Francesco Messina è considerato uno dei maggiori esponenti della scultura figurativa del Novecento; la sua carriera attraversa tutto il ventesimo secolo ed è influenzata dai più grandi artisti e scrittori del tempo.

Di lui diceva Giorgio De Chirico:

"Quello che cerca soprattutto Francesco Messina nella sua scultura è di raggiungere la bellezza dell’aspetto plastico con le forme giuste e finite; la finezza del modellato, il carattere risultante dall’osservazione acuta e dalla lunga elaborazione; il tutto unito ad eleganza e buon gusto; questi due fattori sono indispensabili ad ogni vero artista... A forza di lavoro, di polimento della forma, di acutezza plastica d'ogni angolo della scultura, le statue di Francesco Messina nascono come creazioni piacevoli a guardarsi, a toccarsi, a fiutarsi; hanno infatti anche un «buon odore»"

A testimonianza della sua grandezza la città di Vercelli ha organizzato una retrospettiva che mostra in 3 luoghi nella città i marmi, bronzi e ritratti dell'artista:

ARCA

Una sezione dedicata ai cavalli, uno dei soggetti più amati dal Maestro - suo il cavallo di bronzo della Rai. 

Ex chiesa di San Vittore e Palazzo Arcivescovile 

Si trovano qui le opere con tematiche religiose come i bozzetti della statua di Pio XII, quello di San Filippo Neri e l'Adamo e Eva del 1956, stretti uno all'altra e fragili pur nella maestosa possanza dei corpi. Interessanti anche il Giobbe del 1934, inginocchiato con l'umile corda che gli cinge i fianchi e un sasso sotto il ginocchio, e il busto del Cardinale Alfredo Ildefonso Schuster 

L'ingresso è gratuito, con prenotazione obbligatoria alla mail prenotazioni.vercelli.mostre@gmail.com 

Dopo i saluti del Presidente della Giunta regionale interverranno Carlo Motta, Responsabile editoriale Catalogo dell’Arte Moderna, lo studioso e Critico d’arte Giovanni Faccenda, consulente editoriale del Catalogo; Massimo Pujia, Direttore commerciale Catalogo dell’Arte Moderna e infine Lia Bronzi, studiosa e Critica d'arte. 

L'incontro si terrà mercoledì 23 febbraio 2022, alle ore 17:00 presso la Sala Pegaso di Palazzo Strozzi Sacrati, Piazza Duomo 10, a Firenze.

Gli artisti, con il loro lavoro, arricchiscono tutto il pianeta, e in modo particolare i fruitori ed estimatori, che sono in grado di apprezzarne pregi e difetti, per la gioia che da essi deriva, la catarsi dello spirito che l’arte stessa può produrre, ma soprattutto la capacità critica di realizzare i cambiamenti della società, con il suo cogliere ante litteram il trionfo dell’uomo di culture diverse, secondo un matrimonio d’amore con la natura e i suoi quattro elementi: terra, acqua, aria, fuoco. Una bellezza infinitamente mutevole, nelle sue variabili spaziali e temporali, quale segno distintivo nel nostro caso di italianità, secondo una conoscenza del mondo sensibile, in modo differente e quanto mai eterogeneo, realizzando valori sempre diversi tra loro, secondo una visione positiva che sa andare “oltre”, aderente comunque agli equilibri precedenti, poiché capace di trovare dal disordine l’ordine, che diviene al tempo stesso inventiva e creatività, capace di realizzare e rafforzare il pensiero moderno, più adatto ai tempi in cui si sviluppa e vive, quindi più consono a inviare messaggi alla contemporaneità che trarrà, dalle opere, la giusta fruizione. 

 

Ma ciò che lega da sempre la contemporaneità alle varie manifestazioni dell’arte in cui fiorisce è la presenza dei simboli archetipi, facenti parte di culture universali, patrimonio in tal senso dell’umanità. Da parte dell’artista ciò che proviene dalla testimonianza dell’essere e non dell’apparire, è quel cogliere dalla stessa le diversità, le implicazioni normative che si sono accumulate attraverso l’incessante fluire dei secoli, per mezzo di un vis creativa sempre presente e attiva fin dagli albori dell’umanità, e dal Cro-Magnon ad oggi, nelle forme infinite dell’arte, nelle sue molteplici espressioni letterarie, musicali, pittoriche, scultoree e architettoniche, e in quante altre forme essa si esplichi, comunicate per empatia al fruitore. In tal senso, l’artista di oggi, oltre a essere testimone del suo tempo e dell’esperienza tangibile di tutti, adopera tecnicamente anche mezzi digitali e chimici a sua disposizione, pur restando legato a forme di malinconia inventiva, che lenta fluisce con il suo incessante creare e che accoglie al di sopra della stessa realtà il mistero arcano della parte più nobile dell’uomo.

 

Potremmo citare le parole di Bertolt Brecht che recitano:

«Il mondo di oggi può essere descritto dagli uomini di oggi, solo a patto che lo si descriva come un mondo che può essere cambiato»,

che risultano quanto mai esplicative e veritiere.

C’è anche da dire che oggi per progettazione, comunicazione ed espansione planetaria, la rete risulta essere un importante ausilio, per ragioni logistiche ed economiche. Metteremo in evidenza la sola pittura, perché più accessibile all’analisi critica e più produttiva per aderenze catartiche poste in essere da essa, contenente un unicum fenomenologico tra pensiero ed energia umana.

 

Come è stato possibile riscontrare nei nostri frequenti contatti, specialmente nella sua creazione al femminile, nella quale sono più frequenti gli elementi di comunicazione estetica fino a introiettare, in alcuni casi, il surrealismo sia giapponese che haitiano per quel loro andare “oltre” che per grazia estetica. Mentre la natura con piante che crescono ovunque invadendo le tele per varie cromie di fiori, arrampicati talora in scoscesi calanchi o in coste a strapiombo su acque, quando lacustri o fluviali, talora a cascata, con sfondi dove non mancano vedute di monti che toccano il cielo, costituiscono un insieme di vita che replica la vita, che invita a riflettere sulla creazione stessa sia materiale che metafisica.

 

Ancora oggi la figurazione dell’arte sacra è praticata, e ci rimanda sia per icone che per narrazioni bibliche o evangeliche, dove la Maria è presente quale simbolo dell’eterno femminino, oltre che di alti valori umani. Questo culto è coltivato sia da pittori che scultori. Tuttavia c’è da dire che non tutte le religioni permettono le rappresentazioni sacre, per cui per tale divieto gli artisti evitano questa pratica. Vari sono gli accenti sincretici e simbolici riscontrati nel messaggio sacro a ricordare che Dio è uno ed unico. Ma ciò che va a consolidarsi sempre più è l’arte astratta e informale, come sintesi e culmine della ricerca formale.

 

Un percorso, questo, quale fe- nomeno di rottura con la tradizione, che consta di molti seguaci: iniziato con Braque e Picasso a Parigi, è andato affermandosi in tutto il mondo poiché di facile interpretazione per i colori ripresi dalle immagini con fantasia creatrice mentre nelle forme, appena accennate, è l’archè a prevalere. Ed è così che l’arte contemporanea si misura, come quella del passato, confrontandosi con oggetti di diversa natura, considerati nei loro reperti stilistici, iconografici, iconologici, attraverso i quali pone le diverse categorie concettuali e i differenti repertori lessicali, in grado di condurre i significati cognitivi in vari percorsi stilistici, siano essi culturali, che sociali, secondo una trasformazione dei linguaggi, la loro permanenza nel tempo, le varie tendenze adottate che vanno a realizzare tematiche, fuoriuscite dalla mente e dal cuore. In tal senso la dimensione storica sul piano culturale e artistico diviene collocamento al punto giusto e fruibile dagli autori stessi. Infatti il loro prodotto è capace di situarsi in diversi contesti poiché si esprime per universalità di vedute.

 

L’arte contemporanea, alla luce di tali considerazioni, ci appare portatrice di molteplici informazioni vicine e innovatrici, per una loro eterogeneità difficile da incanalare in correnti omologate e generalizzate, pur restando aderente agli equilibri precedenti, proprio per quel suo riuscire a trarre l’ordine dal caos, che diviene allo stesso tempo creatività e inventiva. Concludendo attraverso un’attenzione particolare rivolta ai vari stili e tematiche dell’arte contemporanea, considerate nelle sue diverse accezioni, geografiche e storiche, cercando di coglierne il vero esprit, si evince che le invenzioni sui significati simbolici e le allusioni che ne derivano, vagliate nella loro plurivalenza espressiva, come metafore, antitesi, ossimori, allegorie, e quanto di più ricco può esprimere la creatività, vanno a costituire un’operazione di linguaggio in cui ragione e sentimento, emotività e controllo si fondono vicendevolmente tra loro divenendo tendenza e anello di congiunzione della catena ininterrotta che volge al futuro, in nome e per conto della libertà, massima aspirazione dell’umano esistere. Una via regia che vira dritta verso la porta della bellezza sempre espressiva della parte migliore della totalità umana, quella che non vuole le guerre e che rispetta l’ambiente riproducendolo nelle sue parti più belle, compresa la pace dell’uomo che Picasso volle onorare con una colomba bianca con un ramoscello d’ulivo nel becco: tale opera è apparsa su tutti i muri delle capitali europee a partire dal 1949 e ha seguitato a influenzare le opere dei moderni artisti.


 

Street Art: una evoluzione

Come siamo passati dal chiederci "Come si chiamano i disegni sui muri" a "Quali valori esprimono i murales sul Muro di Berlino".

Se, fino a una decina di anni fa, si era abituati a vedere la Street Art solo sui muri delle città o sulle fiancate dei treni, oggi il fenomeno è entrato a pieno titolo nel “sistema” artistico, che ormai conta più di una mostra all’interno di importanti sedi museali e numerose gallerie che gestiscono l’esposizione e la vendita delle opere degli street artists. Certo, il cammino fino a questa meta – pur controversa per gli esponenti più fedeli allo spirito delle origini – è stato lungo e contraddittorio, ma il risultato è che un genere artistico sorto come movimento illegale nelle periferie e nelle metropolitane delle città oggi ha conquistato gli spazi patinati ed esclusivi dei musei, delle gallerie e delle riviste specializzate.

 

Arte e artisti di street art: come la pensano gli storici dell'arte

Parlare di Street Art non è semplice: si tratta di un universo multiforme e poliedrico, solo di recente inquadrato dal punto di vista storico e critico e di fronte al quale ci si continua a porre con atteggiamento oscillante: è un’infrazione da sanzionare o un investimento promettente?

Da parte delle pubbliche amministrazioni e degli addetti ai lavori, lo sguardo è ora di rimprovero ora di accondiscendenza e mecenatismo, mentre negli artisti stessi permane l’indecisione fra il “partecipare alla festa del Re” o il “fare la festa al Re”.

Non a caso, già nel 1982 la Street Art era stata opportunamente situata da Alinovi in una zona di frontiera. Anche gli storici hanno sensibilmente cambiato atteggiamento: se l’approccio del volume di Migliorini "L’arte e la città" (1975) descrive ancora le due realtà enunciate nel titolo come destinate a una dialettica irrisolvibile – o l’opera d’arte crea attorno a sé un perimetro non profanabile, estraniandosi dall’area urbana; oppure non può che verificarsi l’annichilimento del valore artistico dell’opera nel continuum del tessuto urbano – si percepisce uno sguardo ben diverso, trent’anni dopo, in "Fuori cornice".

L’arte oltre l’arte, che sembra confinare al passato quello «sguardo, rispettivamente, antropologico, clinico e poliziesco» con cui autorità e sistema ufficiale si rivolgono all’arte di strada. È indubbio che personalità eclatanti come Keith Haring e Jean-Michel Basquiat (o, per guardare al presente, quella inafferrabile di Banksy) hanno spinto gli studiosi a guardare con un’ottica storiografica a questo nuovo “sintomo” della cultura contemporanea, ricercandone le matrici culturali e le ragioni interne al sistema delle arti figurative.

Street Art, Graffiti a muro

Difficile da inquadrare a partire da paradigmi storico-critici già noti, la Street Art e il Post Graffitismo sono stati sovente ricondotti a categorie consolidate, come ad esempio quella di Art Brut, con cui Dubuffet descriveva fenomeni programmaticamente alternativi all’arte “culturale”. Altri hanno sottolineato l’analogia fra l’arte di strada e il Situazionismo, specialmente per quella concezione della città come scenario in cui agire, costruendo appunto “situazioni” ludico-costruttive atte a causare

«spiazzamento, cambiamento del punto di vista, rottura dei codici e delle “normali” relazioni instaurate nella routine urbana, détournement di senso dei consueti elementi architettonici e segnici nella normale vita della città»

(A. Riva, Street art Sweet art, in Street art sweet art. Dalla cultura hip hop alla generazione pop up, a cura di A. Riva, Skira, Milano 2007).

Il détournement è un meccanismo volto a indurre un distacco consapevole rispetto ai messaggi che solitamente vengono ricevuti in modo acritico e passivo. Altro elemento in comune fra molti street artists e il movimento situazionista è il rifiuto di applicare il copyright alle opere.