Quali sono i prossimi obiettivi formativi?

Gli studenti sono tanti e in crescita, abbiamo più di 3.000 iscritti, e quest’anno abbiamo avuto un aumento del 30% delle richieste di ingresso. Abbiamo potenziato il corso di Design, creando un biennio specialistico sul Design sostenibile, dedicato non solo al prodotto ma anche al welfare. E proprio con questo progetto partecipiamo alla Biennale Architettura. Nel contempo a Campo Boario, nel nuovo spazio dell’Accademia, si sta recuperando un giardino che diventerà il nostro laboratorio per un orto urbano. Un progetto che rientra nell’area di ricerca sulla sostenibilità, un percorso formativo che ci permetterà di coinvolgere la comunità residente nell’area circostante. In questi tempi di eterno presente, di ricerca febbrile d’immediatezza, penso che sia bello seguire la crescita di un orto in condivisione con la città, dalla semina al raccolto.

Per il mese di febbraio 2026 ci sarà l’evento conclusivo del progetto di internazionalizzazione Enacting Artistic Research (EAR). Un progetto coordinato da noi e che coinvolge partner di eccellenza: Accademia di Belle Arti di Brera, Accademia di Belle Arti di Firenze, Conservatorio di Musica Santa Cecilia di Roma, Conservatorio Statale di Musica Alfredo Casella dell’Aquila, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Università Politecnica delle Marche.

A questi si affianca una solida rete di partner associati a livello internazionale: Lega Europea degli Istituti d’Arte, Scuola di Dottorato dell’Università Ungherese di Belle Arti, Università di Zagabria-Accademia di Belle Arti, Scuola Norvegese di Ricerca Artistica, Accademia d’Arte della Lettonia, Ars Electronica, Accademia Musicale Chigiana.

Ci saranno mostre, incontri, dibattiti e momenti di confronto, EAR metterà al servizio del patrimonio culturale le tecnologie più avanzate, promuovendo una nuova fruizione dell’arte. Le nuove connessioni tra istituzioni AFAM e istituti universitari faciliteranno lo scambio di conoscenze e metodi, potenziando l’inclusione, e renderanno il patrimonio culturale accessibile a un pubblico più vasto, superando barriere fisiche e digitali.

Sono attivi i corsi di Dottorato di ricerca AFAM?

Dall’anno accademico 2022-2023 (ciclo XXXVIII) l’Accademia di Belle Arti di Roma ha attivato due corsi di Dottorato: in Scienze del Patrimonio Culturale, in convenzione con l’Università di Roma Tor Vergata, e Dottorato in Culture, Pratiche e Tecnologie del Cinema, dei Media, della Musica, del Teatro e della Danza, in convenzione con l’Università di Roma Tre.
Inoltre, grazie al DM 470/2024 del 21 febbraio 2024, è attivo il Dottorato in Culture, Pratiche e Comunicazioni delle Arti Visive, in forma associata con l’Accademia di Belle Arti di Frosinone e con l’Accademia di Belle Arti di Firenze.

Questo dottorato è articolato su due curricula: Curriculum A) Strumenti, metodi e nuove tecnologie per la produzione artistica, e Curriculum B) Strumenti, metodi e nuove tecnologie per la comunicazione delle arti visive. I dottorati promuovono la formazione di artisti in grado di svolgere attività di ricerca, progettazione e produzione, interagendo criticamente con il mondo dell’arte contemporanea internazionale. Allo stesso tempo mirano a far sviluppare professionalità di alto profilo che possano inserirsi nel campo della comunicazione dell’arte presso istituzioni pubbliche e private, di livello nazionale e internazionale, utilizzando anche gli strumenti e le metodologie offerti dalle nuove tecnologie.
Nello stesso tempo, stiamo lavorando a un programma per l’inclusione e, in particolare, per gli ipovedenti e gli ipoudenti: utilizzando le tecnologie attuali siamo riusciti a declinare i vari passaggi dei processi artistici attraverso sollecitazioni tattili, in modo da rendere comprensibile la progettualità dietro le opere. Contemporaneamente, sono in atto molti altri progetti d’inclusione, attivi anche nell’ambito della fragilità sociale.

L’Accademia è aperta al pubblico?

L’Accademia è un istituto di formazione, ma anche un centro di ricerca e un polo culturale. Tutti gli eventi e le attività, dai convegni alle conferenze, alle mostre, sono aperti al pubblico esterno. Per quello che riguarda la libera formazione, c’è la possibilità di accedere, come uditori, ad alcuni corsi per un periodo limitato di tempo, durante l’anno accademico.

ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI VENEZIA

L’Accademia di Belle Arti di Venezia nasce il 24 settembre 1750 per volontà del Senato Veneto come “Veneta Academia di Pittura, Scultura e Architettura”: il primo direttore fu Giambattista Piazzetta, il primo presidente Giovanni Battista Tiepolo. Nel 1807 la Veneta Academia di Pittura, Scultura e Architettura venne riformata in “Accademia Reale di Belle Arti” e si trasferì nei locali, ormai non più adibiti al culto, del convento, chiesa e scuola di Santa Maria della Carità.
Alla scuola venne presto annessa una collezione dei maestri del passato, creata dagli insegnanti stessi, dai lasciti e dalle donazioni che pervennero sempre più numerose, costituendo così il nucleo dell’attuale museo nazionale, le Gallerie dell’Accademia. La collezione venne gestita direttamente dalla Scuola fino al 1879, anno dello scorporo fra funzione museale e funzione didattica con il definirsi di due distinte istituzioni che convissero, fino agli inizi del secolo attuale. 
La condivisione degli spazi si concluse con il trasloco della Scuola nel complesso sansoviniano dell’ex Ospedale degli Incurabili. Attualmente è presieduta dal dottor Michele Casarin e diretta dal professor Riccardo Caldura.


Intervista al direttore Riccardo Caldura

L’Accademia di Belle Arti di Venezia vive in un contesto storico e culturale unico in ambito nazionale e internazionale. Quale ruolo ricopre nel dialogo tra le testimonianze del passato e le ultime ricerche del contemporaneo?

L’Accademia è la più antica istituzione culturale veneziana in attività, ci troviamo lungo la Fondamenta delle Zattere, in un grande edificio della metà del Cinquecento, ubicato in una delle più importanti aree di concentrazione per le arti, in particolare contemporanee. Per noi, come per la città stessa, il dialogo tra tradizione e modernità è una costante. Impossibile non richiamarsi al significato, al valore, alla presenza continua del passato. La sfida, da sempre, è di considerare il passato una chance, una possibilità e non un retaggio affaticante. Credo che questa sia la scommessa della città nel suo insieme, non solo dell’istituzione per le arti. Venezia oscilla tra una dimensione che potremmo definire da cartolina del turismo internazionale e allo stesso tempo è la città che ospita una delle maggiori manifestazioni internazionali per le arti contemporanee, la Biennale d’Arte.

L’intuizione di Riccardo Selvatico, sindaco di Venezia di allora, d’istituire la Biennale d’Arte, fu per l’Accademia l’inizio di un percorso nuovo, non solo sul piano didattico e formativo, ma diede anche l’opportunità all’istituzione di partecipare ai nuovi progetti di sviluppo della città. In questo senso, nel 2011, in occasione della Biennale di Venezia, l’Accademia ha avuto l’incarico di coordinare e realizzare la prima, e finora unica, manifestazione nazionale delle migliori opere prodotte e selezionate dalle Accademie di Belle Arti statali. 

La storia dell’Accademia, come dimostrato dalle molteplici collaborazioni, continua a essere strettamente legata alle vicende della ricerca artistica che hanno contraddistinto le diverse lezioni dei grandi protagonisti dell’arte che vi hanno insegnato, una leva per proiettarsi nell’attualità, che si coniuga con una più generale attitudine alla creatività, che trova molti ambiti di applicazione in settori non strettamente attinenti alla sfera delle tradizionali arti visive.

Un esempio?

A marzo del 2025 abbiamo presentato il nuovo allestimento delle copie greco-romane, situato al primo piano della Sede Centrale degli Incurabili. Il riallestimento, oltre a valorizzare il patrimonio conservato, propone una rilettura della statuaria antica alla luce delle trasformazioni dell’insegnamento artistico e delle nuove prospettive della ricerca accademica. La Gipsoteca rappresenta la parte visibile di una più ampia raccolta di materiali conservati nell’Archivio Storico dell’Accademia. L’Archivio è stato dichiarato di interesse storico particolarmente importante dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali-Soprintendenza Archivistica per il Veneto, e di interesse locale dalla Direzione Beni Culturali della Regione Veneto. La documentazione conservata attesta l’intensa attività svolta dall’Accademia, dalla metà del XVIII alla metà del XX secolo, nell’organizzazione dei corsi e delle varie scuole, nella didattica, nell’allestimento e nella gestione delle Gallerie (fino al 1878), nella preparazione delle annuali esposizioni, nella conservazione e nel restauro di tutte le opere d’arte di Venezia e del Veneto.

Avvalendoci delle nuove tecnologie per digitalizzare il patrimonio archivistico, siamo riusciti ad aumentare l’accessibilità e la fruizione, favorendo la ricerca e la collaborazione scientifica. Grazie a un progetto dell’Accademia in collaborazione con la Soprintendenza Archivistica per il Veneto, finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, sono stati riordinati, inventariati e informatizzati il Fondo Storico, il Fondo Librario e il Gabinetto Disegni e Stampe (libri antichi, grafiche d’arte rare, disegni di studio). Inoltre, disponendo non solo della parte visiva – compresi gli studi di architettura d’invenzione, di imitazione degli antichi e di ornato, perché l’insegnamento dell’architettura veniva svolto in Accademia fino alla metà degli anni Venti del secolo scorso – ma anche della parte amministrativa, sarà possibile comprendere meglio la storia architettonico-artistica dell’intera regione e di quelle confinanti, l’intrecciarsi dei percorsi formativi, professionali di scultori, pittori e architetti, almeno fino a quando si è generata la Scuola Superiore di Architettura da cui lo IUAV. Il privilegio di lavorare sulla digitalizzazione di un archivio e su una più approfondita conoscenza di almeno due secoli di vita accademica ha intensificato le nostre collaborazioni con soggetti esterni.

Tra le ultime, chiuse da poco o in corso, con Ca’ Rezzonico per la mostra Rinascimento in bianco e nero, che era legata alla grande grafica rinascimentale cinqueseicentesca; con le Gallerie Nazionali dell’Accademia per la rappresentazione del corpo nella Venezia del Rinascimento, e con l’Istituto di Cultura di Budapest.

Vanno anche ricordati i percorsi di formazione e di scambio in ambito storico-artistico con l’Università Ca’ Foscari e l’Università di Padova: i loro dottorandi possono accedere all’Archivio e svolgere le loro ricerche, rendendo possibili nuove interpretazioni del materiale stesso.

Quali sono le priorità dell’offerta formativa?

In linea con la riforma delle Accademie varata nel 1999, la legge 508 da cui è discesa tutta la legislazione vigente, e il costituirsi dello specifico settore dell’Alta Formazione Artistico Musicale (AFAM) attualmente facente parte del MUR (Ministero dell’Università e Ricerca), nonché grazie a un generale rinnovo dell’offerta formativa, anche Venezia ha aperto la Scuola di Nuove Tecnologie dell’Arte (NTA) fin dall’anno 2000, a fianco agli insegnamenti di Pittura, Decorazione, Scultura, Grafica d’Arte, Scenografia, che svolgono la loro attività nel grande complesso cinquecentesco. Di recente abbiamo anche aperto un percorso triennale di Educazione, Mediazione e Comunicazione dell’Arte.

A Nuove Tecnologie dell’Arte, ospitata nei nostri nuovi spazi nell’isola della Giudecca, dove sono presenti aule didattiche e laboratori audio-video, si sviluppano ricerche artistiche nell’ambito delle applicazioni digitali, della progettazione multimediale, dell’art direction, della produzione audio-video e della fotografia.
La scuola di Pittura continua a svolgere, coerentemente con la sua storia, un ruolo marcato e riconosciuto nel contemporaneo. Ritroviamo molti dei nostri studenti nelle più rinomate fiere d’arte, in Biennale e nelle gallerie di valenza nazionale e internazionale. Si tratta di una realtà consolidata anche in termini di iscritti, con circa 500 studenti, a fronte però dell’aumento negli ultimi anni degli iscritti alla Scuola di Nuove Tecnologie dell’Arte, circa 450 su un numero complessivo intorno ai 1.700 studenti.

Quali nuovi spazi avete inaugurato negli ultimi anni di attività dell’Accademia?

Con una convenzione pluriennale con il Comune di Venezia è stato possibile dotare l’Accademia di un’ulteriore possibilità logistica per dedicarsi alla promozione di progetti sulle arti contemporanee sia nell’ambito cittadino che nazionale e internazionale. Abbiamo a disposizione per le attività espositive uno spazio, completamente ristrutturato qualche anno fa, flessibile e attrezzato con innovativi sistemi di movimentazione delle pareti e illuminazione: il Magazzino del Sale n. 3 (accanto al Museo Vedova). L’accurato lavoro di riqualificazione ha trasformato lo spazio in un importante luogo espositivo, nel pieno rispetto della splendida architettura in cotto e travi a vista dell’antico salone, dotandolo, come dicevo, di una grande e funzionale versatilità.

Da un paio d’anni è attiva anche la concessione dell’Autorità Portuale per la gestione di un edificio tardomedievale, l’ex Chiesa di Santa Marta, che ospita uno straordinario lavoro di architettura contemporanea: un auditorium progettato da Vittorio De Feo. Pertanto, la scelta di restare in una città come Venezia significa poter dare il proprio contributo in termini di riqualificazione funzionale della città stessa.

L’attenzione alla ricchezza e alla storia del territorio costituiscono aspetti imprescindibili del definirsi quanto del rinnovarsi della stessa ragion d’essere dell’Accademia; abbiamo scommesso sull’isola di Giudecca non solo per aprire nuovi laboratori, ma anche per assolvere un compito istituzionale: credere nella città e pensare che possa essere un luogo attivo della formazione come delle professioni future. Per di più stiamo scommettendo anche sulla terraferma, perché Venezia non è soltanto la meravigliosa isola collegata al continente dal Ponte della Libertà, è fatta anche delle entità urbane di Mestre e di Marghera. In Accademia generiamo produzione, non solo didattica, abbiamo bisogno di spazi adeguati alla costruzione delle scene e per confezionare i costumi.

Entro la fine del 2025 porteremo a termine il restauro e l’adeguamento dei laboratori di scenografia per la pittura di scena, per il costume e un’aula per il disegno teatrale, ubicati nel complesso di Forte Marghera, prospiciente la laguna. Si tratta di un ex capannone militare dei primi del Novecento; tutta l’area, circa 44 ettari, ora adibita a parco pubblico, era sorta come vocazione difensiva negli anni della caduta della Repubblica di Venezia. Avevamo bisogno di spazi adeguati alle produzioni che abbiamo in essere con i teatri veneziani (Fenice, Malibran) e per le collaborazioni con altri soggetti quali, ad esempio, il Teatro Olimpico di Vicenza.

Sono attivi i corsi di Dottorato di ricerca AFAM?

È attivo OPENSPACE, il corso di Dottorato di ricerca che indaga le intersezioni multimediali fra arti visive e digitali con le produzioni imprenditoriali, le ricerche scientifiche e culturali contemporanee. Il Dottorato prevede 8 posti: 6 con borsa, di cui 2 erogate da fondi ministeriali e 4 con fondi ministeriali e co-finanziamenti privati, più 2 ulteriori posti non dotati di borsa. L’intersezione fra le arti visive e le nuove tecnologie in relazione ai contesti imprenditoriali, culturali e territoriali è un ambito di ricerca molto richiesto.

I partner chiamati a cofinanziare i percorsi di Dottorato arrivano dal mondo imprenditoriale, dal mondo della ricerca scientifica (Consorzio RFX di Padova), e da un’istituzione internazionale di Madrid, la ThyssenBornemisza Art Contemporary (TBA 21 Academy). Parallelamente all’istituzione dei Dottorati abbiamo altre iniziative dedicate alla relazione tra arte e scienza che hanno generato la progettazione e la realizzazione in corso di due mostre: una in collaborazione con l’Istituto di Scienze Marine e il CNR di Venezia; un’altra che vede la collaborazione con il Consorzio RFX di Padova; un terzo appuntamento prevede invece la collaborazione con l’Osservatorio Astronomico di Bologna.

Tra gli obiettivi della proposta di Dottorato vi è la formazione di professionisti nell’ambito delle arti in grado di coniugare capacità creative e attenzione ai contesti nei quali si opera: una forma di educazione all’ascolto e alla ricezione delle istanze provenienti da più soggetti (privati e pubblici) come propedeutica alla progettazione e alla realizzazione dell’intervento artistico.

Nel percorso formativo sono previsti momenti di confronto e inserimento presso imprese private e istituzioni pubbliche?

Testare la propria abilità all’esterno delle mura protette dell’aula è un passo importante. Come ho accennato, in Accademia generiamo produzione non solo didattica; la formazione accademica è mirata all’individuazione delle competenze necessarie ad assolvere i compiti e le responsabilità dei futuri professionisti in un ambito delicatissimo come quello del complesso mondo delle arti.

Oltre ai percorsi condivisi con i principali teatri cittadini e regionali, con enti di ricerca e istituzioni universitarie, stiamo incoraggiando molto lo sviluppo di relazioni e progetti nel terzo settore. C’è una forte spinta verso nuove sinergie con le imprese private, legate alla produzione di beni, e con le istituzioni pubbliche, soggetti tutti che si rivolgono all’Accademia proprio per la possibilità che l’istituzione ha di coadiuvare processi di riqualificazione professionale e territoriale.

Su questo versante ci sono due progetti in corso, nella vicina regione del Friuli, sui temi della riqualificazione urbana e territoriale: uno in collaborazione con il Comune di San Vito al Tagliamento, per un’importante iniziativa, Palinsesti, un secondo nell’ambito del Bando Borghi PNRR Cultura, per la prima Open Academy rivolta a giovani artisti under 30, sia del territorio goriziano e transfrontaliero sia di provenienza nazionale e internazionale. Al centro del progetto la valorizzazione, il ruolo della cultura e dell’arte contemporanea nello sviluppo di Borgo Castello di Gorizia, con la realizzazione di tre percorsi di alta formazione, da sviluppare nel corso di tre annualità, gestiti da professori e studenti dell’Accademia in collaborazione con un’associazione locale e l’amministrazione cittadina.