Casa d'asta Finarte

Finarte viene fondata nel 1959 dal banchiere milanese Gian Marco Manusardi. Nella prima sede di via Broletto si focalizza su vendite specialistiche che includono tutti i settori del collezionismo, dall’arte antica al contemporaneo, dai gioielli alla numismatica, alle porcellane. Nel 2017, sotto la presidenza dell’ingegnere Rosario Bifulco, Finarte acquista la casa d’aste romana Minerva, e nel 2022 la Czerny’s di Sarzana, specializzata in armi antiche e antiquariato orientale. Dal 2019 la sede milanese si trova in via Paolo Sarpi, nell’ex Cinema Aurora, ristrutturato su progetto dell’architetto Anna Maria Voiello. «Qui le aste di maggior successo sono le vendite di gioielli, orologi e quelle d’arte moderna e contemporanea», spiega Kimiko Bossi, senior advisor. «In questi ultimi mesi abbiamo proposto e indagato nuovi canali di collezionismo e provenienze private di nicchia che hanno aperto le nostre porte ad altri mercati e a collezionisti interessati e curiosi» (www.finarte.it).

Immagine dell'opera di Giovan Battista Crespi detto il Cerano, San Carlo visita gli appestati, 1602
Fondazione Federico Zeri, Università di Bologna
Giovan Battista Crespi detto il Cerano, San Carlo visita gli appestati, 1602
Casa d'asta Il Ponte

Il Ponte nasce nel 1974 su iniziativa di Stefano Redaelli, nelle sale di Palazzo Crivelli, storica residenza milanese dei Marchesi Crivelli, nel cuore di Brera. Con un avvio sull’antico, negli anni ’90 la casa d’aste inizia a trattare anche arte moderna ma il dipartimento vero e proprio di moderno e contemporaneo, oggi uno dei più forti, prende corpo nel 2011 con l’arrivo di Freddy Battino. Sua è l’idea di caratterizzare le vendite con una presenza costante di maestri fuori dal coro: artisti, spiega lui, «rimasti sempre defilati dalle mode ma le cui opere spiccano per qualità intrinseca dell’esecuzione e importanza storica. In ogni catalogo d’asta si affiancano dunque grandi certezze di mercato come Boetti, Burri o de Chirico, ad altre figure imprescindibili del nostro scenario artistico ma purtroppo ancora relegate ai margini. Perché l’arte italiana è una fonte inesauribile di ricerca e di sconfinate potenziali scoperte». Forte anche sui gioielli e il design, a partire dal 2006 Il Ponte ha anche una seconda sede di 3mila mq in via Pitteri, che, come spiega il direttore generale Rossella Novarini, «vuole essere un riferimento per quel pubblico di neofiti appassionati che desiderano approcciarsi al collezionismo partendo da piccoli investimenti» (www.ponteonline.com).

Casa Papanice a Roma, progetto dell'architetto Paolo Portoghesi
Wikimedia Commons
Casa Papanice a Roma, progetto dell'architetto Paolo Portoghesi
Paolo Portoghesi: chi era?

Portoghesi è stato un architetto famoso per le sue opere realizzate a Roma e per i suoi progetti sviluppati per la Biennale di Venezia.

A Roma fu docente universitario di Storia della Critica, scrisse molteplici saggi e progettò un simbolo del postmodernismo italiano, casa Papanice. 

Alla Biennale fu il primo direttore del Settore Architettura e diede il via al progetto della Via Novissima, una finta strada per cui innumerevoli architetti da tutto il mondo avevano progettato una loro facciata. L'opera fu messa in mostra prima a Parigi e poi a San Francisco. Nel 2016 venne donata, assieme a tutto l'archivio personale, al Museo Maxxi, che la rimise in scena nel 2019. 

Studioso di cultura islamica, ha progettato diversi interventi in Medio Oriente, come il palazzo dei reali di Giordania, il piano regolatore di Khartoum. Inoltre ha costruito alcuni luoghi di culto come le moschee di Roma e di Strasburgo, la nuova chiesa di Calcata (in foto) e la concattedrale di Lamezia Terme. 

Paolo Portoghesi, l'architetto di Calcata
Paolo Borghi
Visione dell'interno della nuova chiesa di Calcata

Ad essere proposte sono 71 opere dell’artista e tra esse un’importante selezione dei principali soggetti di de Chirico, tra cui i Manichini senza volto e i Trovatori, le Piazze d’Italia e le Torri, gli “Interni ferraresi”, i Trofei, i Gladiatori, gli Archeologi, i Soli accesi e spenti e i Bagnanti misteriosi (serie Mythologie del 1934).

La mostra riserva un ampio focus alla stagione neometafisica (1965-1978 ca.) - di cui La Fondazione de Chirico possiede la più importante e completa collezione al mondo - in cui l’artista torna a elaborare i temi che popolavano le opere del primo periodo metafisico (1910-1918). Oltre a presentare i motivi più noti, i prestiti selezionati metteranno in evidenza la gamma di tecniche in cui si è cimentato il maestro: pittura, disegno, acquerello, scultura e litografia. Come ormai ampiamente riconosciuto dalla critica attuale, tutti questi lavori possono essere considerati metafisici, in quanto sostenuti dal costante interesse di de Chirico per i due concetti nietzschiani dell’eterno ritorno e del dualismo apollineo-dionisiaco.

Considerato una delle figure principali dell’arte del primo Novecento, de Chirico ha influenzato in modo profondo non solo il surrealismo, ma anche una serie di movimenti di ampio respiro, tra cui il dadaismo, il realismo magico, la Neue Sachlichkeit (nuova oggettività), la pop art, la transavanguardia e alcuni aspetti del postmodernismo. A ciò ha contribuito in maniera determinante la costante volontà di sperimentazione dell’artista, che nei suoi settant’anni di carriera (1908-1978 circa) non ha mai smesso di elaborare stili, tecniche, soggetti e colori diversi, in modo non dissimile dal coetaneo e amico Picasso. La natura apparentemente paradossale dell’opera di de Chirico è, per l’appunto, ciò che la rende ancor oggi - a oltre un secolo di distanza dalla scoperta della Metafisica - così fresca e attuale per gli artisti e il pubblico moderno.

Promossi per la prima volta nel 1913 da Apollinaire e Picasso (i due grandi mediatori tra modernismo e tradizione), i primi dipinti di de Chirico intonano un “canto nuovo” che affascina e, in parte, galvanizza l’avanguardia parigina degli anni Dieci, seguita dai surrealisti negli anni Venti.