La Venere degli stracci, l'opera più famosa del maestro Michelangelo Pistoletto, si trova in diversi musei
Cairo Editore
La Venere degli stracci, l'opera più famosa del maestro Michelangelo Pistoletto, si trova in diversi musei

L’arte è sempre stata per Pistoletto uno strumento per coinvolgere la società e incidere concretamente sui processi di sviluppo. Crede di esserci riuscito?

«Con il Terzo Paradiso sono sicuro di aver codificato una formula che consente di superare gli squilibri del nostro pianeta. Nello stesso tempo ho messo in atto una serie di azioni concrete. Basti pensare che nel mondo ci sono 230 Ambasciate del Terzo Paradiso-Cittadellarte, probabilmente più di quelle dello Stato italiano. Ognuna agisce con una propria strategia sui territori. Un altro esempio pratico è il riconoscimento da parte dell’Unesco di Biella Città Creativa, rappresentata dal simbolo del Terzo Paradiso. Quella legittimazione per il luogo dove sono nato e opero con Cittadellarte è stata poi l’occasione per attivare una nuova concezione urbana denominata “Città Arcipelago” che coinvolge 74 comuni della provincia».

Ha detto che l’arte, come tutti i settori, è animata da pochi campioni e da tanti gregari. Chi sono i bomber?

«Quelli che realizzano opere inaudite. Sicuramente Joseph Beuys e tra i contemporanei seguo con interesse l’attività di JR, in particolare i suoi interventi di arte pubblica che coinvolgono intere comunità».

Cosa lascia in eredità?

«Uno spazio vuoto dove si può produrre la creazione. Tutti possono fare parte di questo spazio non come spettatori ma come attori».

A novant’anni è sempre convinto di “morire giovane”?

«È evidente, più vado avanti, più morirò giovane».

Questo approfondimento è tratto dal n. 595 di Arte. La rivista di arte, cultura e informazione è acquistabile in edicola o sul sito di Cairo Editore.

Arte Marzo 2023
Arte
Arte Marzo 2023
Il legame di Bill Viola con l'Italia

«Il fascino di Bill per il mondo dei video è iniziato da bambino», racconta Perov. «Aveva solo nove anni e quel bagliore blu del monitor lo catturò, quando nella scuola elementare nel Queens, a New York, era addetto a spostare il televisore su un carrello da un’aula all’altra, per le lezioni dei bambini». Nato a New York nel 1951, di origini italo-americane, Bill Viola ha un dialogo aperto con il nostro Paese, nell’arte e nella vita. Nel 1974 a Firenze imparò a conoscere la grande storia dell’arte italiana, con uno sguardo attento al Rinascimento e al primo Manierismo. Ma oltre a un ideale Grand Tour d’artista, a Firenze intrecciò anche profonde relazioni con il mondo più sperimentale della scena di quegli anni. Si fece notare come il “tecnico americano”, direttore di produzione dello studio di videoarte Art/Tapes/22. La posizione gli permise di entrare in contatto con una realtà di grande fermento e di collaborare con artisti europei e americani, da Giulio Paolini a Mario Merz, da Jannis Kounellis a Vito Acconci. Quei diciotto mesi intensi sono stati preceduti da una iniziale formazione accademica nel clima politico rovente e iperconcettuale dei primi anni ’70, nel dipartimento di studi sperimentali del College of visual and performing arts della Syracuse University a New York, dal 1969 al 1973.

Suono spazio tempo

Un aspetto mai eccessivamente raccontato di questi suoi anni di formazione è lo studio del suono. Prima dell’immagine, infatti, nell’opera di Viola, è venuta la conoscenza e la sperimentazione musicale, tra minimalismo ed elettronica. Oltre a essere già un musicista, in particolare un batterista, iniziava a trafficare con la cinepresa per passare in fretta dalla pellicola al video. Il suo professore d’arte allora era Jack Nelson, mentre al suono fu introdotto da Franklin E. Morris (1920-2018), per continuare con David Tudor (1926-1996), storico collaboratore di John Cage (1912- 1992). La sua sperimentazione nella videoarte è attenta al propagarsi del suono in uno spazio e in un tempo sospesi e amplificati. Viola “scolpisce” l’esperienza del visitatore nella sua spazialità, come una partitura da plasmare. Per lui il fenomeno del suono è stato centrale. Negli anni ’70 e ’80, è un protagonista della scena video più radicale, parte di quella generazione che ha raccolto il testimone da maestri come Nam June Paik (1932-2006), con la sua deriva tecnologica e astratta; oppure Bruce Nauman (1941), con la sua lente tutta psicologica sul corpo e sulle sue azioni. Presto Viola prende distanza da questi due pionieri, usando nuovi criteri e nuovi paradigmi.

Immagine dell'opera di Egon Schiele, La Famiglia, 1918
Belvedere Museum, Vienna
Egon Schiele, La Famiglia, 1918

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Oriente e occidente

È un’evoluzione che ha il suo apice nelle opere di quegli anni in stretta relazione alla storia dell’arte, come il video The greeting (1995) ispirato alla Visitazione di Pontormo; oppure Catherine’s room (2001), dedicato alla figura di Caterina da Siena, ma anche Passions (2000). Sono tutte opere di chiaro richiamo al Rinascimento italiano, ma dimostrano anche la sua inclinazione e la sua profonda conoscenza della cultura orientale, dal Sufismo al Buddhismo, dalla Persia al Giappone, dove si reca in uno dei molti viaggi a studiare la filosofia buddhista Zen. È proprio dall’incontro tra questi due mondi, tra Oriente e Occidente, a emergere una lettura possibile della sua opera. Costante è, ad esempio, il dialogo con le composizioni e le partiture di pale d’altare e polittici antichi. Lo schema da lui delineato fa confluire l’immagine, i valori e l’iconografia cristiana in una sospensione emotiva prossima alle filosofie orientali. Esemplare in questo è Emergence (2002), in cui i temi di fondo si estremizzano. Si amplifica la percezione degli stati emotivi interiori. Qui Viola mette in scena unasoglia metaforica e sospesa tra vita e morte. E poi The raft (2004), a travolgere i sensi con un diluvio improvviso. I temi restano e tornano, ma negli anni si radicalizzano. «Bill ha tenuto il passo di tutte le rivoluzioni tecnologiche di questi decenni, ma la sua immagine in movimento non ha voluto altro che catturare l’essenza della nostra esistenza», conclude Kira Perov. Vita, morte, viaggio, luce, movimento, colore, spiritualità sono solo alcune particelle dell’atmosfera composita creata dalla videoarte di Bill Viola, il più classico degli sperimentatori elettronici.