Severino Bellotti opere
Credits: Courtesy dell'artista

Severino Bellotti: Tra realismo lirico e quotidianità sospesa

12.03.2026

La video‑recensione dedicata a Bellotti accompagna lo spettatore dentro una poetica della semplicità, dove la vita quotidiana diventa silenzioso racconto.

La figura di Severino Bellotti occupa un posto particolare nella pittura italiana del primo Novecento: un artista capace di raccontare la quotidianità con uno sguardo silenzioso, colto e sorprendentemente moderno.

Formazione e primi anni: l’eredità dell’Accademia Carrara

Bellotti si forma all’Accademia Carrara di Bergamo sotto la guida di Ponziano Loverini e torna poi come docente negli anni 1924‑1927. Nel 1922 ottiene una borsa di studio per Roma e l’anno seguente partecipa alla Seconda Biennale Romana con Nudo femminile, distinguendosi per la qualità figurativa e per una sensibilità vicina alle istanze del “Novecento” e del Realismo Magico, pur mantenendo un’autonomia espressiva molto personale.

Il ritorno a Milano e la partecipazione alla Permanente

Rientrato a Milano, nel 1928 espone Maternità alla Permanente, mentre dagli anni Cinquanta si dedica con continuità alla ritrattistica. La sua pittura privilegia scene campestri, nature morte e figure colte nell’intimità dell’umile quotidiano: gesti minimi trasformati in visione pittorica attraverso una modernità stilistica asciutta e misurata.

Tecniche e materiali: tra olio, carboncino e pastello

Le tecniche che utilizza, olio su tela e su tavola, ma anche carboncino, sanguigna e pastello, gli permettono di indagare con finezza volti e presenze, in particolare bambini e giovani donne.