La proclamazione dell'opera vincitrice della 22ª edizione del Premio Cairo si terrà il 9 ottobre nella splendida cornice del Museo della Permanente di Milano e potrà essere seguita in streaming su corriere.it, grazie alla consolidata media partnership con Corriere della Sera.
Dal 10 al 15 ottobre al Museo della Permanente ci sarà l’esposizione delle 20 opere, aperta gratuitamente al pubblico, insieme all’intera Collezione Premio Cairo con tutte le opere vincitrici delle precedenti edizioni. Al vincitore dell’edizione 2023 verrà assegnato un premio di 25mila euro e l’opera entrerà a far parte della Collezione Premio Cairo.
Nato nel 2000 dalla volontà del presidente Urbano Cairo di sostenere i giovani artisti italiani e di far conoscere al pubblico nuovi protagonisti, nuove tendenze e nuovi linguaggi presenti nella ricerca d'arte contemporanea, il Premio Cairo, giunto alla 22a edizione, si è confermato nel tempo come la più autorevole e prestigiosa opportunità per i giovani artisti in Italia.
Un importante trampolino di lancio che offre agli artisti la duplice opportunità di consolidarsi nel panorama artistico nazionale ed internazionale e di vivere una grande esperienza: selezionati anno dopo anno dalla redazione di Arte e chiamati a realizzare per l’occasione opere inedite, valutate da una Giuria di altissimo profilo composta da autorevoli direttori di musei, critici e storici dell’arte e da maestri dell’arte contemporanea italiana.
«A distanza di 23 anni dalla nascita del premio oltre 400 giovani artisti hanno potuto mostrare il loro talento e la loro creatività esponendo opere nell’ambito della pittura, della scultura, della fotografia e della grafica.» - dichiara Urbano Cairo, presidente di Cairo Editore - «Sono quindi orgoglioso di poter affermare che l’idea con la quale è nato questo progetto, quello di valorizzare giovani artisti offrendo loro una prestigiosa vetrina, è stato sostanzialmente raggiunto. La concreta testimonianza è data dagli oltre cinquanta artisti che dopo aver partecipato a questa manifestazione hanno avuto la possibilità di esporre le proprie opere alla Biennale di Venezia entrando così di fatto nel circuito artistico maggiore.»
Il Premio Cairo è anche su Instagram con @premiocairo, uno spazio nato per celebrare e promuovere non solo il Premio Cairo ma tutto l'affascinante mondo dell'arte contemporanea. Sull'account si possono trovare notizie sulle giovani promesse dell'arte italiana, le opere più stimolanti e innovative, le storie di artisti straordinari e le tendenze dell'arte contemporanea, spaziando attraverso le diverse discipline artistiche.
Abbracciando lo spirito del Premio, @premiocairo si propone come luogo dove l'arte è accessibile a tutti, non solo agli addetti ai lavori.
La mostra-evento del Premio Cairo è supportata da una importante campagna di comunicazione: stampa pianificata sul Corriere della Sera e sui periodici di RCS MediaGroup, radio su Radio Monte Carlo e LifeGate Radio, TV su La7, digital e social con LifeGate e affissioni nel centro di Milano.
È possibile rivedere a questo link la conferenza stampa trasmessa in diretta sul profilo Instagram del Premio Cairo.
Alla fine degli anni Cinquanta nasce in Inghilterra una delle più prolifiche correnti artistiche: la Pop Art.
Il filo conduttore del movimento è il linguaggio visivo nella quotidianità. Gli oggetti vengono raffigurati come fossero totem della società che si trasforma dalla miseria della guerra. Artisti come Paolozzi, Baj, Hamilton in Europa e Lichtenstein, Warhol, Johns negli Stati Uniti, danno vita a una rivoluzione artistica e linguistica fondamentale. Prima di diventare un artista discusso e apprezzato, Warhol lavorava come illustratore di moda per alcune delle più importanti riviste di settore negli Stati Uniti: Vogue, Harper’s Bazaar, Glamour.
Fu questa esperienza che mostrò a Warhol il potere delle immagini e della comunicazione sulla massa. La moda, le immagini patinate avevano creato nell’artista di Pittsburgh un’idea di come l’arte potesse spezzare la routine e diventare “popolare”, Pop per l’appunto. Il suo legame con il mondo della moda fu fondamentale per lo sviluppo della sua poetica artistica. Già amico di Yves Saint-Laurent, Warhol fu da sempre consapevole del ruolo che la moda assieme all’arte ricopriva in una società in rapida evoluzione. Le immagini dovevano diventare icone della società contemporanea, riconoscibili a colpo d’occhio.
La stessa sorte doveva toccare agli abiti dei grandi stilisti: la firma era nell’abito e l’abito diventava così un simbolo di quel tempo. Nel 2015 a Milano viene allestita la mostra Andy Warhol: Illustrations for Fashion Magazines 1951-1963. L’esposizione ripercorre il sodalizio tra la Pop Art e la moda.
A questo proposito molti sono stati gli stilisti che hanno utilizzato le iconiche immagini della Pop Art per creare i loro abiti, soprattutto a partire dalla fine degli anni Ottanta. Uno tra i più iconici stilisti italiani, Gianni Versace, dedicò a Warhol un abito che riproduceva il Dittico di Marilyn del 1962 e Rebel Without a Cause (James Dean) del 1985.
Le icone della Pop Art, soprattutto riferite a Warhol, hanno dato vita a una lunga serie di collezioni di moda che hanno così generato un fenomeno legato all’icona e alla facilità con cui chiunque vede oggi un barattolo della zuppa Campbell stampato su una T-shirt, riconosce la mano dell’artista immediatamente. Nel 2008 gli stilisti Dolce&Gabbana hanno creato una partnership con l’Accademia di Brera. Gli abiti, disegnati dagli stilisti, sono stati dipinti dagli studenti. Memorabili quelli che riproducevano le opere di Emilio Vedova. Una contaminazione di incredibile efficacia quindi quella tra l’arte e la moda, ma che abbiamo visto avere delle radici antichissime.
È un lungo viaggio tra la storia dell’arte e quella del costume che coinvolge grandi rivoluzioni sociali, politiche, intellettuali. La moda e l’arte sono parte integrante del vivere quotidiano, in continua evoluzione e in perpetuo movimento.