L'incontro si terrà giovedì 28 aprile alle ore 16:00 presso la Biblioteca Angelica, in piazza Sant'Agostino: aperta nel 1604 la Biblioteca Angelica è considerata una delle più antiche biblioteche pubbliche d'Europa e la prima della Città Eterna; costituisce anche una delle maggiori raccolte di testi sulle controversie religiose del Seicento e del Settecento.
 

 

Per informazioni e prenotazioni:

Sara Boni

sara.boni@cairorcsmedia.it

348 3300809

Tra i lavori esposti alcune delle sue immagini più iconiche – come il manifesto per l’azienda dei trasporti di New York MTA e le sue copertine per The New Yorker – e una nuova illustrazione, realizzata ad hoc per Reggio Emilia su commissione del Comune, in occasione della giornata contro l’omobitransfobia (17 maggio) ed esposta per tutto il mese di maggio negli spazi di affissione cittadini. Non mancano alcuni disegni giovanili inediti e bozzetti, capaci di rivelare il suo processo creativo e il suo metodo di lavoro.

L'incontro si terrà al Forum di Omegna, e prevede la partecipazione di Carlo Motta e Massimo Pujia, rispettivamente responsabile editoriale e commerciale del CAM, e Giuseppe Possa, critico d’arte e letterario, segnalatore del Catalogo. 

Seguirà l’inaugurazione “Mostra di Pittura” allievi del corso Uni3 di Omegna, presentati dall’insegnante e artista Michela Mirici Cappa, pubblicata nelle ultime due edizioni del Catalogo d'Arte Moderna

Mercoledì 4 maggio, ore 18:00, Forum di Omegna (Parco Pasquale Maulini 1)

Per info: Michela Mirici Cappa (cell. 338 8161400) o Giuseppe Possa (cell. 347 3174977)

Il metodo germinato dalle prime ricerche sull’ambiguità percettiva dello spazio tridimensionale

Definire Enzo Mari è impossibile. Un artista, un progettista, un architetto, un grafico, ma anche un teorico, un pedagogista, un intellettuale, forse un filosofo, un utopista: tante sfaccettature di una personalità complessa. Enzo Mari è stato un costruttore di grammatiche e un inventore di linguaggi, strumenti necessari a “migliorare la qualità e l’efficacia di comunicazione della conoscenza”. La radice della sua metodologia progettuale, che caratterizza il processo di tutte le ricerche successive da lui perseguite, ha origine nelle sue prime indagini nell’ambito delle arti visive, quelle investigazioni sull'ambiguità percettiva dello spazio tridimensionale che ha condotto fin dai primi anni Cinquanta quando era ancora studente di scenografia all'Accademia di Belle Arti di Brera. Un metodo scientifico fatto di tesi, di costruzione di strumenti, di verifiche, di comparazioni di modelli e trascrizione dei risultati di queste osservazioni. 

A descrizione del proprio metodo, Mari scrive:

“Sono consapevole dei processi misteriosi dell’intuito. Dopo una pausa inizia la decantazione, che procede per continue negazioni […] il progetto, come storicamente ogni altra attività intellettuale, si realizza unicamente negando. Nego tutto ciò che sembra ma non è. Potrei continuare all’infinito, ma un progetto deve avere un termine. A quel punto, ciò che rimane è il progetto da realizzare, anche se si sono aperti nuovi orizzonti di domande e ipotesi”.

Definita questa radice comune a ogni progetto, ossia il metodo che si articola in metodologia, la necessità prioritaria per Mari è progettare gli strumenti di trasformazione utili al progredire della società.

Struttura 728 b, 1963, alluminio anodizzato, 120-30-10 cm
Galleria Minini
Struttura 728 b, 1963, alluminio anodizzato, 120-30-10 cm
Prime ricerche e indagini sull’ambiguità percettiva dello spazio tridimensionale interno

“La percezione dello spazio tridimensionale (nell’accezione di ambiente) è una delle più ambigue poiché la sua comprensione può essere data soltanto dalle complesse interrelazioni dei messaggi differentemente recepiti dai diversi sensi del nostro corpo. Tanto più che il definirsi di ogni specifica conoscenza avviene quasi sempre tramite uno solo dei sensi, al quale si integrano poi le sole memorie delle esperienze degli altri”

(E. Mari, Funzione della ricerca estetica, Edizioni di Comunità, Milano 1970).

Queste sono le premesse che hanno suggerito all’autore diversi tipi di ricerca, verificati ed esemplificati attraverso la realizzazione di disegni, studi e modelli. L’osservazione delle singole variazioni risultate dalla programmazione dei modelli di raffronto genera una sequenza di memorie visive. Questo metodo di comparazione e raffronto dei singoli modelli germina nella programmazione. Per Mari il programma è “un progetto di forma semplice temporalizzata secondo leggi interne di crescita”.

Serie auree o sinestetiche

In queste prime ricerche l’intento è di realizzare un’opera che possa essere fruita diacronicamente (nello spazio e nel tempo), come avviene per la musica; la superficie pittorica è scandita da successioni di moduli aurei la cui ambizione è di rappresentare visivamente lo scorrere del tempo. Mari sperimenta la potenzialità di programmazione della sezione aurea nella rappresentazione pittorica bidimensionale per verificare la codificazione del linguaggio visivo e la sua potenzialità comunicativa.