Quando il contemporaneo, in fondo un settore ostico per il grande pubblico, diventa tale?
«Ci sono due tipi di risposte a questa domanda, individuale e collettiva. L’arte si attiva, come un ottimo psicoterapeuta, per chi si pone in ascolto e in sintonia attraverso domande e significati che hanno a che fare con la vita umana. E poi c’è la società, da raggiungere attraverso temi urgenti. Solo così l’arte diventa rilevante».
Qual è il compito del museo in questa direzione?
«Il museo deve accompagnare il pubblico alla scoperta di territori sconosciuti, ma anche facilitare i legami tra pubblico e arte. Questa vicinanza ha origine fin dal tono di voce con cui ci si rivolge al pubblico: dalle didascalie agli spazi del bar alle sedute del bookshop. L’obiettivo è l’accoglienza e l’affetto verso un pubblico vasto. L’obiettivo è scaldare l’atmosfera, coreografare l’esperienza dei visitatori, accorciare le distanze mitigando gli aspetti più ostici della materia. È questa anche una posizione etica per me. C’è una distanza geografica da colmare e una struttura architettonica da interpretare. Un castello si difende, per sua natura, ma questo castello è di tutti».
Da cosa si parte?
«Dalla retrospettiva dedicata a Rossella Biscotti a fine aprile, e poi dal fotografo Paolo Pellion di Persano. Lavoreremo su temi centrali anche per non addetti ai lavori, come l’ecologia. Mutual aid - Arte in collaborazione con la natura, in autunno, si focalizzerà su artisti dediti alla questione dagli anni Sessanta. Non mancheranno grandi installazioni, come quella di Gabriel Orozco in autunno. E metteremo mano due volte l’anno alle collezioni, con un allestimento in continua mutazione».
Questo approfondimento è tratto dal n. 608 di Arte. La rivista di arte, cultura e informazione è acquistabile in edicola o sul sito di Cairo Editore.
«Una kermesse in grado di allargare gli orizzonti mescolando passato, presente e futuro per parlare del nostro tempo». Il direttore di Miart, Nicola Ricciardi, sintetizza così lo spirito della più importante mostramercato italiana di arte moderna e contemporanea, prevista dal 12 al 14 aprile negli spazi della Fiera di Milano. La manifestazione ha scelto un approccio trasversale, persino strabico, in una prospettiva dilatata del presente, punto d’incontro d’infinite tensioni. E, non a caso, il titolo scelto per Miart 2024 (si tratta dell’edizione numero 28), ispirandosi a una canzone di Franco Battiato, è No time no space. L’obiettivo è quello di aprire nuove opportunità al mercato senza indirizzarsi verso trend estemporanei. A quanto pare, la moda dell’ultracontemporaneo sembra già superata, così come la corsa ai nuovi talenti poco più che trentenni proposti a cifre stratosferiche. In un contesto assai problematico (secondo l’attendibile The Art Market Report di Art Basel e UBS, nel 2023 si è verificata una flessione globale degli introiti pari al 4% rispetto al 2022), caratterizzato da forti tensioni geopolitiche e tassi d’interesse che non accennano a diminuire, gli operatori hanno scelto la linea della prudenza e Miart li asseconda concedendo ai collezionisti la possibilità di riannodare i fili della storia spendendo cifre anche inferiori ai 15mila euro.
- Descrizione del bene e datazione: si realizza attraverso l’identificazione dei dati tecnici di esecuzione, cui vanno aggiunti l’elemento fondamentale della data, le dimensioni e il titolo. Firma: s’identifica attraverso un confronto diretto con la grafia originale.
Una delle due nuove sezioni della fiera, Portal (chissà perché in Italia si scelgono sempre termini inglesi!), presenta piccole mostre monografiche che coinvolgono Francesco Gennari con le sue incursioni metafisiche nel mondo della fotografia e l’africano Troy Makaza con i suoi stranianti oggetti bidimensionali composti da stringhe e silicone dipinto. Ma anche un gruppo di artisti solo recentemente recuperati dal mercato, tra cui la settantottenne egiziana Anna Boghiguian, che riflette con ironia sulle conseguenze del colonialismo, la novantacinquenne austriaca (ma italiana d’adozione) Greta Schödl, invitata quest’anno in Biennale, autrice di una poetica indagine sul segno, e l’ottantacinquenne Franco Mazzucchelli, diventato noto durante gli anni Sessanta per le sue sculture gonfiabili abbandonate in luoghi pubblici. Timescape, l’altra novità della fiera, è ancora più radicale e, come un cannocchiale rovesciato, è incentrata su opere distanti nel tempo rispetto all’offerta tradizionale, con l’Aeropittura di scena da Bottegantica di Milano e il ritratto in scultura, da Medardo Rosso a Giacomo Manzù, proposta da Gomiero di Montegrotto Terme.
Il CAM - Catalogo dell’Arte Moderna e il mensile Arte di Cairo Editore hanno partecipato a Miart, la Fiera internazionale di arte moderna e contemporanea.
Miart è un grande luna park dove a tutti è consentito un giro di giostra in un contesto internazionale con circa la metà degli espositori provenienti dall’estero e new entry eccellenti, tra cui Buchholz di Colonia e Helena Anrather di New York, cui si aggiunge il vasto parterre degli italiani, da Massimo Minini a Gian Enzo Sperone, da Lia Rumma a Continua. In totale i partecipanti sono 178, il numero più alto dal 2019 e certamente il massimo della capienza per la fiera, in gran parte concentrati nella sezione Established, dove la caccia al tesoro è ricca di sorprese. Di fronte a un mercato fluido che ha perso la compattezza di un tempo, non capita più di imbattersi in file di Fontana o di Castellani, ma c’è modo di sbizzarrirsi in un contesto variegato dove i collezionisti hanno la possibilità di scegliere su quale sponda del fiume collocarsi. Si può prendere a modello Who the Bær, l’orsacchiotto dispettoso creato dall’inglese Simon Fujiwara che s’intrufola tra le opere d’arte rompendo gli schemi dell’ufficialità. Così, passeggiando tra gli spazi di Established i più virtuosi hanno la possibilità d’investire 600mila euro su un raro paravento di David Hockney offerto dalla parigina Lelong, simile a quelli custoditi dalla Tate modern e dal Metropolitan. In tema luna park sono molte le opere ludiche e Bruno Munari (una sua grande mostra è aperta sino al 30 giugno alla Fondazione Magnani Rocca) è presente da Repetto di Lugano con una coloratissima Fontana a ruota da oltre 100mila euro simile a una giostra, dove la caduta dell’acqua fa ruotare gli elementi plastici colorati. Il caleidoscopio munariano va a braccetto con l’altalena in bronzo realizzata appositamente per Miart da Francesco Arena, artista selezionato per il 15° Premio Cairo, (costa 30mila euro) che dondola nello stand della milanese Raffaella Cortese. Poco più in là, Pierpaolo Campanini ha ideato un’opera a metà strada tra scultura e display per ospitare lavori di altri: il brevetto ideale per conciliare arte e allestimento viene esposto da Corvi-Mora di Londra. Non manca il gusto della provocazione nell’installazione dell’argentina Vivian Suter ospitata da Kaufmann Repetto (con sedi a Milano e New York) che realizza grandi tele (costano intorno ai 30mila euro) aperte alle infinite possibilità del caso, contaminate da vento, pioggia e fango in una danza green. Tra gli outsider c’è anche Pier Paolo Pasolini con un gruppo di ritratti, fra cui quello di Maria Callas, in vendita da Montrasio di Milano per una cifra che si avvicina ai 20mila euro.
In prossimità della Biennale 2024 (scopri il Padiglione Italia alla 60° Biennale di Venezia) è logico attendersi una serie di proposte che la riecheggiano e la Galleria dello Scudo di Verona recupera una storia dimenticata, quella dello Spazialismo veneziano: insieme a Emilio Vedova, Tancredi e Renato Birolli, spunta Edmondo Bacci, rispolverato di recente da un’antologica al Guggenheim di Venezia, ma ancora in attesa di trovare una verifica sul mercato. Per ora il suo top price in asta è quello di 50mila euro stabilito da Artcurial nel lontano 2010. Facendo un salto indietro nel tempo, si ritrovano da ED Gallery di Piacenza i preziosi oggetti realizzati dai maestri vetrai muranesi per la Biennale del 1914. In questo caso si parte da 5mila euro, cifra da moltiplicare come minimo per dieci se si vuole acquistare un piccolo ritratto del trentunenne americano Louis Fratino (lo propone Neu di Berlino), incrocio tra Markus Lüpertz e Sandro Chia, starlette attesa sul red carpet veneziano. Il mercato insomma dimentica a memoria ed è questa la ragione per cui tutti si possono affidare alla ruota della fortuna.