Jacopo Robusti detto il Tintoretto dipinse una tela ospitata nel presbiterio della Chiesa della Scuola Grande di San Rocco a Venezia, intitolata "San Rocco risana gli appestati". Si tratta di un dipinto ad olio di grandi dimensioni. La scena presenta un gruppo di malati colpiti dalla peste e sofferenti che volgono il loro sguardo e le loro preghiere verso il santo nella speranza di un miracolo. Tintoretto raffigura San Rocco colpito dalla peste in un’altra grande opera conservata nella stessa chiesa.
Jene Highstein - Villa Panza
A cent’anni dalla nascita di Giuseppe Panza di Biumo (1923-2010), una nuova opera monumentale en plein air s’incastona nei giardini di Villa Panza, residenza custodita dal FAI, il Fondo Ambiente Italiano. La scultura Twelve part vertical pipe piece di Jene Highstein (Baltimora, 1942) “trafigge” una piccola area del parco di oltre 30mila metri quadri della villa settecentesca. Dodici cilindri d’acciaio alti cinque metri, disposti in linea, evocano nella natura e nella loro ascensione un’astrazione dalla vocazione spirituale.
Adriano Pallini - Villa Necchi Campiglio
Era il sarto di Sironi, De Chirico, Martini, Funi e Fontana e cominciò la sua collezione negli anni Venti con il “classico” scambio di abiti e opere, allora in voga, per poi orientarsi su scelte precise, come l’acquisto del Ritratto di Paul Guillaume di Modigliani. A ricostruire la vicenda di Adriano Pallini (1897-1955) è ora una mostra a cura di Paolo Campiglio, Roberto Dulio e della figlia Nicoletta Pallini Clemente, aperta fino all’8 ottobre a Villa Necchi Campiglio (tel. 02-76340121).
Vincent Van Gogh. Pittore colto - Mudec
Va oltre gli stereotipi la monografica allestita al Mudec di Milano dedicata a Vincent van Gogh (1853- 1890). La mostra (a cura di Francesco Poli, Mariella Guzzoni e Aurora Canepari) propone una rilettura dell’opera e della figura del pittore olandese, troppo spesso incentrata sulla tragica dimensione esistenziale del personaggio. Grazie ai prestiti del museo Kröller-Müller di Otterlo (Paesi Bassi) la rassegna ha come obiettivo primario quello di mettere in luce quanto Van Gogh fosse un intellettuale di grande spessore culturale.
Fino al 28 gennaio 2024.
Wes Anderson. Asteroid city: exhibition - Fondazione Prada
Cactus, alieni, giovani astronauti e cocktail Martini. Alla Fondazione Prada una mostra riunisce le scenografie, i costumi e gli oggetti di scena dell’ultima surreale opera del geniale regista texano. Fino al 7 gennaio 2024.
Gabriele basilico. Le mie città - Triennale, Palazzo Reale
Quasi 500 immagini in due sedi, Triennale e Palazzo Reale. Così la mostra, singolare e plurale insieme, che ricorda Gabriele Basilico (1944-2013) a dieci anni dalla scomparsa. Un viaggio attraverso le città che Basilico ha amato e che hanno formato il suo sguardo. L’esordio è il lavoro che non c’è più, le fabbriche di una Milano già archeologica che Basilico scopre e trasforma nel 1978. Segue il ritratto del mo- dernismo ancora milanese, e poi la città di notte, vista anche dal tetto del Duomo, e questa visuale divina e divinatoria, per intuire la struttura profonda del tes- suto urbano, diventa un sistema di visione classico e potente. Gabriele Basilico è, e usiamo il presente, un grandissimo autore. E Giovanna Calvenzi, moglie e curatrice anche di queste due magnifiche mostre, è la musa che ha ispirato a Basilico la forza del suo destino.
Triennale fino al 7 gennaio 2024 e Palazzo Reale fino all’11 febbraio 2024.
La via Crucis di Botero - La Permanente
L’ironia di Fernando Botero (1932-2023) cede il passo alla pietas nel ciclo della Via Crucis, dove il tema biblico della passione di Cristo è reso con dettagli latinoamericani. Dal 23 novembre al 4 febbraio 2024 il Museo della Permanente di Milano mostra 27 oli e 33 disegni.
L’arte della moda. L’età dei sogni e delle rivoluzioni. 1789-1968 - Museo Civico San Domenico
Si intitola L’arte della moda. L’età dei sogni e delle rivoluzioni. 1789-1968 l’imponente mostra sui rapporti fra arte e moda, diretta da Gianfranco Brunelli e curata da Cristina Acidini, Enrico Colle, Fabiana Giacomotti e Fernando Mazzocca. Aperta fino al 2 luglio al Museo Civico San Domenico di Forlì, la rassegna, la prima del suo genere, comprende oltre 300 opere, fra quadri, sculture, accessori, abiti d’epoca e contemporanei e analizza la moda e la sua relazione con l’arte dal Settecento alle avanguardie, fino a oggi.
Forlì, Museo Civico San Domenico (tel. 0543- 36217).
Fino al 2 luglio.
Altra curiosità sul relazione fra moda e arte? Scopri di più in questo approfondimento sul rapporto moda-arte, stilisti-artisti.
Korai, Mattia Bosco - Parco Archeologico del Colosseo
Fino al 14 gennaio 2024, nel Parco archeologico del Colosseo (colosseo.it), nove fanciulle in marmo, le Korai dialogano con i suggestivi spazi del Tempio di Venere, spogliato dei suoi marmi preziosi nel corso dei secoli. Un portale in pietra (Stargate) e due Sezioni auree completano il progetto di Mattia Bosco (Milano, 1976), che lavora utilizzando materiale scartato dal lavoro di estrazione.
Enrique Martínez Celaya - Museo Marino Marini
Il Museo Marino Marini di Firenze ospita, fino al 29 maggio, la prima monografica italiana di Enrique Martínez Celaya. Curata da Giorgio Verzotti, l’esposizione, dal titolo Guardare e aspettare. Sculture selezionate 2005-2023, riunisce un nucleo di sculture realizzate negli ultimi vent’anni dall’artista di origini cubane, in dialogo con la collezione museale. In mostra anche due dipinti a olio, tecnica con la quale Martínez Celaya si è formato e alla quale la galleria Eduardo Secci di Firenze dedica una rassegna mirata
Firenze, Museo Marino Marini (tel. 055-219432).
Fino al 29 maggio.
Giulia andreani. L’improduttiva - Collezione Maramotti
La monografica alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia rappresenta per Giulia Andreani (Venezia,1985) un “ritorno in patria”. L’improduttiva è infatti la prima personale nel nostro Paese per l’artista veneziana, trasferitasi nel 2008 a Parigi. Nella capitale francese ha avviato una carriera che si è man mano arricchita di mostre in luoghi prestigiosi, finora quasi esclusivamente all’estero – tra i suoi rari passaggi italiani figura il Premio Cairo, cui ha partecipato nel 2016. La mostra emiliana è allo stesso tempo un progetto specifico, costruito ad hoc per la Collezione Maramotti e basato sulla storia locale, e un compendio rappresentativo della sua ricerca. «Per quanto la mia residenza a Reggio sia stata breve», spiega l’artista, «mi ha consentito di esplorare diversi archivi nei quali ho trovato lo spunto per i dipinti, talvolta riproponendo l’immagine in modo piuttosto realistico, altre volte trasfigurandolo maggiormente oppure mescolando diverse immagini. Grazie alla ricerca su queste fonti, ho potuto approfondire la storia della città vista attraverso un prisma femminista».
Fino al 10 marzo 2024