Jene Highstein Twelve Part Vertical Pipe Piece a Villa Panza
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La mostra di Andrea Felice a Milano: le opere e la spiegazione de percorso

La mostra propone, attraverso grandi opere a parete e alcuni video immersivi, un viaggio nell’immaginario del paesaggio contemporaneo, in una dimensione animata e in continua evoluzione, determinata dal procedere degli eventi.

La creazione di opere che illustrano scenari appartenenti a un ipotetico futuro in rapida trasformazione contraddistingue il lavoro di Andrea Felice, artista poliedrico, innovatore del panorama contemporaneo che - come artista, videoartista, designer, architetto e scenografo - offre al pubblico rappresentazioni di paesaggi visionari che oggi, col trascorrere del tempo, sono diventati sempre di più reali. Le immagini dei panorami urbani, complessi e articolati nella scala prospettica dello skyline, proposti da Andrea Felice, disegnano profili inaspettati, restituiscono al pubblico il senso della meraviglia e il suo potere di sperimentare il viaggio nel mondo della Fantasia, liberi dai vincoli restrittivi del pensiero standardizzato della quotidianità conformista e aperti ad accogliere le dimensioni dell’ignoto.

Al centro delle venti opere esposte a Milano, sconfinati paesaggi urbani delle città post-contemporanee messi in scena dall’artista per far vivere al visitatore un’esperienza immersiva: allegorie figurative e allegorie cromatiche conducono verso riflessioni profonde dove i soggetti raffigurati spaziano dal richiamo ai fumetti di Barks, alle stampe del grande incisore settecentesco Giovan Battista Piranesi, fino alle figure femminili – ora erotiche, ora divine – e agli strascichi emozionali della recente pandemia che ancora incombe sugli animi.

Un viaggio immersivo che dona la sensazione di vivere in un’epoca in cui l’uomo è collocato in una dimensione senza tempo, dove passato, presente e futuro sono coniugati insieme dai mezzi di comunicazione digitali, accanto alla possibilità di vedere e sentire persone scomparse nel secolo scorso, e di visualizzarle con gli ologrammi.

La realizzazione materica delle opere di Andrea Felice si articola dapprima nella sua mente e, successivamente, prende forma mediante un bozzetto di piccole dimensioni. In una seconda fase, l’artista assembla il linguaggio iconografico del Piranesi per sfociare nella ricerca di illustrazioni, fotogrammi di film e immagini dei fumetti di Barks. La realtà vive nella fantasia e si concretizza nel prodotto finale di Andrea Felice.

Le sue opere “animate”, costruite con la dovizia di un artigiano, pezzo per pezzo, cesellate in un puzzle di simboli ed elaborate attraverso tecniche manuali, non sono rendering digitali, come può sembrare di primo impatto, ma un insieme di tecniche che arrivano a strutturare il complesso dell’immagine utilizzando fino a venti livelli di intervento.

La raffinata maestria dell’artista si evidenzia nel saper coniugare i differenti aspetti tecnici del sapere artistico, partendo dall’elaborazione grafica del bozzetto di piccole dimensioni fino ad arrivare alle sperimentazioni tecniche contemporanee che prevedono la commistione dell’utilizzo di chine, acrilici, pennarelli, pastelli ed ecoline con le più sofisticate tecniche digitali, qualificando così la sua indagine artistica come un’innovazione nel panorama artistico odierno.

La stampa definitiva dell’opera può ricorrere ad ulteriori ritocchi e diventare soggetta a sperimentazioni artistiche aggiuntive per la personalizzazione di ogni singola riproduzione.

Ne derivano opere di forte impatto artistico come, per citarne alcune, “Roma sommersa”, “Cronache del Dopo bomba”, “Invasori Silenziosi”, “Oltre l’Orizzonte”, “Era un Cielo pieno di Navi”: luoghi dall’aspetto curioso e divertente che conducono a temi e riflessioni molto profonde.

Lo Spazio BIG ospiterà nel percorso espositivo anche due opere attribuite a Giovanni Paolo Pannini, pittore, architetto, scenografo e ritrattista della Città eterna già dall’inizio del Settecento.

Invasori silenziosi, una delle opere di Andrea Felice in mostra a Milano
Courtesy Ufficio Stampa Mostra, Manzoni22
Invasori silenziosi, una delle opere di Andrea Felice in mostra a Milano
La peste del 1656

Portata a Napoli dai soldati spagnoli provenienti dalla Sardegna e che avevano trovato dimora nei Quartieri Spagnoli, assunse proporzioni tremende. Si registrarono circa 4000 vittime al giorno, decimando la popolazione dell’80%. Il pittore Domenico Gargiulo, detto Micco Spadaro, in quanto proveniente da una famiglia di fabbricanti di spade, riuscì a fuggire da Napoli durante la pestilenza e chiese ospitalità ai frati della Certosa di San Martino. Scampato, poi, al pericolo della peste, per ringraziare i certosini dell’ospitalità e come atto di devozione e di grazia verso Dio, raffigurato in un dipinto intitolato Rendimento di grazie dopo la peste, attualmente conservato al Museo di San Martino, i frati in preghiera, con il priore della Certosa di San Martino e con il cardinale Ascanio Filomarino, anch’esso rifugiatosi al sicuro dall’epidemia. Ma la sua opera più suggestiva resta Piazza Mercatello durante la peste del 1656, oggi custodita presso il Museo Nazionale di San Martino di Napoli. Scampato il pericolo dell'ultimo focolaio di peste, da quel momento l’Europa visse un periodo di calma. Il cambiamento vero riguardò la scienza medica.

Informazioni sull'artista Andrea Felice

Andrea Felice (1961) è Artista, Videoartista e Architetto. Il suo percorso artistico prende avvio dalla fine degli anni Ottanta, nel 1991 cura la sua prima personale alla Galleria l’Ariete di Roma. Dal 2011 espone sia a personali sia a collettive in numerose città italiane ed europee. Nel 2012 realizza a Roma due personali: “Fantacity”, al Complesso dei Dioscuri al Quirinale, e “Cuore che batte su Roma eterna” al DAI Studio, con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali del Comune di Roma e dell’Ordine degli Architetti. Nel 2013 a Milano riceve il Premio della Critica d’Arte nella XXIV edizione del Premio delle Arti Premio della Cultura. Da novembre 2015 a maggio 2016 è tra gli artisti che espongono al MACRO di via Nizza alla mostra EGOSUPEREGOALTEREGO - Volto e Corpo Contemporaneo dell’Arte.  A novembre 2016, nell’ambito di ARTISSIMA 2016, a Torino, realizza la personale “A Trip to Fantacity” – L’Arte di Essere Felice presso la Little Nemo Art Gallery, e a Roma interpreta, insieme ad altri 32 artisti visivi, I 33nomi di Dio di Marguerite Yourcenar, con la realizzazione del volume donato a Papa Francesco, curato dal “Centro Antinoo per l’Arte – Archivio Marguerite Yourcenar”.  Da giugno a novembre 2018 a Palermo, città della cultura, partecipa alla mostra internazionale “Nature is viral. Paradise lost ‐ artists support the green world”. A novembre partecipa a Paratissima Torino 2019, con una sua personale “Fantaworld” e inizia la sua produzione di gadgets con le sue opere. A novembre 2020 vince il premio per il video-arte “Down in the Hole20” al Laundromat Art Space e al Doral Contemporary Art Museum di Miami.  A febbraio 2021 è vincitore del secondo premio alla pittura alla XVIII edizione del premio OpenArt 2021. A luglio presso la galleria Monogramma a Roma, realizza la personale “La Divina Commedia dell’Arte ideale” e a settembre a Sydney partecipa alla collettiva “OVERSEAS” presso la galleria AAD art gallery Sydney. Nel 2022 a Roma è vincitore del primo premio per la pittura alla XIX edizione del premio OpenArt 2022; a giugno 2022 partecipa alla prima Biennale dell’Arte Contemporanea Libero Arbitrio, partecipa alla Collettiva Spoleto Art Festival nell’ambito del Festival dei due mondi e riceve il premio alla pittura sull’originalità della tecnica, a settembre 2022 e a marzo 2023 a New York, partecipa alla collettiva Affordable Art Fair - New York Exhibitor Manual. Dal 2001 al 2022 è stato docente di Editing e Compositing, Produzioni Cinematografiche con animazione e SFX, Teoria e Tecnica del Linguaggio Cinematografico presso il Corso di Laurea in Scienza e Tecnologia per i Media presso l’Università Tor Vergata di Roma, docente di Scenografia Cinematografica, Tecniche Scenografiche  presso il Corso di laurea Magistrale in Architettura – Interni e Allestimenti, Elementi di Architettura degli Interni, Modellazione e Rappresentazione Digitale presso l’Università La Sapienza di Roma. Scrive articoli e libri per riviste di grafica, cinema, architettura, design e comunicazione come Computer Grafica, Progettare, OFX.

Informazioni pratiche sulla mostra di Andrea Felice a Milano

Titolo | Andrea Felice. “City Screens. Territori atemporali della memoria”

A cura di Fortunato D’Amico

Sede | Spazio BIG Santa Marta, via Santa Marta 10 - Milano

Date | 22 giugno – 16 settembre 2023

Inaugurazione | giovedì 22 giugno ore 18.00

Orario | da lunedì a sabato, dalle 10 alle 18

Ingresso libero

Lucio Fontana: la storia

Un artista talmente innamorato del corpo femminile da farne l’origine di tutto il suo mondo. È l’inedita lettura dell’opera di Lucio Fontana (Rosario di Santa Fé, 1899 – Comabbio, Varese, 1968) proposta da Sergio Risaliti, direttore artistico del Museo Novecento di Firenze che, sotto l’egida dello scandaloso dipinto di Gustave Courbet L’origine du monde (1866), distribuisce su due piani delle ex Leopoldine 88 opere del maestro italo-argentino.

«Fare dell’arte è una delle manifestazioni dell’intelligenza dell’uomo; difficile stabilirne i limiti, le ragioni, le necessità».

Così scriveva Fontana nel 1953, in occasione della mostra alla Galleria del Naviglio. Un’indagine, per quanto ardua, delle ragioni, delle necessità e perfino dei limiti (sempre che ve ne siano) dell’arte di Fontana è quanto si prefigge la mostra al museo fiorentino, che, spiega Risaliti, apre a nuove interpretazioni «individuando la genesi degli Ambienti spaziali, dei Concetti spaziali e delle Nature nella stretta relazione tra creazione artistica, procreazione e nascita della vita nell’universo: l’eros, insomma, inteso come forza generatrice della vita umana e del cosmo. Eros sempre in bilico tra l’alto del mondo platonico e il basso materialismo delle funzioni sessuali».

Lucio Fontana: la mostra e il percorso

All’ingresso della mostra, a marcare simbolicamente la cesura tra l’opera di Lucio Fontana e la tradizione del Novecento italiano, troviamo una scultura di Arturo Martini del 1935, già nella Collezione Alberto Della Ragione, che fa da trait d’union con la sezione tematica permanente Nudi. L’universo femminile (con opere tra gli altri di Felice Casorati, Marino Marini e Mario Sironi).

Sergio Risaliti, che ci accompagna nella visita, fa notare come questa donna che guarda lontano con un’espressione rapita, il capo leggermente reclinato all’indietro come a presagire un segno dal cielo, simboleggi lo stupore di fronte alla svolta rivoluzionaria impressa da Fontana all’arte del XX secolo: l’Attesa di Martini funge dunque da preludio all’Attesa espressa da Fontana nei suoi Concetti spaziali. Comunemente definiti Tagli, i Concetti spaziali, Attese sono le opere più iconiche e celebri di Fontana. Attraverso un’azione rapida e diretta, l’artista taglia la tela con una lama affilata, tracciando sulla superficie uno o più segni, che aprono letteralmente la strada alla terza dimensione: uno spazio “oltre” che modifica la natura stessa dell’identità dello spazio pittorico.

Come nota Giulio Carlo Argan nel 1960: «Quel taglio o quei tagli cadono sempre nel punto giusto, ubbidiscono alla necessità di rompere il piano perfetto come se la materia, portata al limite ultimo della rarefazione, volesse recuperare, in quell’incidente, il senso della realtà della propria esistenza: e infatti quel taglio è solco, della terra o della donna, lo stesso che mette in comunicazione la superficie, terrestre od umana che sia, con la spazialità profonda, imperscrutabile della creatività del cosmo. Dal limite ultimo dello spazio e del tempo, del determinato e dell’indeterminato, l’artista si volge indietro, perché ormai lo spazio che lo attrae non è più il cielo ma il profondo».

La mostra mette subito a confronto l’energia estetica di questi lavori con una sfrontata galleria di disegni erotici, realizzati a inchiostro su carta, che, quanto a schiettezza e audacia, non hanno nulla da invidiare alla “scandalosa” rappresentazione del corpo femminile fatta da Auguste Rodin nei suoi disegni “segreti”, pubblicati nel 2017 per la prima volta da Rizzoli nella raccolta Rodin. I disegni proibiti.

Figura e astrazione, forma assoluta e contatto con la materia sono le polarità attorno alle quali ruota la rassegna fiorentina, che, avvalendosi del prestito di numerosi lavori della Fondazione Lucio Fontana, documenta la costante tensione sperimentale che caratterizza la ricerca dell’artista. Figure più tradizionali, donne malinconiche, pensose, colte nei momenti di intimità casalinga, in gesso (Maternità, 1926) o in terracotta (Nudo femminile seduto, 1940), si alternano a costellazioni di forme archetipiche che evocano continuamente il cerchio, la spirale, l’uovo, l’embrione, il seme, nel disegno (Ambiente spaziale, 1949), nella pittura (Concetto spaziale, 1962), nel rame laccato (Multiplo pillola, Concetto spaziale, 1967) o nel bronzo (Concetto spaziale, Natura, 1959-60). Grosse sfere irregolari con profondi buchi o tagli, ammassi di materia compatta e carica di energia, le Nature sono un simbolo di fecondità e celebrazione della vita. In queste figure, che interrogano il mistero dell’essere dell’uomo sulla terra e nel cosmo, il rapporto erotico con la materia diviene ancora più esplicito, come scrive Argan: «Siamo al mito ctonio, alle origini, dove la forma steatopigia della prima donna si confonde con quella del seme».