Padiglione Francia
La Biennale di Venezia
Padiglione Francia

Terra ignota (proposte per un Nuovo Mondo) è il ti- tolo del padiglione Cuba, all’Isola di San Servolo, con opere di Rafael Villares (1989), Kcho (1970) e dell'i- taliano Giuseppe Stampone (1974), autore di un palinsesto di immagini stratificate, prelevate dal cinema e dalla storia dell’arte, concepite con i tempi dilatati del disegno a ma- no. Il padiglione Stati Uniti ospita sculture e installazioni di Simone Leigh (1967), anticipate già online con il progetto in progress simone- leighvenice2022.org, mentre Tina Gillen (1972) sarà la protagoni- sta del padiglione Lussemburgo all’Arsenale. Mi fa pena il giardino è invece il progetto proposto dal padiglione Georgia con gli artisti Mariam Natroshvili (1987) e Detu Jincharadze (1984): una riflessione su un paesaggio immaginario e i suoi paradossi ipnotici. Non si può inoltre non segnalare nazioni vere e proprie new entry come il Nepal, con una personale di Tsherin Sher- pa (1968); il Kazakistan con il lavo- ro del collettivo Orta e l’Oman con quello del Circle Group.

Questo approfondimento è tratto dal n. 584 di Arte. Nel numero di Aprile sono presenti 3 articoli di anteprima sulla Biennale di Venezia. La rivista di arte, cultura e informazione è acquistabile in edicola o qui.

In epoca ellenistica, Màgdala di Galilea era un piccolo centro romano-giudaico sulle sponde del lago di Tiberiade. Una torre romana identificava la cittadina: in ebraico Màgdala, da migdol, significa torre. Anche il toponimo ha assunto in lei un significato simbolico: ella sta. Determinata e ferma, come una torre. Questa figura avvolta nel mistero è collegata a eventi fondamentali riguardanti il racconto della vita e della morte di Gesù di Nazareth: la morte in croce, la sepoltura, la scomparsa del corpo, l’annunciata resurrezione.

A lei l’arte, la letteratura, il cinema hanno dedicato centinaia di opere. L’arte soprattutto, ponendola al centro della propria produzione e dando vita a capolavori che segnano, lungo la trama del tempo, l’arte stessa e i suoi sviluppi. E come in uno specchio, ogni epoca l’ha guardata, guardandosi; l’ha contemplata, cercando l’ideale di sé, della propria immagine; l’ha sorvegliata e spiata, scoprendo i propri vizi dentro le proprie virtù.

In questa singola donna si sono agglutinate e confuse nei secoli infinite altre figure femminili, simbolo di peccato e di pentimento, di fedeltà e di sofferenza, di ossessione e di amore, di fecondità e di sapienza, di carnalità e di santità, creando una trama narrativa che, soprattutto attraverso l’arte, ne ha fatto l’“oscuro oggetto del desiderio” della nostra storia. E come in un gioco di sovraimpressioni, di figure interscambiabili - gioco di parole attraverso i volti, sovrapposizione di volti che danno vita a parole nuove -, il moltiplicarsi dei significati lungo i secoli rende complessa la ricostruzione della formidabile galleria di immagini che l’hanno rappresentata e resa una figura mitica. E ancor più difficile è per noi oggi il ritrovamento della sua autentica identità.

Chi era davvero la Maddalena? E perché si è generata e sviluppata quella confusa, affascinante sequenza di rappresentazioni che hanno portato alla costruzione della sua sfaccettata identità?

Con lei l’arte si è confrontata trovando occasioni interpretative per ridefinire volta a volta sé stessa e rappresentare il sentimento del proprio tempo. L’esposizione forlivese del 2022 intende indagare, attraverso alcune delle più preziose e affascinanti opere d’arte che l’hanno immaginata e figurata - oltre 200 capolavori di ogni tempo, dall’ellenismo al Novecento -, il mistero irrisolto, che ancora ci inquieta e ci affascina, di una donna di nome Maria.

Tra i grandi maestri, affascinati dalla figura della Maddalena, sono presenti in mostra Masaccio, Crivelli, Van der Weiden, Signorelli, Bellini, Perugino, Barocci, Savoldo, Mazzoni, Tiziano, Veronese, Tintoretto, Domenichino, Guercino, Vouet, Reni, Lanfranco, Mengs, Canova, Hayez, Delacroix, Böcklin, Previati, Rouault, Chagall, De Chirico, Guttuso, Melotti, Sutherland, Bill Viola.

Bellini, Compianto sul Cristo morto
Mostra Maddalena Forlì
Bellini, Compianto sul Cristo morto

Forlì

Musei San Domenico

27 marzo-10 luglio 2022

Informazioni e prenotazioni 

0543 36 217

mostraforli@tosc.it

www.mostramaddalena.it

 

Questo approfondimento è tratto dal n. 583 di Arte. La rivista di arte, cultura e informazione è acquistabile in edicola o qui.

Il discobolo (2022), opera di Emilio Isgrò
Ela Bialkowska OKNOstudio
Il discobolo (2022), opera di Emilio Isgrò

Il progetto espositivo dal titolo Isgrò cancella Brixia, a cura di Marco Bazzini, è prodotto da Fondazione Brescia Musei e Comune di Brescia in collaborazione con Archivio Emilio Isgrò, Arte Sella, Centro Teatrale Bresciano e Gruppo Brescia Mobilità e pone in dialogo l’archeologia e l’arte contemporanea, la storia e il presente, la cultura classica e la sua persistenza nel nostro tempo.

Esso si compone di una mostra di lavori originali allestita negli spazi del Museo di Santa Giulia, installazioni monumentali - fisiche, digitali e performative, alcune permanenti e altre effimere - presso il Chiostro rinascimentale del museo, il Capitolium e il Teatro al Parco archeologico e la stazione della metropolitana FS oltre alla messa in scena di un dramma autografo nel Teatro Romano.