Nei secoli il poema dantesco è stato rappresentato in modi diversi, mai stravolgendo l’idea originale, ma al contrario fortificandone, tramite le immagini, l’idea del viaggio stesso. Il grande pregio della Commedia è ancora oggi la sua versatilità: Dante è riuscito a offrire al lettore un’immagine dell’opera sempre attuale, mai banale e sicuramente incentrata sulle allegorie e sui protagonisti.

Quando Dante scrisse la sua opera omnia non pensava che nei secoli sarebbero state pubblicate una serie di edizioni illustrate di grandissimo pregio, soprattutto non avrebbe mai immaginato che l’arte e il racconto potessero fondersi in questa perfetta sintonia, alimentando un tale interesse internazionale. Di sicuro il poeta fiorentino ha offerto uno spunto di incredibile precisione per animare l’immaginazione di grandi artisti in tutta Europa.

Nel 2021, l’anno in cui ricorrono i settecento anni dalla morte del sommo poeta, la Divina Commedia sembra sempre più viva e attuale. Le immagini che nei secoli hanno accompagnato lo studio dell’opera sono stati un balsamo per la mente di studiosi e appassionati e hanno contribuito a far conoscere e a vivere pienamente la bellezza di una storia senza tempo, tra redenzione, spiritualità e ricerca del sé. Il potere della parola si è perfettamente combinato con la forza delle immagini nell’opera più iconica della letteratura italiana.

Le origini

L’anno giubilare ha sempre rappresentato un evento di grande rilevanza: un anno speciale di grazia, in cui si celebra la memoria dell’atto redentivo di Cristo. Il termine “giubileo” deriva dall’ebraico yobel, che significa “montone”. Inizialmente indicava l’ariete, il maschio adulto della pecora; in seguito si riferì al corno di questo animale, utilizzato come strumento musicale per annunciare al popolo ebraico l’inizio dell’anno giubilare, che veniva celebrato ogni cinquant’anni per dare un anno di riposo alla terra nella speranza di renderla più fertile. Nell’Antico Testamento il corno del montone era indicato con un altro termine, shofar.

Il primo Giubileo dell’era cristiana venne istituito da papa Bonifacio VIII nel 1300. Una delle prime testimonianze artistiche che lo ricorda è un affresco, attribuito a Giotto, nella basilica di San Giovanni in Laterano: raffigura Bonifacio VIII, con in mano la bolla Antiquorum habet, che concede la “grande indulgenza”. Da quando il papa istituì il primo Anno Santo l’indizione del Giubileo è sempre stata uno stimolo per incentivare la bellezza artistica e architettonica di Roma, trasformata in Città Santa.

Pellegrini di speranza: metafora di vita e arte

Il motto del Giubileo 2025 è “Pellegrini di speranza”, scelto da papa Francesco prima della sua scomparsa. Racchiude i due cardini dell’Anno Santo: la speranza e il pellegrinaggio, via attraverso cui si ottiene l’indulgenza. I motivi per cui si intraprendono dei viaggi, nella storia, sono svariati, a partire da Omero nell’Odissea, Dante nella Divina Commedia, fino a Kerouac. Ma i viaggi più degni di nota sono quelli fatti per motivi spirituali, ovvero i pellegrinaggi.

Il pellegrinaggio è un elemento fondamentale di ogni evento giubilare. Il vocabolo “pellegrino” deriva dal latino peregrinus che significa straniero, errante. “Pellegrini di speranza” è una metafora della vita in senso biblico ed esistenziale, perché l’umanità è in cammino. Il passaggio dell’uomo sulla Terra è temporaneo: si nasce, si vive e si muore. Si compie un viaggio, si è pellegrini.

Nonostante il passaggio dell’uomo sulla Terra sia labile, la sua presenza lascia delle orme, “fonti” che solcano la memoria. Le opere d’arte sono una testimonianza del suo cammino e rendono eterna la sua esistenza sulla Terra. “Transitare da un paese all’altro”, scriveva Francesco, “passare da una città all’altra nella contemplazione del creato e delle opere d’arte permetterà di fare tesoro di esperienze e culture differenti, per portare dentro di sé la bellezza che, armonizzata dalla preghiera, conduce a ringraziare Dio per le meraviglie da lui compiute”.

La Bibbia come "libro dei pellegrinaggi"

Numerose sono le rappresentazioni artistiche che trattano questa tematica perché, come afferma il cardinale Ravasi, la Bibbia è il “libro dei pellegrinaggi”. A partire dal primo pellegrinaggio dell’umanità biblica, quello che i progenitori hanno compiuto dopo essere stati plasmati da Dio. In questo articolo ci si limita a ricordare alcune delle opere d’arte più significative che illustrano questo tema. Un primo esempio di pellegrinaggio può essere quello compiuto da Adamo ed Eva. Masaccio negli affreschi della Cappella Brancacci a Firenze dipinse la Cacciata di Adamo ed Eva dall’Eden. Le figure sono rappresentate nel momento in cui l’angelo di Dio li caccia. Adamo piange coprendosi il volto. Eva, che dopo il peccato originale è consapevole della propria nudità, cerca di coprirsi i seni e il pube. Il suo volto rappresenta uno dei vertici più drammatici della pittura.

Il tema del pellegrinaggio è ricorrente anche nel Vangelo. L’opera Il censimento di Betlemme del fiammingo Pieter Bruegel il Vecchio raffigura Maria e Giuseppe arrivati a Betlemme per il censimento. La loro sacralità è ignorata, sembrano una coppia come tante che sta per avere un bambino e deve registrarsi. Il tema è affrontato in modo realistico, una scena biblica viene inserita in un contesto quotidiano. Un’altra opera da citare è il Riposo durante la fuga in Egitto di Caravaggio. Un angelo, visto di spalle, suona il violino, gli occhi fissi su una partitura tenuta da san Giuseppe, contadino scalzo seduto sopra un sacco, con un fiasco a portata di mano.

Ero straniero e mi avete accolto…

Le opere fin qui descritte non solo raffigurano eventi religiosi, ma li trasformano in un’immagine attuale, dove “il viaggio” diventa un’esperienza di difficoltà. Suggeriscono che il pellegrinaggio è una condizione umana universale. È possibile così creare un parallelismo tra la storia del passato e la realtà attuale: da Masaccio, Bruegel, Caravaggio approdando agli artisti contemporanei come Banksy. In questa prospettiva, il viaggio assume un carattere di pellegrinaggio forzato, che richiama il tema della migrazione e delle difficoltà dei viandanti, sottolineando quello della manca za di accoglienza, centrale nei racconti evangelici.

Banksy, a Venezia, realizza la frigura di un bambino sopravvissuto a uno sbarco: indossa il giubbetto di salvataggio e alza verso il cielo un razzo segnaletico che emana un fumo denso di colore, un bagliore di speranza. Banksy ha lanciato un grido per mantenere viva l’attenzione sul fenomeno migratorio. 

Il Giubileo s’inserisce in un contesto geopolitico di forti tensioni. Basti pensare alle guerre che devastano molte aree del mondo: Ucraina, Terra Santa, Sud Sudan e altre 56 tuttora nel pianeta. 

In questo scenario il Giubileo offre una risposta alla “cultura dello scarto”, contro cui papa Francesco si è spesso espresso. La risposta è la misericordia. Come ha detto il cardinale Kasper, non si tratta di una spiritualità “dagli occhi chiusi”, ma di occhi, cuori e mani aperti, pronti ad agire per chi soffre. Papa Francesco ricordava: “Ero straniero e mi avete accolto… tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

Francesco, un papa contemporaneo

Durante il suo pontificato, papa Francesco ha manifestato un profondo interesse per l’arte contemporanea, considerata un mezzo per entrare in contatto con la bellezza, la giustizia sociale e la fede. Nel 2024 ha compiuto un gesto senza precedenti visitando la Biennale d’Arte di Venezia: mai prima d’ora un pontefice aveva preso parte a una delle manifestazioni più rilevanti del panorama culturale internazionale. Si è recato nel padiglione della Santa Sede, nel carcere femminile della Giudecca, per ammirare la mostra Con i miei occhi, ispirata a un suo stesso invito: “Guardare negli occhi del prossimo”. 

Quest’anno la Chiesa ha rinnovato il dialogo con l’arte attraverso una serie di progetti realizzati per il Giubileo. Il tema centrale è Spes non confundit, la speranza non delude. Ne è stata il cuore simbolico la mostra Conciliazione 5, che esponeva le opere del cinese Yan Pei-Ming. Queste iniziative, ovvero la visita di papa Francesco alla Biennale, l’apertura simbolica di una Porta Santa nel carcere di Rebibbia, hanno fatto parte di un progetto più ampio che racchiude il senso del Giubileo: offrire prospettive nuove a coloro che sperimentano situazioni di disagio. In febbraio si è svolto anche il Giubileo degli artisti, dove esperti di prestigiose istituzioni si sono riuniti per esplorare strategie per la valorizzazione del patrimonio culturale.

Una presenza internazionale

Nata nel 1922, la Scuola Mosaicisti del Friuli ha instaurato fin dagli esordi un’interazione con artisti di diversa formazione e intenzione creativa. Sono ormai note le tante opere musive realizzate dalla Scuola in tutto il mondo nei suoi oltre 100 anni di vita, con l’apporto di ideatori operanti all’interno dell’istituto o nei circuiti artistici che gli gravitano attorno: ricordiamo i mosaici della Fontana delle rane a Monza (1923), su progetto di Raimondo D’Aronco e ideazione di Enrico Miani, quelli del Foro Italico a Roma (1933-37), su ideazione di Gino Severini, Angelo Canevari, Giulio Rosso e Achille Capizzano, i mosaici su ideazione di Mario Deluigi nelle centrali idroelettriche di Somplago e Soverzene e nell’atrio della Stazione Santa Lucia di Venezia (anni Cinquanta), i numerosi mosaici su ideazione di Fred Pittino in Italia e all’estero (tra anni Quaranta e Settanta), i mosaici del Santo Sepolcro a Gerusalemme, su ideazione di Blasios Tsotsonis (anni Novanta), la Saetta iridescente, su ideazione di Giulio Candussio a Ground Zero (2004), i mosaici della Volksbank di Graz, su ideazione di Cristina De Leoni (2010), nonché quelli per la scuola primaria Narvesa di Pordenone, su ideazione di Stefano Jus (2024), solo per citarne alcune. 

Si tratta di opere che connotano gli spazi in cui viviamo rendendoli luoghi vivi e speciali grazie alle idee, ai progetti che prendono forma ed espressione nel mosaico, nella sua texture materica, fatta di discontinuità, frammentazione, alternanza di tessere e fughe, irradiazione, svariate soluzioni combinatorie tra materiali diversi. Del resto oggi il mosaico rappresenta un campo aperto di possibilità: materiali vecchi e nuovi entrano in gioco nella composizione, possono essere usate tessere di forma irregolare, di dimensioni diverse, posate con differenti inclinazioni sulle superfici, creando un’animazione materica molto suggestiva. 

Il mosaico oggi può essere pelle, rivestimento, decorazione, interpretazione, ri-creazione, espressione personale, opera monumentale, ma anche oggetto, installazione, modulo tridimensionale, superficie da esplorare. In tutto questo il mosaico non deve dimenticare la propria natura e il mosaicista non deve cadere nella meccanica, pedissequa riproduzione quando si trova a ri-creare un bozzetto o un’opera. Deve interpretarne l’anima, il ritmo della composizione, ma con il linguaggio autonomo del mosaico.