere coinvolti emotivamente.
- Avere dei motivi che ci inducono ad agire: spesso il fatto che una persona abbia successo o meno è strettamente connesso al suo grado di motivazione.
- Avere una mente aperta, cioè essere in grado di vedere oltre ciò che è visibile, interpretare gli eventi e capire in anticipo ciò che può accadere, essere al passo con i tempi interessandosi delle novità sia in campo sociale che in quello tecnologico e artistico, utilizzando le forme di comunicazione a proprio favore, per trasmettere idee e messaggi per mezzo delle proprie opere.
- Avere una mente pronta a programmare e organizzare, come in tutte le aziende c’è bisogno di capire a cosa dare la precedenza, per progettare il proprio percorso artistico: mostre, location, inserimento su riviste e cataloghi di settore, siti che rappresentino degnamente l’artista, presenza sui social, scelta delle opere in funzione delle tematiche richieste, eccetera.
«Non l’ho ereditata dai miei genitori, ma l’ho condivisa con mia moglie e più tardi con le mie figlie Vanessa e Veronica. Viaggiando spesso per lavoro – la mia azienda esportava in cento Paesi – avevo l’opportunità di visitare musei, mostre, fiere. Tornavo sempre a casa con qualche acquisto. La passione del collezionista è una specie di malattia! Una malattia che mi porta anche oggi a studiare e a tenermi aggiornato: leggo le mail che mi arrivano da galleristi e antiquari, guardo su Internet le proposte delle case d’asta, leggo libri, cataloghi. Dedico all’arte almeno tre ore al giorno».
«I direttori di museo che mi chiedevano in prestito le opere per le loro mostre, i critici e gli studiosi che visitavano la mia collezione, tutti mi spingevano a questo passo. Ma volevo trovare la giusta collocazione. Mi sono deciso quando si è presentata l’occasione di acquistare da Assicurazioni Generali Palazzo Maffei».