Questi sono alcuni degli alberi a cui l’artista si è ispirata, e ad ognuno di essi è stato associato un codice che ne permette la geolocalizzazione. I ritratti arborei qui in mostra rappresentano effettivamente la condizione attuale di ogni albero, ma, utilizzando questi codici, anche le generazioni successive potranno identificarli e riconoscerli, e quindi vederne l’aspetto e la condizione vegetativa negli anni a venire: potrebbero essere cresciuti di più, ma in alcuni casi potrebbero anche essere stati abbattuti, o la foresta potrebbe addirittura essere scomparsa del tutto, a causa della pressione antropica sul territorio di pertinenza.
Ogni dipinto raffigura una scena effimera tratta dal mondo naturale, che si riflette nell'acqua increspata, invitando a meditare sulla transitorietà della vita stessa.
Le proprie vicende personali – tra cui una grave e recente malattia – hanno spinto Shoko a riflettere su come contribuire maggiormente alla conservazione della natura attraverso la pratica artistica, e a cosa rimarrà dopo la sua scomparsa. La malattia o la perdita della salute portano spesso a percepire, con dolorosa prossimità, il “qui ed ora” legato a quella breve parentesi che è, in fondo, la vita umana, considerata nella successione prospettica delle varie epoche storiche. Questa serie di ritratti di alberi scaturisce dunque da meditazioni di questo genere, che certamente hanno una radice connaturata nella tradizione spirituale e culturale shintoista, ispirata più dall’apprezzamento e dalla gratitudine per i doni della natura piuttosto che dal timore delle forze in essa manifestantesi: in questo universo brulicante di vita cosciente, tutto scorre e ogni cosa viene carezzata dal lieve pennello dell’artista.
Shoko Okumura nasce in Giappone nel 1983 e si laurea in Pittura Tradizionale Giapponese alla Tokyo University of the Arts. Nel 2008 riceve una prestigiosa borsa di studio stanziata dal governo giapponese e, subito dopo la laurea, si trasferisce in Italia per approfondire i suoi studi d’arte.
Negli anni più recenti la sua attività è estesa anche al Giappone, dove ha esposto presso alcune note gallerie d’arte, tra cui Takashimaya e Mitsukoshi art gallery. Altre prestigiose collaborazioni si sono concretizzate nell’ambito della fashion, con lavori commissionati da Serapian Milano, Homo Faber Venezia e Toma shoes nell’ambito della Milano Fashion Week: infine ha realizzato un’opera site-specific per l'hotel Bulgari di Tokyo.
“Arte fra le due guerre” si dice per indicare l’arte degli anni ’20 degli anni ’30, un’ espressione infelice, un’espressione drammatica, ma in realtà in quegli anni l’arte ha dato grandi maestri che ritroviamo quest’anno nel Catalogo dell’Arte Moderna, e che erano stati un po’ lontani dai radar del mercato.
Maestri come Scipione, come Mafai come la Raphaël della Scuola Romana; protagonisti del Chiarismo lombardo come De Rocchi o Del Bon; artisti e maestri del Primitivismo come Garbari e altri ancora.
In realtà gli anni 30 non sono stati un decennio: sono stati un secolo, e il Catalogo cerca di dimostrarlo.
La MyOwnGallery - Superstudio Più ospita dal 9 novembre all’8 dicembre la mostra Antonella Quacchia. Orizzonti sensibili - Naviganti di microcosmi. L’estetica dell’emozione, a cura di Fortunato D’Amico - già membro del Comitato Critico del Catalogo d'Arte Moderna.
L’esposizione gode del patrocinio del Comune di Milano e attraverso una selezione di oltre 40 opere traccia il percorso di Antonella Quacchia che ha sapientemente trasferito, con l’utilizzo di tecniche e materiali diversi, il suo mondo interiore su tele e pannelli.
La selezione dei lavori esposti illustra il percorso di Antonella Quacchia, caratterizzato da richiami a linguaggi astratti, espressionisti e informali.
Commenta a questo proposito il curatore Fortunato D’Amico:
“Un’unione tra due dimensioni della mente umana, che spesso sembrano contrastanti, ma che arricchite reciprocamente, come in questo caso, danno forza ed espressione al contenuto della comunicazione”.
Disegni, geometrie, simboli, segni e figurazioni permeati da richiami a linguaggi astratti, espressionisti e informali, sono rappresentati da forme bidimensionali che sottolineano nuovamente la presenza di un ritmo binario.
L'artista indaga la natura e l’universo delle idee attraverso lo studio del colore e dei materiali e intende oltrepassare la barriera che separa il mondo reale da quello spirituale. Particolare attenzione e studio sono inoltre rivolti al segno e al gesto, elementi rilevanti all’interno di queste opere.
La rassegna si articola in tre sezioni: Estetica dell’emozione, Pensieri fluttuanti, Segni e simboli, connesse fra loro e che restituiscono una visione unitaria dei differenti scenari esplorati dall’artista.
In occasione dell’esposizione viene pubblicata la monografia bilingue “Antonella Quacchia. Orizzonti sensibili/ Sensitive horizons” a cura di Fortunato D’Amico, edito da Editoriale Giorgio Mondadori con testi di Chiara Canali, Fortunato D’Amico, Chiara Ferella Falda, Matteo Galbiati.
Il volume biografico verrà presentato mercoledì 15 novembre alle ore 18 in occasione di BookCity 2023 con un talk dal titolo La metamorfosi dell'orizzonte nell'arte di Antonella Quacchia che vedrà coinvolti l’artista, il curatore e gli autori dei testi critici.