L'Imperatrice Josephine nel ritratto di Sir David Wilkie, 1836
Birmingham Museum Trust
L'Imperatrice Josephine, ritratto di Sir David Wilkie, 1836

Dopo una prima fase segnata da una figurazione di stampo espressionista, a partire dagli anni Novanta il linguaggio pittorico di Alfonso Borghi si stabilizza su un’astrazione che egli stesso attribuisce all’ambito dell’Informale – stile che lo caratterizza tuttora. La personale nella sua Campegine, in provincia di Reggio Emilia, costituisce un “ritorno a casa” per l’artista e racconta gli ultimi quindici anni di questa produzione. Nelle opere esposte, colore e materia rimangono le costanti fondamentali, dando vita nelle loro varie permutazioni e combinazioni a un linguaggio astratto che in diverse occasioni suggerisce a chi osserva forme quasi paesaggistiche, senza però mai esplicitarle. Le ispirazioni dell’artista sono la poesia e la musica jazz, con le loro atmosfere e il loro ritmo, metrico o musicale. La ricerca di collaborazioni con autori di questi due ambiti, in effetti, è per lui un accompagnamento costante della produzione pittorica.

 

Dopo la rassegna di Campegine, la successiva personale di Borghi sarà in novembre in una mostra imperdibile a Milano, alla Fondazione Mudima.

 

Alfonso Borghi e il CAM - Catalogo dell'Arte Moderna

Con il dipinto Nascondo la notte nella casa a torre (2020), Borghi diventa l’artista più celebrato nella storia del CAM: per lui tre copertine (n. 41, 46 e 58), traguardo prestigioso per un “Maestro ritenuto degno – non a caso – di appartenere alla ristretta cerchia dei maggiori contemporanei”, come scrive Giovanni Faccenda e come spiega Carlo Motta, Responsabile Editoriale del Catalogo.

Qui i grandi artisti dell'arte contemporanea italiana che hanno realizzato opere per le copertine del CAM.

Umberto Boccioni e il periodo meno conoscito, quello pre futurista

La mostra di Umberto Boccioni (1882-1916) alla Fondazione Magnani-Rocca, di taglio storico accurato, è incentrata sul periodo prefuturista che va da 1900 al 1910, una fase meno conosciuta ma di fondamentale importanza per gli sviluppi della ricerca dell’artista.

 

Il percorso espositivo, che presenta oltre cento opere di Boccioni e di altri pittori a confronto, si articola in tre sezioni dedicate ai periodi di Roma, Venezia e Milano, curate da Francesco Parisi, Virginia Baradel, Niccolò D’Agati, Stefano Roffi.

Cairo Editore
La moglie di Balla con la figlia, 1906
Balla e Boccioni: il periodo del pre Futurismo

La prima sezione documenta il periodo di formazione romano, dove il giovane Umberto frequenta (insieme a Gino Severini e Mario Sironi) lo studio di Giacomo Balla, che gli insegna la nuova tecnica della pittura divisionista. Con questa tecnica supera i limiti della tradizionale figurazione verista, utilizzandola poi anche nei primi quadri con temi futuristi, come La città che sale.

 

Sono esposti qui anche interessanti esempi di disegni e stampe della sua attività come illustratore commerciale. Un focus specifico riguarda la Mostra dei rifiutati al foyer del Teatro Costanzi, cui partecipa Boccioni con altri oppositori delle tendenze ufficiali.

 

Nella seconda sezione viene analizzato lo sviluppo della sua ricerca durante i soggiorni a Padova (dove viveva la madre) e a Venezia, l’ultimo dei quali coincide con la Biennale del 1907. Di quel periodo sono i viaggi in Russia e quello particolarmente stimolante a Parigi. A Venezia si iscrive all’Accademia del nudo e si perfeziona anche nella tecnica dell’incisione sotto la guida di Alessandro Zezzos.

Boccioni, la città che sale
Martin Beek su Flickr
La città che sale, 1910-11
Umberto Boccioni: Milano

Boccioni arriva a Milano nel 1907. Nella capitale lombarda si confronta con le opere dei maggiori divisionisti come Gaetano Previati, Angelo Morbelli e Giuseppe Pellizza da Volpedo; frequenta la Permanente e la Famiglia artistica dove espone anche con futuri compagni dell’avventura futurista come Carlo Carrà.

 

Nel 1909 avviene l’incontro decisivo con Marinetti, e nel 1910 è l’ispiratore del primo Manifesto dei pittori futuristi. Marinetti scrive la presentazione della sua prima mostra personale a Ca’ Pesaro a Venezia nel 1910, anche se i lavori esposti non sono ancora veramente futuristi.