Questo approfondimento è tratto dal n. 604 di Arte. La rivista di arte, cultura e informazione è acquistabile in edicola o sul sito di Cairo Editore.
Com’è naturale, alcune artiste si avvicinano alla fotografia attratte dalla potenza del mezzo e dalla possibilità di manipolarne i supporti, le stampe, di lavorare con le luci e le esposizioni. Le capacità espressive del mezzo sono sempre state numerose ma non bisogna credere, anche oggi che la fotografia si è ricavata un suo spazio, che essa sia un compartimento ermetico, una camera chiusa che non influenza e si fa influenzare dai fenomeni culturali in fermento. Imogen Cunningham (1883-1976) ad esempio fu molto vicina al suo tempo, ritraendo i volti di artisti, intellettuali e musicisti entrati nella storia della cultura: da Frida Kalho a Dorothea Lange, Gertrude Stein, Sherwood Anderson e Cary Grant. Ma la sua passione furono le fotografie di botanica, tra cui il suo lungo studio sui fiori di magnolia.
Dora Maar (1907-1997), artista di origine croata inghiottita dal vortice creativo parigino del Surrealismo e di Brassaï, con la sua Rollerflex ha attraversato gli anni Venti. Spesso è ricordata, più che per i suoi lavori fotografici di matrice surrealista, per essere stata la compagna di Pablo Picasso sino al 1943.
In Sudamerica rilevante fu la figura di Grete Stern (1904-1999). Lei ed il suo compagno, Horacio Coppola, sono considerati due precursori della fotografia modernista sudamericana; così come in ambito ricerca si ricorda la recentemente scomparsa Helena Almeida (1934-2018). Artista dedita all’uso espressivo attraverso il mixed media, ha trovato nella fotografia la possibilità di oltrepassare i confini delle stesse comics, definizioni di spazio e luogo, di corpo e immagine, sperimentando dal “design al cinema, dalla pittura alla fotografia alla scultura, dall’architettura alla performance”. Nel 1969 espose una fotografia in bianco e nero di se stessa avvolta in una tela da pittore, le braccia aperte e lo sguardo in basso, a ricordare un Cristo al femminile che porta la Croce.
Vivian Maier (1926-2009), pioniera della Street photography, lavorò come bambinaia per alcune famiglie benestanti americane. Gli scatti a Chicago e Los Angeles e gli autoscatti in strada eseguiti sempre attraverso le superfici riflettenti... Un’intera umanità ha transitato sotto la macchina fotografica di Vivian Maier. I suoi lavori mostrano l’intelligenza, la sagacia e la grande attenzione posta nella scelta delle inquadrature e dei soggetti. I negativi della fotografa, che arrivano sino agli anni Novanta e comprendono oltre 100.000 supporti, furono comprati a un’asta dal figlio di un rigattiere, John Maloof, che ne divenne successivamente divulgatore e ne ricostruì la biografia, altrimenti inesistente. Una considerazione interessante è che la Maier, riscoperta negli ultimi anni grazie anche ad alcune importanti mostre, non poté mai permettersi di vedere stampati i molti rullini e quindi anche le stesse immagini catturate con il suo obiettivo.
Medie e grandi dimensioni, olio e acrilico ma anche vernice spray su lino. Dal 2 dicembre al 4 febbraio 2024 la pittura di bn+BRINANOVARA fa bella mostra di sé nella galleria The Address (tel. 333-6800755), tra irrequietudine gestuale da un lato, e un accurato processo di analisi e di riflessione sui maestri del passato dall’altro.
Il duo, formatosi nel 2017, è composto da Giorgio Brina e da Simone Novara. Già finalisti al Premio Francesco Fabbri (2022) e al Premio Lissone (Museo d’arte contemporanea di Lissone, 2019), sono stati tra i venti artisti selezionati per il 22° Premio Cairo. Entrambi milanesi e della medesima generazione, hanno formazioni differenti. Il primo, classe 1993, ha frequentato l’Accademia di Brera. Il secondo, nato nel 1994, ha studiato al Politecnico di Milano e al Wimbledon College of Art di Londra.
I prezzi vanno da 1.200 (cm 30x30) a 7.500 euro (cm 207x190).
Yayoi Kusama: Infinito Presente
Fireflies on the water, 2002, una delle Infinity rooms più suggestive di Yayoi Kusama (Matsumoto, 1929), arriva a Palazzo della Ragione (www.theblank.it). Proveniente dal Whitney Museum di New York, l’installazione immersiva, che incanta grazie a specchi, luci e a un piccolo laghetto su cui ci si può affacciare, è stata prorogata fino al 21 aprile 2024.
Luci, acqua e tempo. Sessanta secondi per cogliere l’infinito? Non bastano. Servirebbe molto di più per godere della mutevolezza generata dall’ondulazione delle luci colorate disposte sul quieto specchio d’acqua ai nostri piedi. E Yayoi Kusama (Matsumoto, 1929) lo sa bene. L’artista giapponese, la più famosa al mondo (secondo The Art Newspaper), tempera la nostra esperienza su una severa limitazione temporale a Palazzo della Ragione a Bergamo, nell’installazione della serie Infinity room dal titolo Fireflies on the water. È questa una precisa scelta poetica, in fondo una metafora dell’esistenza.