Mostra a cura di Gabriella Belli e Bruno Corà, in collaborazione con la Fondazione Burri di Città di Castello. Progetto allestimento di Mario Botta.

Collezione Giancarlo e Danna Olgiati.

Nel corso della storia dell'arte, pochi artisti hanno esercitato un'influenza così profonda e duratura come Katsushika Hokusai. La sua maestria nel catturare l'essenza della natura giapponese ha portato uno sguardo inedito e ispirato generazioni di artisti occidentali, tra cui Pierre Bonnard, Paul Gauguin, Vincent Van Gogh e Claude Monet.

Questi pionieri dell'Impressionismo e del Post-Impressionismo hanno trovato nella poetica visiva di Hokusai una fonte di rinnovamento, un invito a esplorare, con linguaggi visivi nuovi, la bellezza silenziosa e sottrattiva di paesaggi che sfuggono alla frenesia della vita moderna.

L'Occidente, in un periodo di crescente industrializzazione e urbanizzazione, si è rivelato particolarmente suscettibile al fascino discreto del Giappone, alla sua capacità di evocare emozioni profonde attraverso la semplicità e l'essenzialità.

La cultura giapponese, con la sua attenzione al dettaglio e alla transitorietà, ha offerto agli artisti occidentali una nuova prospettiva, che trascende il mero atto della rappresentazione formale. Attraverso l'osservazione attenta e la meditazione, Hokusai e i suoi seguaci hanno saputo trasformare la realtà in poesia visiva, alla ricerca di una connessione con la natura e di un rinnovato significato del concetto di Bellezza.

In questo contesto, l'eredità di Hokusai si manifesta in un più ampio movimento culturale che ha abbracciato l'estetica giapponese, rivelando un desiderio collettivo anche in occidente di riscoprire la meraviglia del mondo e di celebrare la fragilità della vita attraverso l'arte.

Anche la fotografia ha abbracciato questa estetica e, nel vasto panorama della fotografia contemporanea, “Mosir” il lavoro fotografico di Michio Kurose si distingue come un delicato omaggio alla bellezza intrinseca della natura, un invito a una contemplazione profonda che affonda le radici nella tradizione della fotografia analogica. Attraverso la maestria della stampa in camera oscura, egli non si limita a catturare immagini, ma crea un’esperienza visiva che invita l’osservatore a immergersi in un dialogo intimo con il mondo naturale.

Le sue fotografie a colori, stampate in autonomia in un formato medio A3+, si presentano come aperture su un universo evanescente, dove l’assenza umana consente al silenzio di permeare ogni scatto. I paesaggi, caratterizzati da foreste e terre innevate, si trasformano in composizioni quasi astratte, in cui le cromie evocano tonalità pastello, suggerendo una delicatezza e una leggerezza che sfumano i confini tra il reale e l’ideale, o si perdono in segni grafici essenziali. Le immagini di neve, con la loro palette ridotta, si avvicinano a monocromi che richiamano l’estetica del “wabi-sabi”, celebrando l’estetica della semplicità, dell’imperfezione e della transitorietà.

Con coerenza, il lavoro di Kurose raccoglie tutta l’essenza della poetica orientale intrinsecamente orientata verso il concetto di “sottrazione”. In un’epoca in cui la frenesia quotidiana tende a farci dimenticare la meraviglia, il fotografo invita a rallentare, a dedicare tempo e attenzione a uno sguardo che si perde nella vastità della natura incontaminata. La capacità di meditare sui paesaggi, di cogliere la complessità semplice della Natura che ci nutre e circonda, è ciò che rende il lavoro di Michio Kurose così potente e risonante, anche in occidente.

In questo contesto, la scrittura del segno grafico giapponese, con la sua essenza di sintesi e profondità, si riflette nella sua fotografia: ogni scatto diventa un “kanji” visivo, un simbolo che racchiude in sé un significato profondo: un invito a esplorare in silenzio non solo il paesaggio esteriore, ma anche - e soprattutto - quello interiore. La sua arte si trasforma in un atto di meditazione, un momento di sospensione in cui l’osservatore è chiamato a riflettere sulla propria esistenza e sul legame con l’elemento naturale.

Ogni stampa è un Momento-Archetipo del tempo e dello spazio che, pur nella sua apparente linearità, racchiude una profondità di significato e una bellezza che è senza tempo. Una fotografia che, oltre a immortalare la realtà, si trasfigura in un’esperienza sensoriale il cui monito resta la necessità e l’importanza di fermarci e Osservare, con gli occhi e con il cuore.

Anche alle nostre latitudini Mosir di Michio Kurose rappresenta un invito a esplorare la quiete e la meraviglia nell’apparente semplicità. Attraverso il suo obiettivo, ci accorgiamo di quanta poesia risiede nel silenzio.

In occasione dell’edizione 2025 del Premio Cairo, ARTE, il mensile di Cairo Editore diretto da Michele Bonuomo, invita tutti gli appassionati d’arte, collezionisti, studenti e curiosi a un evento unico: la mostra “I grandi autoritratti per Arte”, ospitata nelle prestigiose sale del Museo della Permanente di Milano, dal 14 al 19 ottobre 2025, a ingresso libero.

 

Un viaggio nella storia dell’arte contemporanea attraverso l’autoritratto

Tra il 1980 e il 1982, le copertine del mensile ARTE hanno ospitato una straordinaria serie di autoritratti commissionati a quattordici Maestri dell’arte italiana e internazionale: Enrico Baj, Antonio Bueno, Pietro Consagra, Primo Conti, Flavio Costantini, Franco Gentilini, Renato Guttuso, Robert Kushner, Carlo Maria Mariani, Fausto Melotti, Ennio Morlotti, Meret Oppenheim, Giulio Turcato, Renzo Vespignani.
Queste opere, realizzate con tecniche diverse – tempera, acquerello, olio, fotografia, collage – e in formati differenti, rappresentano un patrimonio artistico di altissimo valore, capace di raccontare il ruolo originale e innovativo di questi artisti nel panorama nazionale e internazionale.

L’isolamento degli oggetti e il silenzio quasi metafisico in cui sono immersi generano un senso di malinconico ed enigmatico spiazzamento che ce li fa percepire nella loro natura quasi intima, ed è questo che caratterizza l’essenza della ricerca pittorica di Domenico Gnoli. Seppure la sua pittura incroci i percorsi dell’Iperrealismo, della Pop art e del Surrealismo, dialogando con i grandi artisti internazionali a lui contemporanei, tra cui Bacon, Balthus, Dalì, Magritte, Shahn e Sutherland, la sua ricerca si confronta anche con una tradizione interna alle ragioni della pittura italiana: da Masaccio e Piero della Francesca a De Chirico, Carrà, Severini e Campigli. Tuttavia, l’opera di Gnoli rifugge facili classificazioni e semplici accostamenti stilistici: merito di questa mostra è quello di restituire l’autonomia, coerente e solitaria, alla ricerca di quest’artista, animata da uno stile unico e immediatamente riconoscibile.

Renato Guttuso
Massi Ninni
Renato GUTTUSO, 1981, matita e tempera su carta
Un’occasione irripetibile: gli originali esposti per la prima volta

Gli autoritratti, veri gioielli d’arte, sono stati recentemente ritrovati negli archivi dell’Editoriale Giorgio Mondadori (oggi Cairo Editore) e vengono presentati per la prima volta al pubblico proprio in occasione del Premio Cairo 2025.
Questa mostra offre la possibilità di ammirare da vicino opere inedite e di altissima qualità espressiva, che testimoniano la storia, la poetica e la personalità di alcuni dei più grandi Maestri del Novecento. Un’occasione imperdibile per chi ama l’arte contemporanea, la storia dell’arte e il collezionismo.

Gli autoritratti, ritrovati negli archivi dell’Editoriale Giorgio Mondadori (oggi Cairo Editore), saranno esposti per la prima volta al pubblico: un’occasione rara per scoprire veri gioielli d’arte e immergersi nella creatività dei grandi Maestri.

📍 Museo della Permanente, Milano
📅 14-19 ottobre 2025
🎟️ Ingresso libero
In occasione del Premio Cairo 2025