Palermo

William kentridge. You whom I could not save - Palazzo Branciforte

You whom I could not save (“Tu che non ho potuto salvare”), inedita installazione con proiezione, incipit della nuova pièce teatrale The great yes, the great no, è al centro della mostra palermitana di William Kentridge, curata da Giulia Ingarao e Alessandra Buccheri, aperta fino al 12 gennaio. Un dialogo a più voci con al centro Palazzo Branciforte e il suo Monte dei Pegni di Santa Rosalia, luogo della memoria cittadina che narra di povertà e di sogni. Qui dagli inizi dell’800 i palermitani impegnavano i loro poveri averi, per potere pagare il viaggio per le Americhe.

Jago, Pietà. @jago.artist su Instagram
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Pietà
L'orgoglio del direttore Bonuomo

“Seicento numeri di Arte. Seicento pubblicazioni che, mese dopo mese e senza mai un'interruzione, hanno accompagnato i lettori per oltre 52 anni.” – spiega il direttore Michele Bonuomo – “Un primato che ci rende orgogliosi di essere stati testimoni e protagonisti di una lunghissima stagione tra le più prolifiche delle vicende artistiche italiane e internazionali. Quella che dal 1970 – quando Arte per la prima volta arriva in edicola – ai nostri tempi ha prodotto ininterrottamente cambiamenti radicali di linguaggi espressivi, tecniche, attitudini e soprattutto pensieri. Seicento numeri di un giornale che non è mai venuto meno al suo ruolo di punto di riferimento autorevole e di guida essenziale nell'offrire un'informazione ricca e puntuale; nel raccogliere, verificare e proporre tutte le voci, i protagonisti, le tendenze della ricerca e gli andamenti del mercato; nel rappresentare un sistema dell'arte sempre più attrattivo, dinamico e pervasivo. La storia dell'arte che raccontano questi “primi” seicento numeri e anche la storia di Arte. Una storia che continueremo raccontare con entusiasmo, impegno e professionalità. Una storia che continueremo a condividere insieme ai lettori.”

La copertina del nuovo numero di Arte è dedicata alla grande artista giapponese Yayoi Kusama, richiestissima sul mercato e protagonista di una mostra al Guggenheim di Bilbao che ne ripercorre la carriera attraverso una selezione di duecento tra dipinti, sculture, performance, installazioni e materiale d’archivio.

 

Tra gli altri servizi i reportage dedicati alla più grande mostra retrospettiva mai organizzata per Mario Nigro, uno dei protagonisti più noti dell’arte astratta italiana, al Palazzo Reale di Milano fino al 17 settembre e alla Galleria Civica di Trento trasformata in una “domus” contemporanea nella rassegna aperta fino al 26 novembre con quasi ottanta opere di ventinove artisti, dalla fine dell’Ottocento alle ultime generazioni, riunite per delineare i rapporti tra l’arte moderna e l’età classica, il neoclassicismo, l’archeologia.

 

Da segnalare anche una approfondita inchiesta sulle nuove frontiere delle tecnologie digitali e le implicazioni dei nuovi strumenti a disposizione degli artisti, dalla realtà aumentata all’Intelligenza Artificiale, dalla robotica al metaverso.

La copertina dell'edizione da collezione del numero 600 di Arte, in edicola dal 31 luglio
Arte
La copertina dell'edizione da collezione del numero 600 di Arte, in edicola dal 31 luglio

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Come nasce la moda?

Per comprendere come nasce la moda bisogna fare una prima importante distinzione: la moda e l’abbigliamento sono due concetti diversi. La necessità di “vestirsi” nasce contemporaneamente a quel senso del pudore che è cardine di ogni società occidentale. La moda invece è ben altro. Scaturisce, come spesso accade, all'interno di gruppi benestanti che usano un diverso tipo di vestiario per sottolineare il proprio lignaggio.

Il Medioevo 

Questa condizione è tipica del Medioevo, per esempio, quando l’abito iniziò a rappresentare un ruolo sociale. Ben presto, assieme alla “posizione”, l’abito declina anche la tipologia di risorse economiche di chi lo indossa. Probabilmente il gusto aveva ancora un ruolo marginale in questa fase, in cui si prediligeva la volontà di distinguersi dalla gente comune.

Esiste un’immagine evocativa di questo periodo nei Tacuina sanitatis, in cui le donne contadine vengono rappresentate al chiuso, nelle miniature che accompagnano il testo, con vestiti semplicissimi e con tonalità scure, quasi abuliche. Al contrario, in quel periodo le donne che facevano parte della borghesia e della nobiltà venivano rappresentate in ben altri costumi, con abiti di lusso a colori vivi.

Ancien régime

Questo atteggiamento fu poi messo in risalto nel periodo dall’ancien régime, in cui la società doveva essere facilmente riconosciuta nella scala gerarchica. Il lusso dei palazzi reali sottolineava un benessere inarrivabile per la plebe. Lo dimostrano i molteplici ritratti dell’epoca, in cui i membri delle corti apparivano curati in ogni dettaglio estetico, dalle acconciature agli accessori.

Dal canto loro, gli artisti, chiamati a corte per dipingere quell’affresco sociale che erano i nobili delle corti europee, vedevano nell’abbigliamento lo strumento cardine per rendere tangibili le loro rappresentazioni. Come per esempio, il Ritratto di Elisa Bonaparte di inizio 1800, dell’artista francese Marie G. Benoist. Nell’opera, la sorella di Napoleone viene rappresentata con un abito bianco e rifinitura in oro. Una tiara, degli orecchini e un mantello rosso donano definitivamente un’aurea regale alla granduchessa di Toscana.

Lo stile del Settecento, così come appare nelle opere degli artisti di quel periodo, era monotono per quello che riguardava la scelta dei tessuti.

La vera innovazione arrivò con le professioni legate alla moda, le quali prevedevano che, oltre a saper maneggiare i tessuti, ci fossero un estro e una creatività notevoli. Si trattava di una vera rivoluzione culturale, che non poteva svilire quelle novità sociali che in Europa si stavano compiendo tra il Settecento e l’Ottocento.

Una delle protagoniste di questo periodo è certamente Rose Bertin, la modista di Maria Antonietta di Francia. Resta un simbolo della grandeur della corte francese l'opera in cui è ritratta la giovane moglie del Delfino di Francia per mano della brillante pittrice Elisabeth Vigée Le Brun. L’opera non a caso si intitola Maria Antonietta in gran abito di corte, ed è oggi conservato a Vienna presso il Museo Kunsthistorisches. L’artista ritrae Maria Antonietta in uno dei suoi abiti più belli e curati. L’intento è quello di dettare la moda nelle corte europee. Per gli storici dell’arte, lo studio dell’abbigliamento tramite il dipinto è stato di enorme utilità, per esempio per datare un’opera o per approfondire lo studio su una determinata epoca.

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È un’epoca di rivoluzioni, questa. Infatti, di pari passo alle novità in campo artistico, strettamente legate alla moda, nascono le prime riviste specializzate.