Padiglione Giappone
Credits: La Biennale di Venezia

Biennale d'Arte: gli stranieri

di Lorenzo Madaro

I temi sociali, politici ed economici caratterizzano i lavori degli artisti ospitati nelle sedi dei Giardini e dell’Arsenale

Per la prima Biennale Arte di Venezia del post pandemia i padiglioni nazionali propongono un palinsesto complesso di mostre, in particolare personali, che hanno soprattutto l’obiettivo di spingere il nostro sguardo su questioni sociali, politiche, economiche e contraddittorie del nostro presente, lontano da specifiche estetizzazioni.

Donne protagoniste

Ai Giardini, il padiglione Belgio propone un solo artista, Francis Alÿs (1959), un protagonista della contemporaneità, con un lavoro installativo concepito in stretto dialogo con bambini della Repubblica democratica del Congo, Iraq e altri Paesi di confine, ma non mancheranno anche alcuni dipinti recenti. Continua quindi il suo impegno verso l’investigazione delle pratiche sociali, cui si dedica con visione e rigore sin da quando nel 1986 ha lasciato il suo lavoro d’architetto e il Belgio, per stabilirsi in Messico, dedicandosi totalmente alle arti visive, sempre con un approccio multidisciplinare.

Padiglione Belgio
La Biennale di Venezia
Padiglione Belgio

Altro tema di attualità negli ultimi tempi, nel Regno Unito, è certamente la Brexit, cui è dedicato il focus dell’artista Sonia Boyce (1962) nel padiglione Gran Bretagna. Prima artista di colore a essere eletta come membro della Royal Academy of arts, Boyce utilizza il disegno, la pittura e lo spazio per incursioni che transitano dalle immagini alla parola, in un unico flusso che è sempre estremamente puntato sulla realtà, nei suoi aspetti paradossali e crudi.

Padiglione Regno Unito
La Biennale di Venezia
Padiglione Regno Unito

Ritorna in Biennale, dopo il 2011, la svizzera Latifa Echakhch (1974), artista di origini marocchine che adotta il suono come spazio di connessione tra pubblico e ambiente, in una chiave immersiva e installativa, in una temperatura esperienziale di totale sospensione. Il padiglione Svizzera diventerà quindi uno spazio totalizzante da percorrere lasciandosi guidare dalle vibrazioni sonore.

Padiglione Svizzera
La Biennale di Venezia
Padiglione Svizzera

La Germania propone a sua volta un solo show di Maria Eichhorn (1962), confermando un’attitudine molto esplicita di questa edizione della rassegna veneziana assolutamente concentrata sull’operatività femminile, come si evince anche dall’ampia percentuale di donne nel progetto principale concepito da Cecilia Alemani per la sua mostra Il latte dei sogni, ispirata a un testo della scrittrice e pittrice surrealista Leonora Carrington (1917-2011). Eichhorn lavora sui temi del tempo e del lavoro evidenziandone paradossi funzionali esclusivamente al sistema capitalistico persistente.

Padiglione Germania
La Biennale di Venezia
Padiglione Germania

Zineb Sedira (1963), artista araba di origini berbero-algerine, è protagonista del padiglione Francia: nel suo lavoro costruisce una doppia narrazione, in grado di riflettere sul potere politico del cinema in un parallelismo tra la filmografia francese e quella italiana.

Padiglione Francia
La Biennale di Venezia
Padiglione Francia

Terra ignota (proposte per un Nuovo Mondo) è il ti- tolo del padiglione Cuba, all’Isola di San Servolo, con opere di Rafael Villares (1989), Kcho (1970) e dell'i- taliano Giuseppe Stampone (1974), autore di un palinsesto di immagini stratificate, prelevate dal cinema e dalla storia dell’arte, concepite con i tempi dilatati del disegno a ma- no. Il padiglione Stati Uniti ospita sculture e installazioni di Simone Leigh (1967), anticipate già online con il progetto in progress simone- leighvenice2022.org, mentre Tina Gillen (1972) sarà la protagoni- sta del padiglione Lussemburgo all’Arsenale. Mi fa pena il giardino è invece il progetto proposto dal padiglione Georgia con gli artisti Mariam Natroshvili (1987) e Detu Jincharadze (1984): una riflessione su un paesaggio immaginario e i suoi paradossi ipnotici. Non si può inoltre non segnalare nazioni vere e proprie new entry come il Nepal, con una personale di Tsherin Sher- pa (1968); il Kazakistan con il lavo- ro del collettivo Orta e l’Oman con quello del Circle Group.

Questo approfondimento è tratto dal n. 584 di Arte. Nel numero di Aprile sono presenti 3 articoli di anteprima sulla Biennale di Venezia. La rivista di arte, cultura e informazione è acquistabile in edicola o qui.