Nel centenario della morte di Emilio Malerba, la Fondazione Ragghianti di Lucca dedica all’artista la prima grande retrospettiva moderna a lui riservata, riportando alla luce un percorso creativo ricco, complesso e sorprendentemente attuale. La mostra, aperta dal 28 febbraio al 7 giugno 2026, ricostruisce in maniera organica l’evoluzione del pittore milanese, figura fondamentale ma non ancora adeguatamente valorizzata nel panorama dell’arte italiana della prima metà del XX secolo.

Una retrospettiva attesa da quasi un secolo

L’ultima grande mostra dedicata a Malerba risale infatti al 1931. A distanza di quasi cento anni, la Fondazione Ragghianti riallaccia i fili della storia, proponendo un progetto espositivo curato da Paolo Bolpagni ed Elena Pontiggia e realizzato in collaborazione con l’Archivio Malerba di Monza.
L’esposizione presenta un corpus ampio e articolato di opere, manifesti, studi e documenti, molti dei quali inediti, riemersi grazie alle ricerche più recenti.

Dagli esordi scapigliati alla grafica della Belle Époque

Il percorso si apre con gli anni della formazione e gli esordi espositivi, segnati dall’influsso della tarda Scapigliatura milanese: atmosfere soffuse, figure evanescenti, paesaggi malinconici.

Nel primo decennio del Novecento, Malerba trova una propria strada nel campo della grafica pubblicitaria, realizzando manifesti raffinati e moderni, sensibili alla moda e al gusto della Belle Époque. Questo periodo rivela l’attenzione dell’artista per la figura femminile, protagonista di immagini eleganti e di forte impatto visivo.

La svolta pittorica del 1916 e la ricerca del “vero”

Il 1916 segna un passaggio cruciale: Malerba definisce uno stile più solido, nitido, costruito su una luce precisa e su una composizione calibrata. La sua pittura diventa più introspettiva, progressivamente distaccata dagli effetti simbolisti degli esordi per approdare a una rappresentazione ferma, sospesa, quasi metafisica.

Alla base dei suoi dipinti emerge una ricerca del “vero” inteso non come mera resa realistica, ma come rivelazione della dimensione interiore dei soggetti: figure femminili raccolte, nature domestiche, gesti quotidiani colti in un silenzio quasi rituale.

Dante in Inghilterra: le illustrazioni
 della Divina Commedia di John Flaxman e William Blake

John Flaxman

Nato a York nel 1755, John Flaxman era noto negli ambienti culturali inglesi sia come disegnatore che come scultore, conosciuto soprattutto per i monumenti sepolcrali come la tomba dell’ammiraglio Horatio Nelson in St. Paul. Esponente del Neoclassicismo in Gran Bretagna, Flaxman soggiorna in Italia tra il 1787 e il 1794 con l’intento di lavorare su Omero, Eschilo, Esiodo e Dante.

Nel 1792 gli viene commissionata l’illustrazione della Commedia dal banchiere e scrittore britannico Thomas Hope. Flaxman lavora così a centoundici tavole in cui preferisce dare risalto alle figure, ai protagonisti dell’opera, mettendo in secondo piano l’ambiente in cui le scene si svolgono, sia sottolineando la natura spirituale del viaggio dantesco e sia fissando in modo indelebile il pathos di ogni scena. La serie fu incisa nel 1793 da Tommaso Piroli e pubblicata dapprima a Roma nel 1802, e successivamente a Londra nel 1807.

Dobbiamo sottolineare che il lavoro di Flaxman fu appassionato e preciso proprio per l’interesse personale che l’artista aveva nei confronti di Dante. Flaxman infatti era un esponente di quella corrente che nell’Inghilterra vittoriana veniva definita Gothic Revival. I suoi disegni per la Commedia sono infatti pieni di rimandi al Neogotico. I critici hanno negli anni rivelato una certa mancanza nelle illustrazioni della Commedia di Flaxman, soprattutto per quanto riguarda la cantica del Paradiso, in cui l’artista inglese si era limitato a rappresentare retoricamente personaggi e ambientazioni. Quello che invece è perfettamente riuscito è il Purgatorio, in cui le atmosfere si fanno più gotiche e dunque più affini agli interessi storico-artistici dello stesso Flaxman. Nonostante le critiche, la Commedia con le illustrazioni di Flaxman ebbe un grande successo in Italia, Francia ed Inghilterra e contribuì alla diffusione dell’opera di Dante in Europa.

Emilio Malerba, Autoritratto, 1916
Courtesy M.M.M. Archivio Gian Emilio Malerba, Monza
Emilio Malerba, Autoritratto, 1916
Il contributo al Realismo Magico e al gruppo del Novecento

A partire dal 1920, la pittura di Malerba si inserisce pienamente nel clima del Realismo Magico, movimento che restituisce la realtà con una nitidezza analitica capace di sfiorare il mistero. Il suo linguaggio, preciso e controllato, lascia emergere un’atmosfera di sospensione e di inquieta immobilità.

Nel 1922 è tra i membri fondatori del gruppo del Novecento, accanto a Bucci, Dudreville, Funi, Oppi, Marussig e Sironi. Pur facendo parte del gruppo, Malerba non si omologa mai al suo linguaggio più retorico, mantenendo una poetica personale, intima e raffinata.

Un’intensa parabola interrotta troppo presto

La carriera dell’artista si interrompe bruscamente nel 1925, quando una malattia incurabile lo allontana dalla pittura. Morirà l’anno successivo, nel 1926, lasciando un corpus non vastissimo ma estremamente coerente e di alta qualità.

Proprio la brevità del suo percorso rende oggi ancora più significativo il recupero critico della sua figura: Malerba appare come un pittore colto, sensibile, capace di trasformare il quotidiano in una dimensione lirica e sospesa.

La retrospettiva lucchese si inserisce come capitolo fondamentale nella rilettura del primo Novecento italiano: una mostra che non solo ripercorre la vicenda di Malerba, ma offre anche uno sguardo approfondito sulle relazioni artistiche, le evoluzioni del gusto e le atmosfere culturali che hanno plasmato il Modernismo italiano.

 

Figura tra le più originali del panorama contemporaneo italiano, Alfonso Borghi ha costruito un percorso artistico in cui colore e materia si intrecciano sino a diventare un unico organismo narrativo. Nato a Campegine nel 1944, Borghi è un artista autodidatta dalla personalità vibrante, istintiva, capace di muoversi con naturalezza tra pittura, scultura e tecniche miste, sostenuto da una ricerca che attraversa decenni e linguaggi diversi.

La sua cifra stilistica è l’astrattismo materico, approdo di un’evoluzione che parte dalla figurazione, attraversa l’espressionismo e il surrealismo, e trova infine nel gesto pittorico la forma più piena della sua voce interiore.