Arte pubblica e installazioni
Fondata nel gennaio 2016 con l’intento di soffermarsi su giovani artisti internazionali emergenti o in fase di affermazione, Magma gallery ha un’intensa programmazione espositiva, costellata soprattutto da mostre collettive. Interventi site specific, installazioni, nuova pittura astratta, figurazione e molto altro: le scelte curatoriali sono di volta in volta declinate su lessici differenti. Alla base c’è una spinta di ricerca che vede Magma concentrarsi sulla pluralità tipica del nostro tempo. Accade anche nelle fiere, dove spesso la galleria ha partecipato con progetti espositivi, come nel caso di Urvanity 2020 Madrid, con la mostra di gruppo di Jan Kaláb, Franco Fasoli e Andrew Schoultz. La galleria si occupa pure di progetti in spazi pubblici, come è accaduto nel 2021 con la prima personale in Italia di Okuda San Miguel nell’ex chiesa di san Mattia. (Via Santo Stefano 164, www.magma.gallery).
Mostre per ogni generazione
Giuseppe Lufrano fonda Otto gallery nel 1992 e la chiama così per sottolineare il numero di anni che mancavano al fatidico 2000. Cifra fortunata per la galleria, che ha sede in uno storico palazzo nel cuore della città dove presenta mostre ad ampio raggio. Da un lato c’è l’attenzione per nomi storicizzati come Eliseo Mattiacci e Marco Gastini, dall’altro per artisti più giovani come Davide Mancini Zanchi, fino alla generazione di mezzo, quindi Arcangelo, Luigi Carboni e molti altri. Tra le mostre recenti più stimolanti, la personale di Vera Portatadino e la collettiva Tetraedro, con opere tra gli altri di Gabriele Arruzzo, Beatrice Meoni, Nero / Alessandro Neretti e Studio Nucleo. (Via D’Azeglio 55, www.otto-gallery.it).
Arte di ricerca minimalista, arte concettuale e altro
La galleria P420 nasce nel 2010 grazie all’intuito e all’operatività di Alessandro Pasotti e Fabrizio Padovani, concentrandosi su artisti di area minimalista e concettuale attivi sin dagli anni ’60. Da Richard Nonas a Paolo Icaro, a Irma Blank, la galleria ha progettato e curato mostre di altissimo profilo. Ma c’è una profonda attenzione anche verso gli artisti delle ultime generazioni, basti pensare ad Adelaide Cioni, ma anche ad artisti come Riccardo Baruzzi, Shafei Xia e Pieter Vermeersch. Contestualmente la galleria porta avanti una programmazione editoriale, con libri e monografie progettate con cura. (Via Azzo Gardino 9, www.p420.it).
Fotografia, performance e avanguardia
Michelangelo Pistoletto, Giulio Paolini e Gilberto Zorio sono tra i primissimi artisti con cui Studio G7 ha collaborato agli esordi della sua attività. Nel 1973 Ginevra Grigolo avvia la galleria, guardando anche alle esperienze della fotografia di ricerca, alla performance e ad altri ambiti d’avanguardia, affiancando poi l’attività espositiva con la pubblicazione di un bollettino cartaceo. Dagli anni ’80 la galleria lavora con i Poirier, con LeWitt – che concepirà dei wall drawing nei suoi spazi – e ancora con David Tremlett, Flavio De Marco, Hidetoshi Nagasawa e altri artisti. Tra i nomi di particolare interesse, anche della storia recente della galleria, ci sono Franco Guerzoni e Gregorio Botta. Tra gli altri artisti di riferimento, anche esponenti delle ultime generazioni come Caterina Morigi e Davide Tranchina. Dal 2019 la direzione della galleria è affidata a Giulia Biafore. (Via Val d’Aposa 4/A, www.galleriastudiog7.it).
Cambio di scena sulla Toscana e in particolar modo su Firenze (ma nel nostro tour non mancano Prato e Pistoia). Quando in città non c’era la vitalità promossa dalle istituzioni che oggi smuove con energia musei e piazze, le gallerie private contribuivano in maniera sostanziale alla diffusione delle nuove tangenze del contemporaneo, all’ombra dell’ineludibile storia rinascimentale di Firenze. Oggi, infatti, con rinnovata euforia o con progettuale continuità alla programmazione culturale della città contribuiscono, attraverso progetti site specific, mostre personali o di gruppo. Si va dalla galleria Tornabuoni per quel che concerne il Novecento alle nuove proposte di Spazio Veda. Perciò, buon tour. E grazie all’impegno delle gallerie che hanno consentito la crescita culturale di questi territori.
Tra mostre, fiere e importanti cataloghi
Nasce nel 2012 a Firenze ed è recente l’apertura di una sede a Milano. La galleria Eduardo Secci da alcuni mesi si occupa in esclusiva dell’opera di Giò Pomodoro, collaborando attivamente con l’archivio dell’artista, cui ha dedicato un’ampia retrospettiva inaugurata nel settembre scorso. Ma la galleria guarda con attenzione anche ai giovani artisti italiani, da nomi consolidati come Giuseppe Stampone, Andrea Galvani, Marco Eusepi e Bea Bonafini, selezionata al 20° Premio Cairo. Fitta è la programmazione sul fronte delle fiere (oltre dieci soltanto nel 2022), sin dai primissimi anni di attività, anche fuori dall’Europa. Tra le partecipazioni più recenti: The Armory Show 2022 a New York, Kiaf Seoul 2022, Dallas Art Fair, Expo Chicago 2022 e, naturalmente, Miart. Parallelamente Eduardo Secci ha anche una linea editoriale, con cataloghi di mostre curati da storici dell’arte e critici come Marco Meneguzzo e Lorenzo Bruni. (Piazza Goldoni 2, www.eduardosecci.com).
Pionieri della ricerca verbo-visuale
Duemila metri quadri che accolgono galleria, mostre temporanee, una sala incontri e un ambiente dedicato alla raccolta permanente: la sede che dal 2006 ospita la galleria Frittelli – dopo la ventennale esperienze di Carlo e Simone Frittelli con il Centro d’arte Spaziotempo – è uno dei luoghi di riferimento in città, soprattutto per quanto riguarda le ricerche verbo-visuali, cui i Frittelli hanno dedicato una pionieristica attenzione prima ancora che gli artisti aderenti a quell’ambito della sperimentazione venissero riscoperti dal sistema dell’arte. Da Tomaso Binga a Lucia Marcucci, Nanni Balestrini e Nicole Gravier, sono tanti i nomi cui sono state dedicate mostre o coinvolti in contesti fieristici. (Via Val di Marina 15, www.frittelliarte.it).
Il Premio Cairo, giunto alla 22ª edizione, si è confermato nel tempo come la più autorevole e prestigiosa opportunità per i giovani artisti in Italia. Nato nel 2000 dalla volontà del presidente Urbano Cairo di sostenere i giovani artisti italiani e di far conoscere al pubblico nuovi protagonisti, nuove tendenze e nuovi linguaggi presenti nella ricerca d'arte contemporanea, è ormai riconosciuto come un importante trampolino di lancio che offre agli artisti la duplice occasione di consolidarsi nel panorama artistico nazionale ed internazionale e di vivere una grande esperienza. Venti giovani talenti vengono selezionati anno dopo anno dalla redazione di ARTE e sono chiamati a realizzare per l’occasione opere inedite, valutate da una Giuria di altissimo profilo composta da autorevoli direttori di musei, critici e storici dell’arte e da maestri dell’arte contemporanea italiana.
La proclamazione dell'opera vincitrice della 22ª edizione del Premio Cairo si terrà il 9 ottobre nella magnifica cornice del Museo della Permanente e potrà essere seguita in streaming su corriere.it grazie alla consolidata media partnership con Corriere della Sera.
Dal 10 al 15 ottobre ci sarà l’esposizione delle 20 opere, insieme all’intera Collezione Premio Cairo con tutte le opere vincitrici delle precedenti edizioni, che sarà aperta gratuitamente al pubblico.
L’opera vincitrice entrerà a far parte della Collezione del Premio Cairo e al suo autore verrà assegnato un premio di 25mila euro.
L’intero percorso del Premio Cairo 2023, con novità e aggiornamenti fino alla proclamazione dei finalisti e gli highlights della serata inaugurale che si terrà il 9 ottobre, saranno disponibili sulla pagina Instagram dedicata @premiocairo. Ulteriori informazioni sul premio e sulla sua storia sul sito: premiocairo.com.
La mostra-evento del Premio Cairo è supportata da una importante campagna di comunicazione sui mezzi del gruppo Cairo Communication.