Questa piccola ma intensa mostra d’arte contemporanea è quindi un’occasione unica per scoprire una giovane artista provocatoria, che si sta affermando sulla scena culturale italiana.
Per scoprire le altri grandi mostre di arte moderna e contemporanea in corso lungo la penisola, rimanete aggiornati qui sul sito del CAM.
Cresciuto in una famiglia di cultura, Baruchello si laurea in Giurisprudenza con una tesi in Economia dopo la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1947 inizia a lavorare per la Bombrini Parodi Delfino e successivamente, dal 1949 al 1955, contribuisce alla creazione della Società Biomedica, un’azienda di ricerca e produzione chimico-biologica. Tuttavia, nel 1959 decide di dedicarsi completamente all'arte, avviando un percorso che lo porterà a diventare una figura di spicco nel panorama dell'arte contemporanea.
La sua formazione artistica avviene in un contesto internazionale, a partire dall’incontro con Roberto Matta a Parigi nel 1959. In seguito, conosce Alain Jouffroy e Marcel Duchamp, che influenzano profondamente la sua ricerca. Nel 1964, a New York, entra in contatto con John Cage, confrontandosi con la pop art e l'espressionismo astratto. Queste esperienze si traducono in opere significative, come le tele "Altre tracce", e in oggetti che richiamano lo spirito del Nouveau Réalisme. Il lavoro di Baruchello si distingue per un approccio autonomo e sperimentale.
Tra il 1960 e il 1964, l'artista sperimenta anche il cinema con opere come "Molla", "Il grado zero del paesaggio" e "Verifica incerta", quest'ultima realizzata in collaborazione con Alberto Grifi.
A partire dalla seconda metà degli anni sessanta, l’attività di Baruchello si espande verso una dimensione "extra-mediale", coinvolgendo pittura calligrafica, produzione di oggetti, testi letterari, film e perfino operazioni agricole. Nel 1973 fonda l'Azienda Agricola Cornelia, un progetto che unisce arte e agricoltura, sottraendo terreni alla speculazione edilizia e riflettendo sul valore dei prodotti agricoli e artistici. Quest’esperienza culmina nella creazione di opere e libri che esplorano questa intersezione.
Negli anni successivi, Baruchello continua a espandere la sua ricerca artistica. Realizza "Il Giardino", presentato al Festival di Spoleto nel 1989, un progetto che rappresenta un legame profondo tra mente e natura. Nel 1998, insieme alla moglie Carla Subrizi, fonda la Fondazione Baruchello, un luogo di studio e attivazione del suo lavoro.
Seppure le ricerche sviluppatesi dal 1945 al 1964, dall’Espressionismo astratto alla Pop Art, avessero tentato di prendere in considerazione la dimensione solitaria e disperata dell’artista, la sua angoscia esistenziale e l’esperienza drammatica del vivere dopo la tragedia della Seconda guerra mondiale, segnati dal dissolvimento del valore morale e rappresentativo dell’arte, ormai scalzata e fagocitata dall’immaginario mediatico, dalla pubblicità ai cartoons, non erano, tuttavia, riusciti a evitare di produrre qualcosa che non avesse in sé il valore decorativo dell’artefatto. Si ponevano come duplicati di un immaginario individuale e industriale, senza indebolire e screditare minimamente la pratica del fare, del mostrare, del comunicare e del consumare l’arte.
Le “attitudini” prodotte a Berna sottintendevano una scena espositiva che, occupando non solo i musei, ma le strade e gli spazi pubblici, riflettesse un’azione politica in cui tutti, artisti e spettatori, fossero coinvolti e di cui tutti dovevano prendere consapevolezza. I contributi artistici in “When Attitudes Become Form” non consistevano propriamente nella produzione di oggetti, anche nel caso di opere site-specific, ma nella creazione di nuovi contesti. Ovvero, gli artisti coinvolti rendevano percepibile un elemento non visibile dell’opera: l’aura ossia l’oggetto, la “cosa” che in sé conteneva anche l’“attitudine” della creazione.
È così che “When Attitudes Become Forms” è diventata l’impresa curatoriale d’avanguardia per eccellenza. Sembrava anticipare gli sviluppi più significativi che l’avrebbero seguita, pur essendo assolutamente radicata nel suo tempo. Era speculativa, ma assumeva una posizione netta, proclamando una nuova arte del futuro e una scoperta nel presente.
«Nella prospettiva odierna, il cambiamento più profondo che le pratiche artistiche degli anni Sessanta e Settanta hanno portato con sé è questo: dopo aver conosciuto tali pratiche, non si riesce più a considerare l’arte come una semplice produzione di singole cose, fossero anche i ready-made. Questo non significa che, a partire dagli anni Sessanta, l’arte sia diventata in qualche modo “immateriale”, ma è diventata concettuale nel senso più lato del termine. L’attenzione degli artisti si è spostata dai singoli oggetti per andare a considerare i rapporti nello spazio e nel tempo, che potrebbero essere di ordine puramente spaziale, ma anche logico e politico. Mostrare i rapporti tra le cose, i testi e gli eventi significa esporli».
Le parole di Boris Groys sanciscono in maniera inequivocabile il cambiamento avvenuto in quel periodo storico-artistico, mostrato per la prima volta in maniera organica e strutturata in “When Attitudes Become Form”.
Lasciando agli artisti la libertà di concepire qualcosa che andasse al di là della relazione tra oggetto e forma, forma e immagine, immagine e spazio, fu possibile oltrepassare quelli che prima erano i limiti ideali di un’opera d’arte. Questa libertà espressiva fu concepibile in un momento storico durante il quale la ricerca artistica era accompagnata da una frenetica battaglia per indirizzare tutta la società, e il mondo con essa, verso un’altra direzione, più utopica e più egualitaria. Questo spirito del tempo permeò l’attività letteraria, politica, sociale e artistica esprimendo ciò che sentiva, quello che intravedeva e quello che avrebbe voluto che fosse, in tutte le sue contraddizioni.
Il Catalogo dell’Arte Moderna (CAM) si conferma anche quest’anno come l’annuario più autorevole e longevo dell’arte italiana contemporanea.
Giunto alla sua 61ª edizione, il CAM supera ogni record: 1088 pagine, 1100 artisti selezionati tra Maestri del Novecento, artisti storicizzati e contemporanei, inclusi i finalisti del Premio Arte 2025. Un volume da collezione, curato dalla storica dell’arte Elena Pontiggia, che offre oltre 2700 illustrazioni, inserti a colori, dossier tematici e una panoramica aggiornata sul mercato dell’arte moderna e contemporanea.
La sua opera riceve riconoscimenti internazionali, tra cui una retrospettiva alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma nel 2011 e una mostra al Deichtorhallen di Amburgo nel 2014. Nel 2016, viene nominato "artista dell'anno" da Radio 3, un'ulteriore conferma della sua influenza nel mondo dell'arte contemporanea.
Nel corso del 2024, a 100 anni dalla sua nascita, la Fondazione Baruchello ha programmato una serie di eventi per celebrare l'eredità di questo grande artista. La mostra "Primo alfabeto" alla galleria Massimo De Carlo di Milano e l'importante retrospettiva al Centre Pompidou rappresentano solo alcuni degli appuntamenti di un anno dedicato a un artista che ha saputo coniugare creatività e riflessione. L'omaggio a Parigi, che inaugura il 25 ottobre, consiste in una esposizione che tocca temi profondi come il dialogo e la differenza di pensiero attraverso le tecniche più varie, compreso l'audiovisivo.
Gianfranco Baruchello ci ha lasciato il 14 gennaio 2023, ma il suo lavoro continua a ispirare e a stimolare il dibattito su ciò che significa essere artisti nel contesto contemporaneo. La sua figura rappresenta un esempio di come l'arte possa diventare un potente strumento di esplorazione e comprensione del mondo.