Classici e nuove tendenze

Durante il “regno” di Silvia Evangelisti Arte Fiera era ancora in testa alle preferenze dei galleristi italiani e stranieri nonostante la concorrenza della milanese Miart. Poi la situazione è radicalmente cambiata. In seguito a una serie di edizioni contrastate e al crescente appeal della kermesse meneghina, favorita nel 2015 dall’Expo, Bologna ha ridotto il suo raggio d’azione anche se, come dimostra Arte Fiera 2023 in programma dal 3 al 5 febbraio, rimane inalterato l’obiettivo di occupare una posizione di primo piano nell’ambito del mercato nazionale:

«In un sistema globalizzato, l’evento bolognese con i suoi 141 espositori rappresenta il luogo ideale per valorizzare il made in Italy. La manifestazione è in grado di monitorare con precisione l’arte, spesso ancora sottovalutata, del nostro Paese in un contesto che spazia da Giorgio de Chirico a Marinella Senatore, offrendo anche agli stranieri un palinsesto che altrove non possono trovare», spiega il direttore artistico Simone Menegoi, affiancato per la prima volta, con il ruolo di managing director, da Enea Righi, celebre collezionista bolognese che possiede oltre mille opere di artisti come Francis Alÿs, Mona Hatoum, Kiki Smith, Roni Horn, Marlene Dumas, Mario Schifano e Alighiero Boetti. A lui, per molti anni ai vertici di importanti gruppi aziendali del settore sanitario, è stato affidato il compito di migliorare i servizi della Fiera rendendola più elegante e ospitale (la ristorazione è gestita dallo chef Massimiliano Poggi) in modo che, come dicono i manuali del marketing, si possa provare una “visitor experience”.

Se il maquillage appare necessario, la caratteristica peculiare della manifestazione è quella di rappresentare un punto di riferimento per la piccola e media impresa e per una buona fetta della borghesia spesso invisibile, che non frequenta i salotti buoni, allergica a opening e serate vip: «È il mondo di mezzo lo zoccolo duro della kermesse, che ha un ampio consenso anche nell’Italia centro meridionale», spiega Righi, convinto che il riposizionamento debba passare attraverso la rinnovata fiducia di quel collezionismo diffuso, interessato più all’investimento che al glamour.

E a Bologna le opportunità di realizzare buoni affari non mancano in un contesto differenziato, dove, accanto ai classici, merita di essere seguito con attenzione il focus sulla pittura: 15 gallerie propongono a partire da 2-3 mila euro nuovi talenti di un genere tornato di grande attualità.

Un percorso di una ventina di opere a tema del paesaggio urbano, dai tratti forti e graffianti e con l’incisivo contrasto fra bianco e nero. La mostra è curata da Giuseppe Benvenuto e Sara Maffei, verrà inaugurata il 25 marzo alle ore 18:30, con la presenza dell’artista.  

 

Nato a Londra nel 1961, dopo il diploma all’Accademia di Belle Arti di Brera e le prime collaborazioni come disegnatore e consulente artistico, dagli anni ‘90 Guaitamacchi si concentra sulla raffigurazione delle città e delle periferie. 

 

Con due opere su questo soggetto viene selezionato per la 3° edizione del Premio Cairo, nel 2002.

Jonathan Guaitamacchi in mostra
Premio Cairo
Città, Jonathan Guaitamacchi, 2000
Info pratiche per la mostra di Guaitamacchi a Foggia

Dove: Contemporanea Galleria d’Arte di Foggia, Piazza xx Settembre, 20 - Palazzo Dogana

Quando: 25 marzo - 27 aprile

Dal Lunedì al Sabato: 9.00 - 13.30; 15,30 - 19,30 - sabato apertura mattutina

 

Per info e prenotazioni: Tel. 0881.791.209
(Dal lunedì al venerdì: 9.00-13.30;  15.30-19.30)

La storia: gli anni settanta

Il Catalogo entra negli anni Settanta con la consapevolezza di essere ormai diventato un punto di riferimento nel settore. Al punto che l’edizione del 1973 viene pubblicata in due volumi, entrambi con immagini di Ugo Mulas.

 

Il Catalogo del 1974 è il n. 10, importante per il suo significato simbolico e  l’ultimo con il sottotitolo “Il collezionista d’arte moderna”, che lascia il posto a volume “critico e finanziario”. Anni in cui il volume esce in più inserti raccolti in cofanetto e un certo numero di critici chiamati a segnalare gli artisti. Tra i segnalatori vanno ricordati tra gli altri, negli anni, Gillo Dorlfes e Dino Buzzati. 

 

Nel numero 11 viene aggiunto l’indice sui prezzi delle aste e, nel 12, viene lanciata un’operazione avveniristica: il mercato internazionale con un file (siamo nel 1976!) che raccoglieva i dati di aste e mostre nel mondo, 450 artisti e 1250 opere vendute con i relativi prezzi.

La copertina del n. 13 “entra” nello studio di Michelangelo Pistoletto. Mentre sulla copertina del 1978, l’anno dei tre papi (Montini, Luciani e Wojtyla), campeggia il ritratto di Paolo VI, la scultura in legno di Floriano Bodini. Anno importante per la storia della Chiesa e per il mondo dell’Arte, con la scomparsa di un gigante del Novecento, Giorgio de Chirico. 

Si chiude il decennio con la copertina del 1979 dedicata a Giulio Paolini.

Valori aggiornati a: Febbraio 2024

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