Visitatori di Miart 2023
Miart
Visitatori di Miart 2023
Oltre a Miart: l'offerta di Mia e (Un)fair

Insieme a Miart, la stagione primaverile delle fiere milanesi è caratterizzata da Mia-Milano image art fair e (Un)fair. Svoltasi dal 23 al 26 marzo, Mia è la più prestigiosa mostra-mercato italiana esclusivamente dedicata alla fotografia, in grado di coinvolgere oltre 100 espositori di cui il 30% provenienti dall’estero. Creata nel 2011 dal collezionista Fabio Castelli, ha avuto il merito di professionalizzare un settore dove si possono ancora realizzare ottimi affari partendo da 2-3 mila euro. Accanto ai maestri classici come Gabriele Basilico, Franco Fontana o Mario Giacomelli, la fiera è attenta ai fenomeni emergenti e agli aspetti multidisciplinari di un’indagine che dialoga con scultura, installazione, pittura e video, come emerge da Beyond photography, una delle sezioni più apprezzate. (Un)fair si rivolge alla nuova generazione di collezionisti ed espositori promuovendo ricerche underground che spesso rimangono ai margini del sistema ufficiale, come la Street art, l’Art brut, il fumetto o l’illustrazione. Non mancano progetti che si animano solo in rete, autodidatti o veri e propri outsider. Alla seconda edizione, andata in scena dal 3 al 5 marzo, opere a partire da 500 euro.

Arte Aprile 2023: speciale Milano, Miart, la fiera, i musei, le fondazioni e le gallerie di Arte contemporanea da scoprire a Milano
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Arte Aprile 2023: speciale Milano, Miart, la fiera, i musei, le fondazioni e le gallerie di Arte contemporanea da scoprire a Milano

Questo approfondimento è tratto dal n. 596 di Arte. La rivista di arte, cultura e informazione è acquistabile in edicola o sul sito di Cairo Editore.

Catalogo dell'Arte Moderna n.57

È il Maestro Ercole Pignatelli con l’opera Bosco magico (2016, particolare) il protagonista di copertina del CAM 57: ne scrivono Fortunato D’Amico, profondo conoscitore dell’artista, e Giovanni Faccenda, curatore del nostro Catalogo.

 

Nella prima parte, come tradizione, alcuni approfondimenti: la Divina Commedia nell’immaginario artistico dal 1400 ad oggi, di Claudia Trafficante; l’Italia vista dagli artisti nei decenni successivi all’Unità, di Daniela Brignone; il rapporto tra moda e fotografia visto da Alessia Locatelli; Celant, Christo, Daverio, Gastel, Mari nel ricordo di uno dei più grandi galleristi italiani, Massimo Minini; Malisa Longo scrive di Arte ed erotismo, seguono Arte e Agenda ONU 2030, di Valentina Maggiolo; Il coprifuoco dell’Arte, di Andrea De Liberis; Dal Futurismo al Covid, di Lia Bronzi.

 

Come sempre, la prima sezione dell’annuario presenta venti Grandi Maestri selezionati dal curatore, tra cui Boccioni, Burri, De Chirico, Fontana, Modigliani, Rosai, Sironi e altri, con le aste più importanti dell’ultimo anno.

 

La seconda sezione presenta oltre 900 artisti confermando quanto il Catalogo sia apprezzato e seguito grazie alla struttura efficace e consolidata: le schede degli artisti in ordine alfabetico, le quotazioni, le esposizioni, le aste, le note biografiche, le opere. Le pagine a colori e i dossier tematici – tra cui “Fotografia” e “Arte Plastica” – confermano il ruolo del Catalogo come indispensabile strumento di promozione e di consultazione.

 

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Il percorso della mostra a Palazzo Strozzi: gli inizi della collezione Sandretto

Il percorso si dipana dal piano nobile e riunisce 72 opere scelte tra le circa mille che compongono la raccolta. La sezione iniziale, God save the Queen, si apre con la prima opera acquisita da Patrizia Sandretto, 1000 names di Anish Kapoor del 1983, scultura di piccole dimensioni caratterizzata dall’uso del pigmento rosso, decisamente più minimale delle odierne “muscolari” creazioni dell’anglo-indiano. Dopo questo inizio anni Ottanta, ci si immerge nella Londra del decennio successivo – luogo e momento di origine della collezione e periodo “mitico” per l’arte contemporanea, passaggio fondante per molta arte successiva: tra vanitas, memento mori e altri temi, si incontrano tra l’altro le tele popolate di farfalle di Damien Hirst, i ritratti capovolti di Glenn Brown, i perturbanti tableaux di Sarah Lucas.

L'indagine sull'artista contemporaneo e la storia dell'Italia raccontata da artisti italiani

La tappa successiva (ogni sezione occupa una sala, in una scansione ben leggibile) si intitola Art matters. Qui, l’artista contemporaneo viene indagato come un moderno alchimista, impegnato nella sperimentazione sempre più varia e complessa sui materiali. Un’opera-simbolo in questo senso è la scultura che produce schiuma di David Medalla, ma ci sono anche i quadri “all’uncinetto” di Rosemarie Trockel e i “frottage/trasferelli” di Rudolf Stingel, come li definisce scherzosamente Galansino.

Opere di Maurizio Cattelan in mostra a Palazzo Pitti
Opere di Maurizio Cattelan in mostra a Palazzo Pitti

L’arte di casa nostra è invece protagonista di Made in Italy, un “all star” di artisti italiani odierni celebri anche all’estero: Vanessa Beecroft, Lara Favaretto, Paola Pivi, Roberto Cuoghi e, il più presente come numero di opere, Maurizio Cattelan. «Oltre che di artisti italiani», commenta il curatore, «qui si parla molto dell’Italia: le Brigate Rosse, l’immigrazione, gli attentati mafiosi di inizio anni Novanta... Generalmente con un tono pop-ironico, ma consapevole della drammaticità dei temi».

Fotografia, arte politica e femminile: le artiste straniere e italiane della Collezione Sandretto

Nella sala Identities il filo conduttore è la necessità di riappropriarsi di sé e di reinventarsi nella società di massa avanzata, attraverso le opere di Cindy Sherman, Shirin Neshat, Barbara Kruger. A sua volta Places getta uno sguardo sulla fotografia contemporanea concentrandosi sulla scuola di Düsseldorf; Bodies testimonia invece del ritorno alla figurazione in scultura e in pittura, partendo da precursori come Charles Ray e giungendo ai più giovani. «Anche qui, il taglio è decisamente politico, in particolare nei lavori di Andra Ursuta e Lynette Yiadom-Boakye – i dipinti di quest’ultima ci parlano dell’assenza dei corpi di colore nella storia dell’arte».

In parallelo, nella dinamica di continui flussi e riflussi che caratterizza il contemporaneo, c’è anche il ritorno all’astrazione evidenziato nella sezione Abstractions che comprende innovatori come Tauba Auerbach, Wayde Guyton, Albert Oehlen, Cecily Brown, ma anche la fotografia di Wolfgang Tillmans. Più immaginifica l’atmosfera della sezione Mythologies, così raccontata da Galansino: «Sembra, per certi versi, una mostra a parte: nell’installazione di Adrian Villar Rojas, nell’enorme Sirena di Thomas Schütte si crea un’archeologia di un futuro da film di fantascienza con corpi contaminati, corrotti dal tempo, anzi catalizzatori del tempo». In questa sezione anche Giulia Cenci (vincitrice del Premio Cairo 2022).

Il grande razzo nel cortile di Palazzo Strozzi: cosa significa

La videoarte, per anni protagonista incontrastata di biennali e grandi rassegne, è rappresentata nella sezione Stories: qui si spazia «dal famoso video su Zidane di Philippe Parreno ai paesaggi invernali di Ragnar Kjartansson». All’interno di questa sezione, ospitata negli spazi sotterranei della Strozzina, si svolge tutti i giorni anche la performance This you di Tino Sehgal, tra gli autori più radicali nel perseguire la smaterializzazione dell’opera d’arte.

Il razzo di Goshka Macuga nel cortile di Palazzo Strozzi
Il razzo di Goshka Macuga nel cortile di Palazzo Strozzi

 

L’inedito della mostra, infine, commissionato per l’occasione dalla Fondazione Sandretto, parla di viaggi spaziali e mondi futuribili, di «fantasia e realtà, aspirazioni e fallimenti», come afferma l’autrice, la polacca Goshka Macuga. Collocata nel cortile del Palazzo, la sua opera Gonogo è un enorme e lucido razzo, posto su una rampa di lancio fluorescente e collegato a una piattaforma digitale. «Non è facile “pescare” in una raccolta così varia. Ma vedendo la mostra finita sono convinto che ce la siamo cavata bene, mantenendo una narrazione principalmente per temi ma in parte anche cronologica, in un’architettura bellissima ma difficile. Qualche mese fa non ero così ottimista», riflette il curatore. «L’arte è una storia della quale non si scrive mai la fine, ma nel caso della Collezione Sandretto bisogna dire che di stelle, di nuovi parametri e valori ne sono stati scoperti davvero tanti. Naturalmente ogni collezionista fa le sue scelte e non tutti gli artisti acquisiti hanno avuto la fortuna prevista. Ma è impressionante vedere, in una collezione di più di mille lavori, quanti di questi siano opere centrali nella carriera dell’artista, sempre comprati al momento giusto. Va detto che i grandi collezionisti diventano anche “arbiter elegantiarum”: prima le tendenze si seguono, poi si anticipano e infine sei tu a lanciarle».