Giulia Cenci artista
Mukom and Marc Raubig - Arte
L'artista Giulia Cenci, vincitrice del 21° Premio Cairo
Perché l’arte contemporanea spesso non riesce ad affrancarsi da linguaggi ormai estenuati e accademici: ha presente che cosa Arturo Martini diceva già nel 1944 a proposito della “scultura lingua morta”...?

«Parlare di morte di un linguaggio espressivo è sempre un controsenso. I linguaggi sono fatti per reinventarsi, e non sappiamo mai cosa aspettarci dalla ricerca che si perpetua e dilaga tra le mani e le teste degli artisti. Si tratta di processi che per natura non possono avere una conclusione. Potevamo immaginarci che la pittura sarebbe riuscita a superare la grande crisi dovuta alla nascita della fotografia? L’ha fatto e in modo sublime, dando il meglio di sé. Potevamo aspettarci artisti figurativi dopo le avanguardie e i minimalismi? Abbiamo avuto maestri “necessari” come Francis Bacon o Lucian Freud: non sarebbe immaginabile una storia dell’arte senza di loro. Potevamo immaginare la scultura dopo il ready-made di Duchamp e la produzione industriale? Certamente: è successo quando tutto è stato incluso nei processi creativi. Penso che la nostra epoca sia fortunatissima. Diffido di chi crede che stiamo vivendo il momento peggiore del nostro tempo. Gli artisti possono solo dare il meglio di sé, specialmente in mezzo al peggio. È sempre stato così».

Qual è la scultura o “l’opera d’arte contemporanea degli ultimi 7.000 anni” che lei avrebbe voluto fare?

«Pensare a una sola mi è difficile: sono una divoratrice di opere. Avrei voluto fare “cicli” di opere: se penso a Bacon diventa arduo scegliere. Guernica è fondamentale; Louise Bourgeois è un’altra mia grandissima maestra. E poi Medardo Rosso, la Battaglia di Eraclio e Cosroè nelle Storie della Vera Croce di Piero della Francesca...».

Copertina Arte dicembre 2022
Arte
Copertina Arte dicembre 2022

Questo approfondimento è tratto dal n. 592 di Arte. La rivista di arte, cultura e informazione è acquistabile in edicola o sul sito di Cairo Editore.

 

L’edizione 2023 di Arte Fiera segna una svolta su più fronti. Se da un lato la manifestazione ritorna nelle tradizionali date del calendario fieristico e si svolge negli storici spazi - i padiglioni 25 e 26, tra i più belli e riconoscibili dell’intero Quartiere bolognese - dall’altro introduce innovazioni a tutto campo: dal management, che ha visto l’arrivo di Enea Righi - manager di grande esperienza e collezionista d’arte contemporanea tra i più importanti in Italia - nel ruolo di Direttore operativo, agli allestimenti, dalla struttura della manifestazione al Public program.

Ad accogliere il pubblico al Centro Servizi, la piazza coperta che introduce ai padiglioni, è l’installazione Connecting Green Hub di MCA - Mario Cucinella Architects. Concepito originariamente per il Salone del Mobile di Milano, il grande tavolo-ambiente, dalle forme sinuose e organiche, ospita lo spazio talk, il bookshop e altri servizi al pubblico e diventa punto di sosta e aggregazione.