credits: Viaggio Routard on Flickr

"Sono esistite grandi artiste donne?"

di Claudia Trafficante

Storie di artiste ribelli del Novecento

La storia delle donne è fatta di piccoli passi, il cui eco risuona ancora ai nostri giorni. Passi pesanti, fatti da piccoli piedi che con sacrificio hanno camminato sino a oggi, dove ancora le donne chiedono a gran voce uguaglianza e parità. 

Il ruolo delle donne nell’arte è un argomento da indagare e approfondire, sia dal punto di vista meramente antropologico e che da quello sociale. Andando a ritroso nel tempo si trovano artiste che hanno dimostrato la loro eccellenza in un mondo che non prevedeva né la loro presenza, né la loro eccellenza. Ai primi del Novecento, quando la situazione sociale e internazionale si faceva calda, alcune donne si resero protagoniste di atti dimostrativi volti a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla mancata inclusione, nelle quadrerie di importanti musei, di opere di artiste donne. Così nel 1914 Mary Richardson, un’attivista canadese, sfregiò Venere e Cupido di Velázquez esposto alla National Gallery di Londra. Il gesto, altamente simbolico, poneva l’accento sul fatto che le donne nell’arte erano solo le protagoniste di importanti opere, ma non ne erano mai le autrici. Fra l’altro, proprio l’opera di Velázquez era stata definita dal Times “la miglior opera di nudo al mondo”.

 

Nel 1976 a Los Angeles viene inaugurata la mostra Donne Artiste: 1550-1950. Una delle curatrici dell’evento, Linda Nochlin, rilasciò un’intervista molto forte in cui affermava: “Può essere spiacevole ammetterlo, ma non ci sono grandi donne artiste […]. Il problema della donna nell’arte rientra nel più generale problema dell’eguaglianza”. Con questo la Nochlin sottolineava come le più ataviche dinamiche sociali avessero continuamente penalizzato la possibilità di “grandezza”. Questo stato di cose ha ingenerato, nel tempo, un atteggiamento volto alla sopravvivenza della “specie” donne artiste: molte di loro decisero di comportarsi in modo più mascolino. Esse riconoscevano quindi, forse implicitamente, la superiorità del “genio” maschile? Nonostante l’impegno profuso da molte artiste e un cambio di atteggiamento di molte di loro, le critiche piovvero copiose, anche ai danni di grandi artiste già affermate come Georgia O’Keeffee, che non veniva ancora pienamente apprezzata dalla critica. Un caso analogo fu quello di Frida Kahlo, la quale, nonostante la sua incredibile maestria, ebbe meno committenze del suo compagno Diego Rivera. 

Women Artists: 1550-1950
Brooklyn Museum
Women Artists: 1550-1950
Fotografe

Di storie di donne ribelli è piena la letteratura, ma la vera rivoluzione, quella inaspettata che ha preso in contropiede l’universo maschile, è stata quella culturale. “We can do it”, diceva un famoso manifesto di J. Howard Miller nel 1943. A quell’epoca, in piena Seconda guerra mondiale, erano molte le donne che avevano già dato prova di essersi emancipate. Di femminismo si parla già durante la Rivoluzione francese, con grandi pensatrici come Olympe de Gouges, pseudonimo di Marie Gouze, ed Etta Palm d’Aelders. Siamo alla fine del Settecento, ma la storia e le cronache di quel tempo riguardano solo politica. Nessuno guarda ancora con interesse al mondo dell’arte femminile. Eppure, sono diversi anni che l’arte non è più solo una prerogativa maschile. Quando si parla di donne nell’arte, però, spesso si sottolineano interrogativi di genere  piuttosto marcati. La domanda più ricorrente è: “Sono esistite grandi artiste donne?”. Già utilizzare il termine artista donna lascia trasparire un certo scetticismo sulla questione. È necessario affiancarvi il genere ogni qualvolta si cita un’artista? 

 

Oggi, invece, si assiste a un ribaltamento di posizioni: le donne restano in una zona arretrata rispetto alla fama degli artisti uomini, ma cresce la notorietà di alcune artiste che hanno rivoluzionato il concetto stesso di arte. Artiste di fama mondiale, come Diane Arbus, Dorothea Lange, Tina Modotti, Nan Goldin, Cindy Sherman fanno il tutto esaurito nelle mostre a loro dedicate. Esse sono solo alcune delle grandi protagoniste di un secolo di fotografia. Motivazioni diverse, passioni differenti avvicinarono queste donne all’arte dello scatto.

 

Una menzione particolare la merita di certo Vivian Maier. La sua è una storia bella e triste al tempo stesso. Vivian non fu mai un’artista nel senso commerciale del termine, o almeno morì senza saperlo. La sua fama oggi è dovuta a un’incredibile vendita all’asta di un suo baule pieno di negativi per appena 300 dollari. Tata di professione, Vivian Maier fu una fotografa verista. Si dilettava a immortalare scene di quotidianità tra New York e Chicago. Oggi le sue opere sono quotate e ricercate, e dall’apertura del baule in avanti, le mostre a lei dedicate sono aumentate, così come il clamore intorno al genio di questa tata-artista vissuta di stenti e morta in solitudine. La Maier fu contemporanea delle altre grandi artiste citate. Impegnate socialmente, pensiamo a Tina Modotti, spesso prestate al mondo della moda e del glamour come Cindy Sherman, la storia delle fotografia al femminile contiene diverse sfaccettature. La fotografia, di qualunque genere, è vista in questo secolo come la strada verso la libertà delle donne. Non più botteghe o atelier, solo una reflex in borsa e spazi infiniti da immortalare. Per questo la fotografia del Novecento deve moltissimo a queste artiste che hanno aperto un varco anche nella regia cinematografica, come nel caso di Sam Taylor-Johnson, fotografa, artista e regista. 

Leggi qui del legame tra donne e fotografia.

Ritratto di Maria Marin De Ozorco, Tina Modotti, 1925
Rijksmuseum
Ritratto di Maria Marin De Ozorco, Tina Modotti, 1925
Guerrilla Girls

Gli anni Ottanta furono un periodo di grandi cambiamenti. Nel 1985 a New York nasce un gruppo di artiste femministe radicali: le “Guerrilla Girls”. Restano famose le loro incursioni al Met o alla Biennale di Venezia per protestare contro la scarsa presenza di artiste donne in importanti manifestazioni culturali. Le performance artistiche delle “Guerrilla Girls” altro non sono che veri e propri atti dimostrativi, così eclatanti che le gesta delle protagoniste hanno interessato anche Hollywood. Sempre in tema di azioni di protesta contro il potere misogino nell’arte, non possiamo dimenticarci delle cinque artiste danesi che nel 2001 entrarono nel cantiere del futuro museo Aros, nella città di Aarhus, e seppellirono alcune delle loro opere. Solo nel 2004, all’inaugurazione del museo, le artiste svelarono il gesto. A memoria di ciò il museo decise di esporre una targa commemorativa che ricorda il gesto. L’arte come battaglia per l’uguaglianza, dunque. Nelle opere di queste artiste si riflettono tutte le sfaccettature dell’identità femminile, soprattutto nel rapporto con gli uomini, con la società, con la famiglia di origine. 

The advantages of being a woman artist, Guerrilla Girls
The advantages of being a woman artist, Guerrilla Girls

Prima di arrivare ai giorni nostri, in cui l’arte può confrontarsi all’interno della piattaforma più democratica che esista, i media, ci sono state donne pioniere di questo universo incerto e misogino. Donne che riscopriamo solo ora, grazie alle retrospettive, alle immagini iconiche di alcune opere, ai film, ai libri. Esiste un mondo di interessanti biografie di donne artiste che hanno dato il loro contributo alla causa. Si sono fatte strada fra lo scetticismo e la morale di epoche in cui donna e artista sembrava un ossimoro. Si sono concesse la libertà di rompere gli schemi, di usare le botteghe paterne come trampolino di lancio per la loro creatività. Hanno prodotto, creato, combattuto e hanno aperto la strada a una generazione di artiste solide che si sono potute cimentare con ogni forma d’arte, dalla pittura alla scultura, fino alla fotografia e alla regia, come un naturale continuum artistico che vede una trasformazione del ruolo delle donne all’interno dell’arte. Esse si sono passate quel testimone immaginario che ha concesso, nei secoli, ottimi spazi di manovra per crescere e per confrontarsi alla pari. Ciò che sembra più evidente, a partire dal Novecento, è che quella voglia di avere una tavolo comune con gli uomini con cui confrontarsi è oramai una storia vecchia. Oggi le artiste donne viaggiano su un binario diverso dagli uomini, non migliore o peggiore, solo diverso, originale, autonomo. Si sono affrancate da quelle botteghe, dalle ultime file nelle Accademie.

 

Vuoi sapere di più sul ruolo delle Accademie nella formazione di donne artiste? Leggi questo approfondimento. 

L'arte performativa

L’artista più rappresentativa in tal senso è di certo Marina Abramović, fautrice di una serie di installazioni umane con al centro se stessa. O l’italiana Vanessa Beecroft, specializzata in quella tecnica che prende il nome di “tableau vivant”. E ancora Marilyn Arsem, Sophie Callee la spagnola Esther Ferrer. Le cosiddette “performance artists” hanno creato un filone particolare che spesso ha offerto input per una riflessione sociale e politica molto importante. Tutte le performance di queste e di altre artiste hanno alla base un vissuto e un sentito personale. Non è un caso che questa tecnica artistica coinvolga maggiormente le donne. Una sorta di grido di dolore che si rivolge a una società ancora troppo maschilista e che ha bisogno di scossoni. L’arte come una attività catartica per disfarsi una volta per tutte da quel senso di asservimento sociale e artistico all’universo maschile.

Marina Abramović, The Artist is Present, 2010, Museum of Modern Art, New York, 9 March – 31 May 2010
Wikimedia Commons
Marina Abramović, The Artist is Present, 2010, Museum of Modern Art, New York, 9 March – 31 May 2010

Quella delle donne nell’arte è una storia che tocchiamo con mano ogni giorno e che punta i riflettori sulla volontà di cambiamento e su quel “genio” che da secoli ormai non è più appannaggio solo degli uomini. Forse, andando a ritroso nelle affermazioni fatte fin qui, è vero che la società qualifica un certo tipo di doti. Dunque se la società evolve, diventa inclusiva e aperta, esisterà un diverso approccio alla cultura e all’arte e quindi alla crescita morale di ogni cittadino. Arte e società si compenetrano quindi, fornendo possibilità e genio, condivisione e senso estetico. La storia dell’arte non mancherà mai di ricordarcelo.