Al di là degli stereotipi di genere

La sua ricerca appare un’assoluta novità nell’ambito di un’arte americana che ancora balbettava, soffocata da un realismo di maniera dove il solo a fare eccezione era Edward Hopper, in patria persino meno famoso di lei. Tra Picasso e Kandinskij, Georgia si schiera dalla parte del maestro russo ed è proprio "Lo spirituale nell’arte" uno dei suoi testi di riferimento. Per nulla attratta dal progresso, ciò che più l’affascina è ritrovare il contenuto interiore della forma e questo deriva da uno stile che prende le distanze dal razionalismo geometrico e che trova la propria ispirazione negli elementi della natura. Insieme a Kandinskij, la linea che persegue è quella di František Kupka, tra i protagonisti dell’orfismo, e di William Morris, il fondatore di Arts and Crafts, la costola inglese dell’Art Nouveau. Insomma O’Keeffe propone, nell’ambito del modernismo, un sogno americano del tutto personale che, come spiega Didier Ottinger nel catalogo della mostra alla Fondation Beyeler, va incontro a «paesaggi animati da una scintilla spirituale, lirica e per certi versi mitica».

My Autumn, opera del 1929 della grande artista americana Georgia O'Keefe
Gandalf's Gallery su Flickr
My Autumn, 1929

Sebbene O’Keeffe sia stata interpretata in maniera spesso approssimativa e distorta (è capitato anche a Frida Kahlo e tante altre artiste donne), il successo straordinario avuto in America (in Europa è arrivato solo con la retrospettiva del 2016 alla Tate Modern di Londra) è dovuto alla sua capacità di manipolare gli elementi sviluppando inediti punti di vista.

Lo testimoniano i suoi giganteschi fiori (ne ha dipinti oltre duecento a partire dal 1919) che occupano per intero lo spazio della tela come avviene per gli abiti o per la capigliature di Domenico Gnoli. Al contrario dell’artista italiano, tuttavia, O’Keeffe non crea zone di contemplazione metafisica, ma si avvicina all’oggetto sino quasi a farlo esplodere applicando un procedimento di carattere fotografico.

Non manca, poi, il desiderio di trovare un antidoto all’industrializzazione e alle città futuriste:

«Negli anni Venti, a New York, a volte gli enormi edifici sembravano sorgere dall’oggi al domani. In quel momento vidi un dipinto di Henri Fantin-Latour, una natura morta con fiori che trovavo molto bella, ma mi resi conto che se avessi dipinto gli stessi fiori così piccoli nessuno li avrebbe guardati. Quindi ho pensato di farli diventare grandi come quegli enormi edifici che stavano sorgendo».

Fiori come grattacieli in una pittura sensuale che non ostenta indifferenza o apatia, ma partecipa alla precarietà delle vicende umane.

 

The red maple at Lake George, 1926, opera dell'artista americana Georgia O'Keeffe
Gandalf's gallery su Flickr
The red maple at Lake George, 1926
La mostra di Basilea

Con cento dipinti, oltre a disegni e fotografie (purtroppo mancano alcuni capolavori degli anni Trenta), l'esposizione descrive con sensibilità lo stato emotivo di un’artista che sperimenta per tutta la vita sino alle ultime opere realizzate negli anni Settanta quando, novantenne, quasi cieca, si affaccia all’infinito con grandi campiture di cieli o di paesaggi visti dall’alto.

Divisa in otto sezioni, la rassegna ripercorre le tappe di un viaggio lungo quasi cent’anni che passa attraverso i canyon del Texas, le foreste della South Carolina e i deserti del New Mexico. In ciascuno di questi luoghi O’Keeffe ha lasciato tracce indelebili del suo passaggio descrivendo teschi, bucrani, rocce, villaggi, alberi e radici. È la natura come forma di eterna bellezza che si deposita sulla tela senza alcuna pretesa ideologica: «Nel deserto è più facile trovare ossa che fiori», diceva sorridendo a chi insinuava che il suo scopo fosse quello di confrontarsi con la morte. E per accontentare tutti nel 1935 realizzò il teschio sospeso di una testa d’ariete con accanto un fiore giallo e sullo sfondo una veduta del deserto pressoché astratta, dimostrando che le forme della natura s’inseguono nel passaggio da un elemento all’altro.

Basta saperle scovare abbandonando i pregiudizi:

«Gli uomini mi descrivono come la migliore pittrice donna ma io penso di essere tra i migliori pittori in assoluto».

Music pink and blue no.2, 1918, opera dell'artista americana Georgia O'Keeffe
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Music pink and blue no.2, 1918

L'evento in programma a Varese, organizzato dall’Associazione Culturale Europea e dall’Assessorato alla Cultura del comune di Varese, intende declinare nel nostro territorio l'appuntamento mondiale annuale. Un territorio da sempre attento all'arte e alla cultura, da sempre capace di valorizzare, con iniziative e pubblicazioni, il mondo della creazione poetica e dei suoi protagonisti.

I lettori che saliranno sul palco della Sala Montanari di Varese proporranno testi poetici di grandi autori contemporanei, italiani e stranieri, e proprie composizioni in versi. Ai relatori della serata, invece, il compito di riflettere sulla poesia oggi e sul senso che essa può assumere in un'epoca che si esprime con linguaggi spesso così lontani da essa. Un momento di riflessione collettiva pubblica che vuole riportare la poesia all'attenzione della città, donando parole capaci di sondare nel profondo la nostra anima culturale europea.

Tra gli autori della serata: Alda Merini, Eugenio Montale, Pier Paolo Pasolini, Silvia Plath, Jaques Prévert, Giovanni Testori.

INFORMAZIONI:

Varese, Sala Montanari, Via dei Bersaglieri n.1, ore 21:00

Ingresso gratuito, con prenotazione obbligatoria e presentazione del Green Pass. 

Per prenotazioni: a.bandirali@gmail.com | Whatsapp – 3480425382

Nel coniugare nuove opere con la riconfigurazione di un lavoro storico, la mostra si sviluppa in una sequenza di atti distinti che affrontano temi e concetti esistenziali come la fragilità della vita, la memoria e il senso di perdita individuale e comunitario. L’inedito progetto site-specific mette in discussione il sistema di valori attuale, tra riferimenti simbolici che appartengono all’immaginario collettivo.