Mauro Reggiani

Nonantola (MO), 11 agosto 1897 - Milano, 20 maggio 1980

CRITICA: Grande Maestro
MERCATO: estensione nazionale, fascia fascia medio alta (formato di riferimento: 50x70 cm; tra i 10.500 e i 21.000€), frequenza media

RECAPITO: c/o Associazione per la tutela delle opere di Mauro Reggiani, via Marco de Marchi 7, 20121 Milano.

 

NOTA CRITICO-BIOGRAFICA
 

Formazione: studia all’Accademia di Belle Arti di Modena, poi a quella di Firenze. Esordisce con lavori figurativi, che si inseriscono nel clima variegato di Novecento. Dopo un primo viaggio a Parigi nel 1926, vi ritorna nel 1930 e conosce le opere di H. Arp, V. Kandinskij e A. Magnelli.

 

Periodi e Soggetti: nel 1934 firma con Bogliardi e Ghiringhelli la Dichiarazione degli Espositori, il primo manifesto dell’Astrattismo italiano. L’anno successivo aderisce al gruppo parigino Abstraction-Création. Fin dai primi anni Trenta avvia la sua pittura in direzione non figurativa, caratterizzata da una rigorosa strutturazione geometrica, con la ricerca di soluzioni che gettano un ponte tra forme pittoriche e volumi architettonici. Nel dopoguerra partecipa al Movimento Arte Concreta, del quale nel 1954-55 è presidente.

 

Mauro Reggiani, nato a Nonantola nel 1897 e morto a Milano nel 1980, è uno dei protagonisti dell'astrattismo italiano degli anni ’30.
Inizia la sua attività artistica nel '20, dopo aver tentato a Modena i corsi dell'Accademia di pittura. Nel '22 partecipa alla Mostra nazionale indetta dal Comune di Livorno e, nel '24, a una collettiva alla Permanente di Milano, dove viene notato da Carrà che per primo scrive di lui su «L'Ambrosiano»: al successo critico però non corrisponde un successo di pubblico. Nel '26 l'artista si reca a Parigi per studiare l'opera di Cézanne e i lavori cubisti di J. Gris, e partecipa nello stesso anno all'Esposizione internazionale d'arte di Venezia.

 

Negli anni che vanno dal '20 al '30 Reggiani si dedica alla pittura figurativa: i suoi quadri rappresentano figure, paesaggi o gruppi di oggetti disposti nello spazio in un modo già del tutto personale e immersi in una luce pacata; sono i primi segni di una resa stilistica che allacciano la sua opera alla tradizione pittorica dell'Ottocento lombardo.
Nel '30 Reggiani si reca una seconda volta a Parigi dove conosce Arp, Kandinsky e Max Ernst. I due soggiorni parigini determinano nell'artista una rimeditazione della proprie convinzioni estetiche e un progressivo allontanamento dagli stilemi novecenteschi appresi durante la frequentazione milanese di Funi, Carrà e Marussig. Le prime composizioni astratte risalgono infatti al '32, ma il passaggio dal figurativo all'astrattismo matura con lentezza e viene segnato da frequenti contraddizioni e ritorni.

 

Il '34 è l'anno della prima affermazione dell'artista che espone col gruppo degli astrattisti lombardi al Milione, con Ghiringhelli e O. Bogliardi. Nel '35 con un gruppo più ampio partecipa nello studio Casorati di Torino, alla prima Mostra collettiva d'arte astratta, e la reazione negativa della critica non tarda a farsi sentire: «tradito», Carrà tuona contro Reggiani dalle colonne di quello stesso «Ambrosiano» sul quale qualche anno addietro lo aveva presentato con sentito fervore. Le vendite sono scarsissime, ma Reggiani ha modo di rifarsi in occasione di una personale d'arte astratta al Milione di Milano, presentata da A. Sartoris, che continuerà poi a seguire la sua attività. L'artista espone, accanto a una natura morta del '33, un gruppo eccezionale di composizioni di estremo rigore architettonico che preparano il terreno per un ampliamento del suo mercato: Ghiringhelli diviene il suo primo mercante e si fanno avanti i primi collezionisti con Bernasconi, Pedrani e Manusardi di Milano. Purtroppo gran parte dei dipinti esposti al Milione vengono distrutti durante un bombardamento nel '45 assieme ad altri duecento quadri, tempere, disegni e stampe.

 

Benché Reggiani, e con lui il gruppo di astrattisti tra cui Soldati, Licini, Melotti e Fontana, non riscuota alcun vero riconoscimento, gli inviti a esporre gli giungono da tutte le parti. I suoi dipinti suscitano reazioni tra le più discordi: nel '36 alla Galleria Genovese di Genova alcuni visitatori tentano di bucare le sue opere con le punte degli ombrelli e con altri oggetti contundenti, e l'artista è addirittura costretto a incollare le tele su tavole di legno. Nemmeno l'ingegnere Della Ragione, uno dei primi collezionisti di giovani artisti italiani, acquista un Reggiani perché non lo «capisce», pur avendo in precedenza acquisito per poche centinaia di lire una sua brocca cézanniana, ben lontana infatti dai lavori astratti.

 

Le quotazioni di Reggiani restano quindi basse fino ai primi anni Settanta, anche per il disinteresse dell'artista per le speculazioni mercantili: nel '54 le sue opere di formato medio costano appena 250.000 lire e i formati più grandi si avvicinano alle 500.000 lire. Un dipinto 116x90, esposto alla Biennale di Venezia nel '54, viene riacquistato negli anni Settanta da Manzoni, mercante genovese di Reggiani, e reca ancora l'etichetta col prezzo di 250.000 lire stabilito allora dall'artista. Verso la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta i piccoli formati vengono venduti per 300/400.000 lire, i quadri di 100x80 attorno alle 700.000, e un grande formato poteva toccare al massimo 1.200.000 lire. Dal '63 l'artista stipula un contratto in esclusiva con la Galleria La Polena di Genova, e la situazione va gradualmente migliorando nel corso degli anni Settanta, per merito delle grandi retrospettive organizzate a Modena e a Torino nel ’73.