Fondazione Sozzani, una delle fondazioni di arte contemporanea da vedere a Milano
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Fondazione Sozzani, una delle fondazioni di arte contemporanea da vedere a Milano
Fondazione Luciana Matalon

Pittrice, scultrice e creatrice di gioielli, ha ospitato negli spazi della sua fondazione mostre di artisti, come Marco Nereo Rotelli, e grandi donne fotografe, da Diane Arbus e Tina Modotti a Lisetta Carmi e Francesca Woodman.

Fondazione Luciana Matalon, una delle fondazioni di arte contemporanea da vedere a Milano
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Fondazione Luciana Matalon, una delle fondazioni di arte contemporanea da vedere a Milano
Palazzo Reale e PAC

Sono due istituzioni molto diverse, con filosofie culturali distinte. Come spiega Piraina,

«Palazzo Reale è la sede istituzionale per eccellenza, con un denso programma di mostre sui protagonisti della storia dell’arte antica e moderna».

L’offerta espositiva è varia e di eccellente qualità, e nel recente passato Palazzo Reale ha proposto mostre di arte antica – come quelle dedicate a Bosch, Tiziano e Sorolla – del Novecento, con rassegne su Max Ernst e il Realismo Magico e d’arte contemporanea.

Il Pac, Padiglione d’arte contemporanea, ha un’attività più sperimentale. Nel recente passato al Pac hanno esposto artiste raffinate, colte e spesso impegnate politicamente, come Tania Bruguera, Anna Maria Maiolino, Teresa Margolles, Luisa Lambri ed Eva Marisaldi. Dice Domenico Piraina:

«Il Pac è sempre pronto a nuove sfide. Si propone di individuare e intercettare quelle che sono le tendenze artistiche transdisciplinari che animano la scena dell’arte internazionale, capaci di innescare dibattiti, riflessioni, analisi e confronti all’interno della società. Anche per il Pac, comunque, la storia e la tradizione sono fondamentali, essendo l’istituzione dedita al contemporaneo più antica d’Italia». Cresce il numero di visitatori giovani: «La sua connotazione specifica in una città con un’offerta contemporanea molto competitiva sta dando i suoi risultati».

La peste del 1347 raccontata nelle opere d’arte

Partita dall’Asia Centrale nella metà degli anni Trenta del XIV secolo, si diffonde in Italia e nel resto d’Europa a partire dal 1347, provocando la morte di un terzo della popolazione del Vecchio Continente. Le notizie sulla pandemia vengono raccontate, come è noto, nell’opera più importante del periodo, il Decamerone di Giovanni Boccaccio: “Già erano gli anni della fruttifera incarnazione del Figliuolo di Dio al numero pervenuti di milletrecentoquarantotto, quando nella egregia città di Fiorenza, oltre a ogn’altra italica bellissima, pervenne la mortifera pestilenza”. La furia con cui la malattia miete vittime viene raccontata dalle cronache artistiche del tempo. Significativo è l’affresco, oggi conservato a Palazzo Abattellis a Palermo, intitolato "Il trionfo della morte". L'anno di esecuzione è il 1446. L’opera ha paternità incerta. I nomi più probabili sono il Pisanello e Antonio Crescienzio. L’opera, intensa e struggente, fu di grande ispirazione per Pieter Bruegel il Vecchio, il quale nel 1562 dipinse il suo "Trionfo della Morte". Il periodo in cui Bruegel creò l’opera, oggi al Museo del Prado di Madrid, è costellato di guerre e pestilenze e rappresenta l’ineluttabilità della morte, narrata come un condottiero che non fa differenze di ceto: lo schiavo, il re, il predicatore, i giovani, gli anziani, tutti uguali davanti alla giustizia divina. Si possono intravedere nell’opera alcuni riferimenti anche ai lavori di Hieronymus Bosch (1453-1516), come "Giudizio Universale" del 1506.

 

La Peste Nera porta anche i pogrom antisemiti, i peggiori fino ai tempi della Shoa, con gli ebrei accusati di essere gli untori. Non a caso, nel 1348 una bolla di papa Clemente VII vieta di «ascrivere agli ebrei delitti immaginari». Ma la furia della peste colpisce inevitabilmente anche la reputazione della Chiesa: sarà proprio questo periodo tragico ad aprire la strada alla Riforma Luterana. Certo è che i resoconti dell’epoca rimasero impressi nelle generazioni future che ne diedero un’interpretazione a posteriori molto dura, ma anche estremamente efficace. Nel 1898 Arnold Böcklin dipinse la furia della morte nella sua opera intitolata appunto "La peste", attualmente al Museo d’Arte di Basilea. L’autore, ossessionato dalla morte e dalla malattia, dipinse questa cavalcata dell’angelo sterminatore intento a seminare morte e distruzione per le strade di una città medievale.

Palazzo Reale di Milano. Uno dei musei da non perdere a Milano.
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Palazzo Reale di Milano, schianta interna. Uno dei musei da non perdere a Milano.
Museo del Novecento

In quella che è una delle più importanti raccolte di arte italiana del Novecento, diretta da Gianfranco Maraniello sono esposte trecento opere, allestite seguendo un criterio tematico-cronologico. La visita parte con la Galleria del Futurismo, che comprende ora anche le opere della Collezione Mattioli, con le fulminanti invenzioni di Boccioni, Balla, Severini, Depero e Carrà. Poi si passa dalla Metafisica al Ritorno all’ordine e alla pittura figurativa negli anni Venti e Trenta. Di Marino Marini il museo è in grado di offrire una mini-retrospettiva, mentre nella sala dedicata a Lucio Fontana, affacciata su piazza del Duomo, insieme alle diverse declinazioni del Concetto Spaziale degli anni Cinquanta e Sessanta sono esposte anche due monumentali opere ambientali, un soffitto in ceramica smaltata policroma del 1956 e una scultura al neon del 1951. Si incontrano poi le installazioni di arte cinetica e le opere dei maggiori protagonisti dell’arte italiana dagli anni Sessanta ai nostri giorni. Da settembre la rampa elicoidale del museo cambierà volto con le foto di Ugo Mulas (che lavorò alle copertine del Catalogo dell'Arte Moderna), un archivio di Milano che rappresenta il suo sguardo sulla città e sugli artisti che vi hanno lavorato.

musei di arte contemporanea da non perdere a Milano
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Il Museo del 900, uno dei musei di arte contemporanea da non perdere a Milano
Treiennale

È il museo dedicato all’architettura e all’arte contemporanea. Eppure, riflette Damiano Gulli, curatore per l’arte contemporanea e public programs della Triennale,

«fin dalla sua fondazione ha sempre proposto un panorama espositivo complesso e articolato in cui le discipline si sono intrecciate e scambiate in maniera fluida, come si può dedurre da interventi fortemente emblematici come il neon di Lucio Fontana nel 1951, un segno scultoreo di luce che dialoga con e modella l’architettura del museo, fino a esperienze più recenti come Arts & foods, curata nel 2015 da Germano Celant, in cui non a caso si parla di arti, o la mostra di Marcello Maloberti (2022), nella cui poetica emerge una forte ricerca sulla parola scritta che si fa scultura»

Alla Triennale, in autunno, il centenario dell’istituzione sarà celebrato con una mostra sulla pittura italiana contemporanea, esplorata attraverso il lavoro di cento artisti di diverse generazioni, attivi dagli anni Novanta a oggi.