La mostra, a cura di Fortunato D’Amico, si snoda in quattro spazi espositivi milanesi (Palazzo Reale, Museo di Storia naturale, Planetario, Acquario civico), ma la parte principale è nella sontuosa Sala delle Cariatidi in Palazzo Reale, dove in un labirinto di fogli di cartone ondulato, sovrastati dalla monumentale struttura a tre cerchi del Terzo Paradiso, lo spettatore trova alcune delle opere più significative dell’artista, che in questo contesto assumono tutto il valore della previsione, se non della profezia: tutte infatti paiono in qualche modo legate da un filo rosso che dagli anni Sessanta arriva a oggi e alle formulazioni del Terzo Paradiso. Queste ultime partono dalla dualità degli opposti e contemporaneamente dal segno matematico “∞” (ovvero infinito), per arrivare all’unione degli opposti che creano armonia: nel video didascalico dell’artista che declama l’invenzione della formula e del simbolo gli esempi più efficaci sono i poli del naturale e dell’artificiale che, uniti, creano l’equilibrio più adatto alla vita dell’essere umano sulla terra (simboleggiato anche dalla sua scultura/mela, morsicata come nel logo della Apple, e“reintegrata”nella sua interezza naturale dall’artista) e, altro esempio, gli opposti io e tu, la cui unione crea il noi.
Se dunque tutta l’opera di Pistoletto tende finalisticamente alla maturazione del Terzo Paradiso, allora è comprensibile come il Metro cubo d’infinito o una versione pantografata della Venere degli stracci assumano significati mistici/ ecologici/inclusivi. Di più, per accentuare questo effetto, l’artista ha creato ambienti per così dire a significato indirizzato, come quando, esponendo il Metro cubo d’infinito, lo circonda di tutti i simboli religiosi mondiali, come la testa del Cristo, le Tavole della Legge, il loto buddista, la “preghiera” maomettana e un plinto senza nulla sopra (il dio sconosciuto di Socrate?): egli stesso, cioè, indirizza l’emozione e l’interpretazione del visitatore verso quelle caratteristiche antropologiche e persino politiche che costituiscono il suo campo d’indagine di oggi (se per “oggi”, in un artista che ha quasi settant’anni di attività alle spalle, consideriamo gli ultimi vent’anni...).
Ciò che dunque in questi tempi preme a Pistoletto – e lo scrive in tutti i suoi proclami, manifesti e libri – è il dialogo tra arte e politica in vista di una presa di coscienza definitiva dei problemi che affliggono l’umanità. Detto così, ha tutto il sapore dell’azione avanguardistica – tipo la “Ricostruzione futurista dell’universo”di Balla e Depero – che è consapevole dell’essenza utopica delle proprie affermazioni: tuttavia, l’azione di Pistoletto supera ogni intenzione utopica, proprio perché cerca di realizzare fisicamente ciò che afferma. In altre parole, l’istituzione Terzo Paradiso, con tutte le attività connesse, è una vera e propria organizzazione finalizzata all’azione, e sta dimostrando di funzionare, se non proprio nel mutamento delle coscienze dei popoli, certo nella diffusione planetaria del simbolo.
“Terzo Paradiso”è stato ovunque nel mondo, è capace di dialogare con la politica – a Cuba è aperto dal 2015 un workshop, con la benedizione di Raul Castro –, ottiene ascolto e disponibilità in ogni parte del Pianeta, e l’artista mette a disposizione il suo simbolo, con pochissime e blande clausole: nessun marchio di fabbrica, nessun logo finalizzato a un’idea ha avuto in epoca contemporanea lo stesso successo popolare e mediatico. Merito di un’intuizione geniale che ha trovato il giusto compromesso tra arte e pubblicità, tra complessità del mondo e semplicità visiva del simbolo, tra buone intenzioni e problemi ormai introiettati da gran parte degli abitanti dellaTerra.
Prosegue il lavoro dedicato a Ottone Rosai con il secondo volume del Catalogo Generale Ragionato delle opere realizzate dall’artista tra il 1913 e il 1957. La ricerca e lo studio incessanti del curatore Giovanni Faccenda (già autore di un approfondimento sul maestro Ottone Rosai) hanno dato alla luce nuove scoperte, ritrovamenti, notizie e contributi essenziali per ampliare il complesso di quanto portato a compimento fino ad ora. Il Catalogo si apre con un’introduzione del curatore che, assieme alla biografia, offre al lettore una chiave di lettura delle opere. Il volume presenta 154 disegni, 367 dipinti e 18 acquerelli. Ogni opera è corredata dalle relative informazioni necessarie per il riconoscimento: titolo, data di realizzazione, tecnica, misure dei vari supporti, posizione della firma.
“Resta la convinzione – mai venuta meno – che, esattamente come la sua vita, la vasta e poliedrica attività espressiva di Rosai, articolata fra dipinti, disegni, acquerelli, scritti, lettere e libri, possa tuttora – e in qualsiasi momento – offrire ulteriori rivelazioni e acquisizioni alla conoscenza in termini di mirabili eccellenze rimaste sin qui inedite.”
Iniziata tra il 1918 e il 1920, questa epidemia è considerata la prima delle pandemie del XX secolo che coinvolgono il virus dell’influenza. Arrivò a infettare circa 500 milioni di persone in tutto il mondo, riducendo drasticamente le aspettative di vita. Artisti del calibro di Munch, Mondrian, Schiele, Amadeo de Souza-Cardoso e Georgia O’Keeffe furono colpiti dall’epidemia. Mondrian, O’Keeffe e Edward Munch fortunatamente sopravvissero all’epidema. Munch, già provato a causa di una malattia mentale significativa, si dipinse in una famosa opera intitolata Autoritratto dopo la febbre spagnola, 1918-1920, mentre Schiele e de Souza-Cardoso morirono entrambi nel 1918, proprio a causa dell’epidemia. Sono molte le immagini fotografiche che invece riprendono le fasi della quotidianità durante l’epidemia. Mascherine e distanziamento sociale erano all'ordine del giorno. Furono numerosi i fotografi che immortalarono quella nuova normalità. Sono immagini che sembrano famigliari e che contengono quella giusta dose di realismo che ci aiuta a ritrovarsi in quelle immagini lontane.