Per chi desidera approfondire la visione sulle donne italiane che lavorano oggi con la fotografia, ecco i nomi della fotografe in collezione: Paola Agosti, Martina Bacigalupo, Isabella Balena, Marina Ballo Charmet, Liliana Barchiesi, Letizia Battaglia, Betty Bee, Tomaso Binga (Bianca Menna), Giovanna Borgese, Giulia Caira, Marcella Campagnano, Silvia Camporesi, Monica Carocci, Lisetta Carmi, Gea Casolaro, Elisabetta Catalano, Carla Cerati, Augusta Conchiglia, Daniela Comani, Marilisa Cosello, Paola De Pietri, Agnese De Donato, Paola Di Bello, Rä di Martino, Anna Di Prospero, Bruna Esposito, Irene Fenara, Eva Frapiccini, Simona Ghizzoni, Bruna Ginammi, Elena Givone, Nicole Gravier, Gruppo del mercoledì (Bundi Alberti, Diane Bond, Mercedes Cuman, Adriana Monti, Paola Mattioli, Silvia Truppi), Adelita Husni-Bey, Irene Fenara, Luisa Lambri, Lisa Magri, Lucia Marcucci, Raffaela Mariniello, Allegra Martin, Paola Mattioli, Malena Mazza, Libera Mazzoleni, Gabriella Mercadini, Marzia Migliora, Ottonella Mocellin, Verita Monselles, Maria Mulas, Brigitte Niedermair, Cristina Omenetto, Michela Palermo, Lina Pallotta, Beatrice Pediconi, Claudia Petraroli, Agnese Purgatorio, Luisa Rabbia, Moira Ricci, Giada Ripa, Francesca Rivetti, Sara Rossi, Marialba Russo, Lori Sammartino, Chiara Samugheo, Marinella Senatore, Alessandra Spranzi, Grazia Toderi, Francesca Volpi, Alba Zari.
Quella del contributo femminile allo sviluppo storico del linguaggio fotografico è una realtà con radici profonde che attingono in terreni fertili, con rami verdi capaci di espandersi alla ricerca continua di competenze e professionalità ma soprattutto di linguaggi, espressioni e sguardi differenti nel contemporaneo.
Da Monet a Matisse, French Moderns, 1850 - 1950, Palazzo Zabarella | fino al 12 maggio
Con una sessantina di opere provenienti dalla collezione del Brooklyn museum di New York, la mostra, curata da Lisa Small e Richard Aste, ripercorre oltre mezzo secolo di pittura, muovendo dall’Impressionismo e dal Postimpressionismo e arrivando alla Scuola di Parigi.
Fino al 12 maggio 2024.
Monet - Centro Culturale Altinate/San Gaetano | fino al 4 agosto
Sono esposte infatti più di cinquanta opere dell’impressionista per eccellenza, tra cui le sue famose, evanescenti Ninfee, gli Iris e i soffusi paesaggi londinesi, accompagnati da video e da varie testimonianze. Le opere provengono tutte dal Musée Marmottan Monet di Parigi, che conserva la donazione del figlio di Monet ed è la più importante collezione dell’artista.
Fino al 4 agosto 2024.
Scopri di più sull'Impressionismo, la sua storia e le mostre in tutta Europa.
Backstage - Museo Villa Bassi Rathgeb
Il cinema è stato il suo mondo e del cinema ci ha svelato gli attimi nascosti. Così Mimmo Cattarinich (1937- 2017), uno dei fotografi di scena più originali, e così la bella mostra Backstage, visitabile dal 9 febbraio al 16 giugno 2024.
Margherita Manzelli. Oscuro è il cuore della bellezza - Galleria Civica
Gli enigmatici e misteriosi soggetti femminili di Margherita Manzelli (Ravenna, 1968) sono protagonisti fino al 25 febbraio di una personale alla Galleria civica di Trento che, ideata da Vittorio Sgarbi, è stata curata da Margherita de Pilati e Gabriele Lorenzoni. L’allestimento della mostra è stato concepito dall’artista stessa come un’installazione in cui tele, murali dipinti e disegni su carta convivono, in uno scambio osmotico e continuo. Alle pareti, un nucleo di lavori pensati e realizzati appositamente per la mostra, porta all’attenzione dello spettatore gli esiti più recenti della ricerca di Manzelli.
L'amore nell'arte da Tiziano a Banksy - Palazzo Montani Leoni
Curata da Costantino D’Orazio, una rassegna della Fondazione Carit a Palazzo Montani Leoni racconta, attraverso quaranta capolavori. In mostra opere di Tintoretto, Guercino, Guido Reni, Canova, Hayez, fino a Giacomo Balla, Giorgio de Chirico, Mario Schifano.
Fino al 7 aprile.
Virna Lisi. DIva e antidiva - Palazzo Bisaccioni
Una splendida mostra con materiali provenienti dal Centro sperimentale di cinematografia di Roma e dalla Fondazione Virna Lisi, che restituisce il ritratto di un’attrice amata da Michelangelo Antonioni e Stanley Kramer. Aneddoto non di poco conto: la Lisi è stata la prima attrice non francese premiata con un César.
Fino al 5 maggio 2024.
Dove le stelle si avvicinano di una spanna in più.
Sembra un testamento spirituale l’opera di Giovanni Anselmo (Borgofranco d’Ivrea, 1934 – Torino, 2023) dal titolo così profondamente evocativo, realizzata per la prima volta nel 2001 con sei lastre di granito nero incise. In base a un processo millenario, la distanza tra cielo e terra tende a ridursi e questo fatto, non avvertibile in se stesso ma reso riconoscibile dall’artista, ci rende partecipi di una storia che non ha fine. Ora Anselmo, che ha sempre indagato l’intima connessione tra l’io e l’universo, è una di quelle stelle. La sua scomparsa è avvenuta il 18 dicembre scorso all’età di ottantanove anni, mentre stava lavorando con entusiasmo alla grande retrospettiva con oltre 40 opere provenienti dalle maggiori istituzioni italiane e internazionali, che il 9 febbraio s’inaugura al Guggenheim di Bilbao.
«Con Giovanni ho collaborato per un anno e mezzo», spiega Gloria Moure, curatrice di questa mostra e di quella del 1995 al Centro Galego de arte contemporánea di Santiago di Compostela. «Non stava bene e venivo spesso a Torino per discutere del progetto. Lui, con il consueto garbo e gentilezza, interveniva su ogni minimo dettaglio, verificando le grandi maquette in 3D che si era fatto preparare». Il suo apporto è stato fondamentale e per questa occasione ha voluto realizzare un’opera nuova, Mentre verso oltremare il colore solleva la pietra, concepita specificatamente per dialogare con lo spazio di Frank O. Gehry. Il lavoro, realizzato con pietra calcarea estratta da una cava di Lastur, nei Paesi Baschi, appartiene a una serie iniziata negli anni Ottanta dove la lastra posizionata in verticale sembra essere sollevata dal colore blu disposto sulla parete, un segno nello spazio che modifica radicalmente la percezione dell’oggetto fisico: «Il termine oltremare», ha scritto Anselmo, «nasce da un indefinito luogo d’origine, cioè come un colore portato da oltremare. Indica un luogo al di là delle pareti verso cui si muovono insieme le opere e lo spettatore».
Sembra una favola, invece è la dimostrazione che è la pittura a sostenere il peso della pietra.