Willem De Kooning, Pirate (Untitled II)
Credits: willemdekooningart via IG

Willem De Kooning a Venezia

di Francesco Poli

Alle Gallerie dell'Accademia la mostra imperdibile

l rapporto di Willem de Kooning con l’Italia inizia alla Biennale di Venezia del 1950, con la presentazione nel padiglione statunitense del dipinto Excavation. Caratterizzata da un’estrema tensione gestuale e materica all’incrocio tra figurazione e astrazione, questa monumentale tela (ora al Moma) era stata ispirata dalle immagini delle mondine del film neorealista Riso amaro (1949) di Giuseppe De Santis. L’artista ha poi esposto varie altre volte alla Biennale fino al 1988 e ora, a quasi trent’anni dalla sua scomparsa e in occasione della LX Biennale, le Gallerie dell’Accademia hanno voluto rendergli omaggio con una mostra che ha un taglio specifico di notevole interesse. L’esposizione, curata da Mario Codognato e Gary Garrels, mette in scena circa settantacinque opere tra dipinti, sculture e disegni che vanno dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta, ed è incentrata in particolare sull’importanza che hanno avuto due viaggi in Italia, quello del 1959 e quello del 1969, sugli sviluppi della sua ricerca.

Vacanze romane

Nato a Rotterdam nel 1904, nel 1926 lascia l’Olanda per gli Stati Uniti imbarcandosi clandestinamente su una nave. Nel 1927, a New York, apre uno studio a Manhattan e incontra il mercante Sidney Janis e il pittore Arshile Gorky (1904-1948), che diventerà uno dei suoi migliori amici. Nel 1956, dopo la tragica morte di Jackson Pollock, de Kooning è ormai diventato il più famoso, il più quotato e il più influente esponente dell’Espressionismo astratto americano. Nel 1959 decide di tornare per la prima volta in Europa. Si ferma per quattro mesi a Roma, dove incontra artisti come Afro, Burri, Dorazio e Scialoja, e produce molti lavori elaborati con tecniche sperimentali, tra cui grandi disegni a inchiostro, mescole di smalti e pietra pomice, e collage con inserti di carta.

Di nuovo in Europa per una sua grande retrospettiva allo Stedelijk Museum di Amsterdam (1968), l’anno successivo l’artista va poi a Roma, un soggiorno determinante perché è qui che, stimolato dall’incontro con lo scultore Herzl Emanuel (1914-2002), suo vecchio amico, inizia a realizzare le sue prime sculture. Si tratta di tredici piccole opere modellate in creta (e poi fuse in bronzo) in cui la violenta, informe intensità espressiva delle sue configurazioni prende vita nella materia plastica tridimensionale. A New York queste sperimentazioni si sviluppano in uno straordinario ciclo di lavori plastici di ben più grandi dimensioni.

«L’impatto delle più svariate esperienze visive», spiegano i curatori della mostra alle Gallerie dell’Accademia, «poteva offrire o generare un’idea per realizzare un nuovo disegno o dipinto. Osservando come l’ambiente di New York e di East Hampton abbia influenzato le sue opere, si ha l’impressione che lo stesso sia capitato a Roma. Durante questi periodi in Italia, de Kooning ha arricchito il suo linguaggio e ha rielaborato un nuovo modus operandi attraverso l’approfondimento dell’arte classica italiana e al contempo attraverso la frequentazione degli artisti italiani della sua generazione».

A proposito della sua esperienza italiana, l’artista, in un’intervista del 1969, ha dichiarato:

«Ricordo tutto mezzo sospeso o proiettato nello spazio: i dipinti sembrano funzionare da qualsiasi angolazione si scelga di guardarli. Tutto il segreto sta nel liberarsi dalla forza di gravità».

Questa dichiarazione è estremamente significativa perché sembra attribuire a quel momento l’avvio degli sviluppi pittorici di più aerea e fluttuante consistenza e di più luminosa cromaticità che caratterizzeranno le sue opere dagli anni Settanta in poi.

Willem De Kooning, Untitled (Rome), 1959
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Willem De Kooning, Untitled (Rome), 1959
Paesaggi e sculture

Il percorso espositivo, allestito dall’architetto Giulia Foscari, si inaugura con una sala dedicata a un gruppo di grandi lavori a inchiostro su carta, i Black and white Rome, realizzati dal pittore durante il suo primo soggiorno romano. Insieme a questi disegni sono esposti i Parkway landscapes, grandiosi paesaggi astratti di fine anni Cinquanta in cui le vaste campiture di colore sovrapposte enfatizzano al massimo la libera tensione pittorica del gesto e della materia. Nella sezione successiva troviamo degli altri paesaggi stilisticamente collegati con quelli precedenti, dipinti a New York ma ispirati da ricordi del viaggio in Italia. Si tratta dei Pastoral landscapes del 1960, tra cui Door to the river, A tree in Naples e Villa Borghese. Quest’ultimo spicca per la freschezza cromatica delle stesure di verdi e blu di grande respiro spaziale.

Willem De Kooning, Villa Borghese, 1960
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Willem De Kooning, Villa Borghese, 1960

Si confrontano con questi paesaggi alcune tele con figure contorte in cui sono già presenti elementi che saranno elaborati in chiave tridimensionale nelle sculture. Queste ultime sono le protagoniste di un’intera sala, dove sono esposte le tredici piccole opere realizzate a Roma con una straordinaria capacità di imprimere con le dita nell’argilla la stessa apparentemente immediata energia creativa dei suoi gesti pittorici. È presente qui anche una scultura molto più grande, del 1972, un grottesco personaggio in piedi fatto di una massa informe di materia plastica, che si intitola ironicamente Clamdigger, uomo che scava nella sabbia alla ricerca di vongole.

Willem De Kooning, Clamdigger, 1972
Paulo Curto su Flickr
Willem De Kooning, Clamdigger, 1972

Nella stessa sala sono presenti dei grandi dipinti, grovigli di colori da cui emergono altri bizzarri personaggi come Red man with moustache (1971), o visioni quasi astratte di drammatica violenza segnico-cromatica come Screams of children come from seagulls (1975), che evoca l’analogia fra grida di bambini e versi dei gabbiani.

Willem De Kooning, Red man with moustache, 1971
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Willem De Kooning, Red man with moustache, 1971

Dopo l’impatto così fisico delle sculture viene presentata una serie notevole di disegni, che chiariscono l’importanza fondamentale delle configuazioni lineari sottostanti ai dipinti. Infine l’ultima vasta sala ospita una serie di tele dipinte tra il 1981 e il 1987, caratterizzate da vaghe tracce di configurazioni riconoscibili: le figure e i paesaggi vengono trasfigurati in una nuova dimensione visiva, dove alle tonalità chiare fanno da contrappunto zone di colore brillanti, con effetti che rimandano a suggestioni barocche.

Willem De Kooning, Pirate (Untitled II)
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Willem De Kooning, Pirate (Untitled II)

Questo approfondimento è tratto dal n. 609 di Arte. La rivista di arte, cultura e informazione è acquistabile in edicola o sul sito di Cairo Editore.

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Cairo Editore
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