La Suprema Corte (Corte di Cassazione) ha affermato più volte che il ruolo delle archiviazioni è espressione di pareri, quindi privo di capacità di certificare con valore probatorio le precise morfologie delle opere.
Le loro dichiarazioni vengono spesso accettate dal mercato, pur non avendo valenza giuridica, e vivono quindi di una soggettività talvolta sofferta.
Perciò la legge non riconosce alcun diritto agli archivi nel decretare se un’opera sia vera o falsa; tuttavia, nel mercato, tali pareri influenzano pesantemente la compravendita.
Occorre dunque dare credito solo agli archivi che non perseguono interessi commerciali o azioni giudiziarie intimidatorie, ma che si dedicano allo studio serio e competente, fornendo valutazioni motivate e giustificabili.
A cavallo tra il 1480 e il 1495 Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, detto il Popolano, già cugino di secondo grado di Lorenzo il Magnifico, commissionò a Sandro Botticelli cento disegni su pergamena di pecora relativi al viaggio dantesco. Nei suoi ambiziosi progetti c’era quello di illustrare una ricca edizione della Divina Commedia a cura del calligrafo Niccolò Mangona. Bisogna sottolineare che i caratteri mobili della stampa erano già in uso in Europa, ma miniaturisti, copisti e calligrafi erano ancora fortemente richiesti nelle corti per impreziosire le opere.
Il manoscritto era stato ideato per essere consultato dal basso verso l’alto. Ogni canto era contenuto orizzontalmente in una sola pagina, suddivisa in quattro colonne, scritto a penna e inchiostro. In ogni pagina manca il capolettera di ogni canto, perché era previsto che venisse miniato. Sono giunti a noi 92 disegni sui 100 commissionati.
Per cinque lunghi secoli questa immensa collezione è stata smembrata in due gruppi: otto disegni furono acquistati da Alessandro VIII nel 1669 e custoditi nella Biblioteca Apostolica Vaticana, mentre i restanti ottantaquattro si trovano presso il Kupferstichkabinett - Gabinetto di disegni e incisioni di Berlino.
Apre la raccolta La voragine infernale, probabilmente tra le opere più iconiche della serie, e l’unica di fatto completata dal maestro toscano. L’opera rappresenta l’Inferno come un imbuto in cui si alternano le figure dei dannati ad elementi architettonici. La scelta stilistica di Botticelli si incentra sul viaggio e non sui personaggi, ad eccezione di Dante e Virgilio che saranno i protagonisti delle prime due cantiche. Diversa sarà la situazione nel Paradiso: Dante e Beatrice vengono raffigurati da soli, quasi sempre uno di fronte all’altro, nell’atto di guardarsi negli occhi. La tecnica, molto accurata, prevedeva l’utilizzo della punta d’argento e dell’inchiostro.
Pro Biennale ha visto esposte le opere di tanti talentuosi artisti contemporanei provenienti da tutta Italia e non solo. L’iniziativa, organizzata dal curatore di mostre e grandi eventi Salvo Nugnes, ha il contributo di Vittorio Sgarbi, Francesco Alberoni, sociologo internazionale; Silvana Giacobini, già direttrice di «Chi» e di «Diva e Donna»; Katia Ricciarelli; Maria Rita Parsi, scrittrice e psicoterapeuta; Giordano Bruno Guerri, storico e presidente del Vittoriale di D’Annunzio; Paolo Liguori, direttore di Tgcom24; Caterina Grifoni, presidente FIDAPA Sp.; Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia; Luca Zaia, presidente della Regione Veneto e dell’assessore Paola Mar.
La legge Pieraccini venne di fatto compromessa nel 1999, con l’introduzione del Testo Unico dei Beni Culturali e successivamente con il DLGS n. 42/2004.
La normativa fu svuotata della sua funzione originale, assegnando ai funzionari delle Soprintendenze la competenza di verificare le opere contestate.
Una scelta opposta a quanto avviene in Francia, dove le Soprintendenze non intervengono nel mercato dell’arte e il compito è affidato a commissioni di esperti costituiti in forma associativa.
In Italia è sempre più diffuso il fenomeno della proliferazione degli archivi di artisti post mortem, spesso promosso dagli eredi che detengono i diritti e vogliono legittimare la propria attività anche tramite fondazioni e cataloghi generali.
Come afferma l’avvocato Lemme, noto esperto di diritto dei Beni Culturali, gli archivi acquistano così un potere sproporzionato sulle opere che valutano, senza possibilità di contraddittorio, tanto da definirli provocatoriamente “i becchini dell’arte”.
Pur con tutte le cautele interpretative, è evidente che accanto ad archivi seri e competenti, esistono anche realtà poco preparate, che hanno prodotto negli anni opinioni contraddittorie, incerte e incapaci di sostenere adeguatamente il contenzioso giudiziario.
Nel cinquantenario della morte di Fausto Pirandello (Roma, 1899 – 1975), l’Accademia Nazionale di San Luca dedica all’artista una grande mostra che ne ripercorre l’intero percorso creativo attraverso dipinti e opere su carta, rivelando l’intensa complessità di uno dei protagonisti dell’arte italiana del Novecento.
L’esposizione — curata da Fabio Benzi e Flavia Matitti — si articola in due sedi:
- Accademia Nazionale di San Luca, Roma (19 dicembre 2025 – 28 febbraio 2026)
- Villa Aurea, Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, Agrigento (20 marzo – 2 giugno 2026)
Un progetto reso possibile grazie alla collaborazione con il Parco Archeologico della Valle dei Templi e con l’Associazione Fausto Pirandello.
Le due sedi espositive ospitano una selezione di circa trenta dipinti e un nucleo di opere su carta, con un’attenzione particolare ai pastelli, tecnica scelta dall’artista nel secondo dopoguerra e diventata parte essenziale del suo linguaggio espressivo.
Il percorso, costruito con un taglio cronologico e critico, illumina le diverse stagioni della sua ricerca:
Gli esordi degli anni Venti
Una fase segnata da un realismo severo e incisivo, in cui Pirandello affronta la figura umana con una tensione che anticipa, per intensità, la pittura più cruda di Lucian Freud.
Il periodo parigino (1928–1930)
Anni fondamentali per l’artista, caratterizzati da atmosfere sospese, suggestioni surrealiste e una nuova visione della composizione.
Gli anni Trenta
La maturità del linguaggio pirandelliano, con opere dalla forte struttura plastica e drammatica che lo collocano tra i maggiori interpreti europei della pittura tra le due guerre.
Il dopoguerra
Una fase animata da un profondo rinnovamento delle forme e del colore, che condurrà l’artista verso un linguaggio “astratto‑concreto”, riconosciuto e apprezzato anche in ambito internazionale.
Non è casuale la scelta della sede romana: Fausto Pirandello aveva un legame diretto con l’Accademia Nazionale di San Luca, dov’era stato eletto Accademico di merito residente nel 1947 e Accademico nazionale nel 1948.
La mostra rappresenta dunque un ritorno simbolico in un luogo che appartiene alla sua storia personale e professionale.