Ad essere proposte sono 71 opere dell’artista e tra esse un’importante selezione dei principali soggetti di de Chirico, tra cui i Manichini senza volto e i Trovatori, le Piazze d’Italia e le Torri, gli “Interni ferraresi”, i Trofei, i Gladiatori, gli Archeologi, i Soli accesi e spenti e i Bagnanti misteriosi (serie Mythologie del 1934).

La mostra riserva un ampio focus alla stagione neometafisica (1965-1978 ca.) - di cui La Fondazione de Chirico possiede la più importante e completa collezione al mondo - in cui l’artista torna a elaborare i temi che popolavano le opere del primo periodo metafisico (1910-1918). Oltre a presentare i motivi più noti, i prestiti selezionati metteranno in evidenza la gamma di tecniche in cui si è cimentato il maestro: pittura, disegno, acquerello, scultura e litografia. Come ormai ampiamente riconosciuto dalla critica attuale, tutti questi lavori possono essere considerati metafisici, in quanto sostenuti dal costante interesse di de Chirico per i due concetti nietzschiani dell’eterno ritorno e del dualismo apollineo-dionisiaco.

Considerato una delle figure principali dell’arte del primo Novecento, de Chirico ha influenzato in modo profondo non solo il surrealismo, ma anche una serie di movimenti di ampio respiro, tra cui il dadaismo, il realismo magico, la Neue Sachlichkeit (nuova oggettività), la pop art, la transavanguardia e alcuni aspetti del postmodernismo. A ciò ha contribuito in maniera determinante la costante volontà di sperimentazione dell’artista, che nei suoi settant’anni di carriera (1908-1978 circa) non ha mai smesso di elaborare stili, tecniche, soggetti e colori diversi, in modo non dissimile dal coetaneo e amico Picasso. La natura apparentemente paradossale dell’opera di de Chirico è, per l’appunto, ciò che la rende ancor oggi - a oltre un secolo di distanza dalla scoperta della Metafisica - così fresca e attuale per gli artisti e il pubblico moderno.

Promossi per la prima volta nel 1913 da Apollinaire e Picasso (i due grandi mediatori tra modernismo e tradizione), i primi dipinti di de Chirico intonano un “canto nuovo” che affascina e, in parte, galvanizza l’avanguardia parigina degli anni Dieci, seguita dai surrealisti negli anni Venti.

Giorgio De Chirico: Le muse inquietanti, 1974, olio su tela, 50x65 cm, provenienza Fondazione Giorgio e Isa de Chirico
© GIORGIO DE CHIRICO, by SIAE 2023-02-02, courtesy Studio Esseci
Giorgio De Chirico: Le muse inquietanti, 1974, olio su tela, 50x65 cm, provenienza Fondazione Giorgio e Isa de Chirico
La curatrice della mostra su de Chirico

“Elaborando un sistema pittorico di precisione matematica che distorce la realtà (attraverso l’uso illogico della prospettiva e della luce, unito all’accostamento irrazionale di oggetti comuni e fantastici in ambienti alterati e insoliti), l’artista produce scene di enigmatico isolamento o inquietante costrizione”, sottolinea Victoria Noel-Johnson, che della mostra è la curatrice. “Pervasa da un angoscioso presagio, l’atmosfera (o Stimmung, secondo il filosofo tedesco dell’Ottocento Nietzsche) della sua pittura mira a suscitare un senso di sorpresa, scoperta e rivelazione”.

"La Peste del 1630", nota anche con il titolo "La Vergine appare agli appestati", è invece un’opera pittorica di Antonio Zanchi che decora una delle pareti dello scalone della Scuola Grande di San Rocco a Venezia. L’opera si compone di due grandi tele, separate da una preesistente lesena architettonica all’interno della struttura. Anche in questo caso il lavoro dell’autore prende spunto da tele e affreschi già esistenti che avevano trattato l'argomento. Pensiamo al particolare de "L’inferno" contenuto nel "Trittico delle delizie" di Hieronymus Bosch, oggi al Museo del Prado a Madrid.

Il Sindaco Fabio Chies dichiara:

“Una mostra particolare, dedicata ad un artista che ha dedicato la sua vita all’arte. Ospitare a Palazzo Sarcinelli l’esposizione è un’occasione importante, un’opportunità per i coneglianesi e per i numerosi turisti. Immergersi nel mondo di Giorgio de Chirico e farsi sedurre dal fascino delle sue immagini aprirà una stagione culturale di grande rilievo. Un grazie ad ARTIKA per l’organizzazione della mostra e per la valorizzazione e diffusione della cultura nel nostro Comune.”

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International Art Sale nasce nel 2010 a Milano, in via Giacomo Puccini, sotto la guida di Gianfranco Saccucci, gemmologo e perito in pietre preziose e gioielli del Tribunale di Milano, affiancato successivamente da Adriano Conte, direttore del dipartimento di arte moderna, contemporanea e dipinti del XIX secolo. Il settore trainante della casa d’aste è da sempre quello di gioielli, ma ultimamente anche le vendite di moderno e contemporaneo hanno raggiunto ottimi risultati, come conferma l’eccezionale vendita, lo scorso maggio, dell’opera di René Magritte Les poids et le mesures, stimata 600mila euro e aggiudicata per oltre 1.200.000 euro (www.internationalartsale.it).

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