Kusama a Bergamo: la recensione della mostra

Luci, acqua e tempo. Sessanta secondi per cogliere l’infinito? Non bastano. Servirebbe molto di più per godere della mutevolezza generata dall’ondulazione delle luci colorate disposte sul quieto specchio d’acqua ai nostri piedi. E Yayoi Kusama (Matsumoto, 1929) lo sa bene. L’artista giapponese, la più famosa al mondo (secondo The Art Newspaper), tempera la nostra esperienza su una severa limitazione temporale a Palazzo della Ragione a Bergamo, nell’installazione della serie Infinity room dal titolo Fireflies on the water. È questa una precisa scelta poetica, in fondo una metafora dell’esistenza.

La durata delle mostra di Kusama a Bergamo

I biglietti erano andati sold out velocemente, ma la mostra è stata prorogata: l'Infinity room sarà visitabile fino al 21 Aprile 2024, con 15.000 nuovi biglietti messi in vendita.

Come acquistare i biglietti della mostra di Kusama a Bergamo

Qui i biglietti per vivere l'esperienza della Infinity room dal titolo Fireflies on the water.

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Artefiera: 50 anni di storia

«Praticamente non avevamo nulla da vendere». Quanta ideologia ha attraversato gli anni Settanta, quando non mancava chi affrontava le fiere con il preciso scopo di opporsi al mercato. Tra questi, la pasionaria Rosanna Chiessi, fondatrice della galleria Pari & Dispari di Reggio Emilia, una delle più entusiaste divulgatrici del linguaggio performativo, che nel 1976, in occasione della terza edizione di Arte Fiera, propose insieme allo Studio Morra di Napoli una serie di azioni realizzate da Hermann Nitsch, Franco Vaccari e Geoffrey Hendricks prive di qualunque risvolto commerciale.

C’era gran fermento intorno alla kermesse bolognese che oggi compie cinquant’anni (alla prima edizione le gallerie erano solo dieci tra cui de’ Foscherari e Forni, presenti ininterrottamente sino a oggi), un traguardo che in Europa possono vantare solo Art Basel e Art Cologne. Mezzo secolo di vita che viene ricordato in fiera da una mostra a cura di Uliana Zanetti dedicata proprio alle performance di quel lontano 1976. Da allora i tempi sono radicalmente cambiati e nessuno sarebbe così coraggioso da presentare uno stand senza un prodotto da vendere. Il problema è semmai inverso, con un eccesso di offerta che non sempre trova la domanda adeguata. Rispetto al periodo d’oro 2015-2017, il mercato ha subìto una notevole contrazione e i budget dei collezionisti sono ridotti, con conseguenze che hanno coinvolto l’intero sistema.

La fotografia come strumento artistico di critica, indagine e istruzione

Non solo in ambito tecnico, anche per la parte documentaristica, di critica e approfondimento possiamo annoverare delle donne tra le prime a redigere dei manuali di storia della fotografia. Il primo, “A hundred years of photography: 1839- 1939”, è scritto dalla tedesca Lucia Schultz; l’altro invece è della francese Gisèle Freund e si intitola: “La photographie en France au dix neuvième siècle”.

Negli anni Settanta, epoca di battaglie per la rivendicazione dei diritti, l’indagine sul corpo della donna in relazione alla vita privata e sociale in fotografia diventa uno strumento, anche politico, di affermazione. Cito con piacere un’artista, Cindy Sherman (1954) che con i suoi travestimenti interpreta i clichés dei ruoli femminili spingendone all’inverosimile la rappresentazione. E quando, attraverso la fotografia, la dimensione privata diviene ricerca del sé, scopriamo i lavori profondi e delicati della fotografia autobiografica: le immagini terapeutiche dai volti negati di Francesca Woodman (1958-1981), ma anche i lavori sui giovanissimi protagonisti di Sally Mann (1951) e le storie familiari di Nan Goldin (1953). Autrici che fotografano rincorrendo una necessità, l’urgenza di esplorare attraverso l’immagine la loro individualità o quella della famiglia, ma anche l’intimità, la coppia, le paure. Come se tra vita reale ed espressione artistica non ci fosse alcuna interposizione.

Parlando di fotografe che oggi godono di un riconoscimento internazionale e sono ancora in attività, vorrei citare Sarah Moon (1941), Jane Evelyn Atwood (1947), Christine Spengler (1945) e Annie Leibovitz (1949) conosciuta anche esternamente all’ambiente prettamente fotografico per aver scattato nel 2005 le immagini del leggendario calendario Pirelli.

Questo approfondimento è tratto dal n. 605 di Arte. La rivista di arte, cultura e informazione è acquistabile in edicola o sul sito di Cairo Editore.

Cover Arte gennaio 24
Cairo Editore
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