Geografie culturali: perché l’arte si sviluppa in alcuni Paesi e non in altri

Un’altra considerazione va posta agli occhi del lettore e cioè che è sempre stupefacente come mai la scultura si sviluppi di più in un Paese, mentre in un altro non si affaccia neppure alla storia. Si guardi ad esempio all’Illuminismo, tutto francese. 

Il Pietismo e l’Idealismo nascono e si sviluppano in Germania. Il Melodramma, l’Opera sono essenzialmente italiani. Il Romanzo dell’Ottocento è quasi completamente russo. Perché succede questo?

Epigenetica e trasmissione culturale: l’ipotesi di Rodolfo Guzmán Toledano

Rodolfo Guzmán Toledano è un epigenetico messicano che si interessa d’arte e sostiene che la cultura si eredita nei geni e poi si sviluppa orizzontalmente nel contesto sociale. Se pensiamo alle famiglie di pittori come Jacopo da Bassano e i suoi 8 figli, così come Domenico Tiepolo e i suoi 9 figli, ultimo Giambattista, allora come dar torto all’ipotesi di Rodolfo Guzmán?!

Il passaggio dell’arte dall’Europa agli Stati Uniti

Ma veniamo a noi.

Oramai è noto che fino al 1948, circa, l’arte è essenzialmente europea, dopo questa data il secondo dopoguerra vede lo spostarsi dell’arte verso gli USA.

Due i motivi: molti artisti all’ascesa del nazismo scelsero gli USA quale rifugio alla barbarie europea, ponendo il seme dell’arte e, dall’altra parte, molti artisti americani che avevano combattuto in Europa e in Italia se ne erano innamorati tanto da ritornarvi alla fine della guerra stabilendovisi. Vedi i casi di George Brecht in Germania, e di Cy Twombly a Roma, ad esempio.

Picryl
Gustave Doré: incisione 18, Canto V, Paolo e Francesca
Il passaggio di una collezione preziosa: il caso Rovegno

Mi pare tanto più calzante in questo momento in cui, appunto, il possesso della collezione sta per cambiare. Ma, con ordine: la collezione dei coniugi Rovegno è particolare, incentrata sulla minuziosa ricerca di piccoli capolavori di grafica dedicata. “La collezione nasce dall’amore mio e di mia moglie, Lidia, per la piccola grafica d’arte dedicata: dedicata perché è l’appassionato a commissionare l’opera, vincolando anche il tema. L’artista non fa quello che vuole, è il committente, il dedicatario, a scegliere il soggetto, e spesso la ricorrenza di un episodio aiuta a identificare chi collezionerà quella stampa. Ad esempio, c’è una collezionista che è appassionata della Nave dei folli e ne chiede sempre rielaborazioni agli incisori: al di là del suo nome, quella è diventata una sorta di ‘firma tematica’”.

Ex libris e piccola grafica d’arte: precisazioni su tecniche, formati e significati

Guardando un’opera noto che riporta la dicitura ex libris, il che ci permette di precisare ulteriormente: “L’ex libris”, mi spiega Paolo, “ha dimensioni contenute: deve averle perché, di fatto, storicamente era una etichetta incollata sul secondo risguardo di copertina per identificare il proprietario del volume. Ora, le calcografie hanno altre dimensioni, spesso non potrebbero essere compatibili con gli spazi tipografici. Poi possono essere tirate solo in cento copie, quindi non potrebbero identificare un gran numero di testi, quelli che i bibliofili possiedono di solito.

Certo, anche gli ex libris erano personalizzati, soprattutto un tempo. Qui anche è riportato il nome del committente, più o meno esposto, in qualche cartiglio magari – alcuni collezionisti preferiscono che non sia così evidente – per cui ogni tanto si dice ancora comunemente ex libris, ma ex libris non sono”. “La maggior parte sono calcografie, incisioni su lastra di rame o zinco; rarissime le litografie, su una matrice in pietra, con inchiostrature grasse; c’è qualche xilografia, su legno. Ne donerò 3.400 pezzi, qualcuno in più in realtà, forse 3.442”. Ride, il collezionista, fra l’ordine e il disordine

Una vita dedicata al segno: donazioni, memoria e continuità

Poi riprende: “Ne ho donati 6.500 pezzi al Museo di Cremona, perché sono nato a Cremona e ho vissuto a Cremona fino agli anni Settanta. La suddivisione è solo temporale, contingente: ho donato tutto quello che avevamo raccolto fino a quel momento, ma la passione c’era ancora, allora, beh, abbiamo ricominciato”.

La seconda donazione sarà per Piacenza, città dove i coniugi Rovegno si sono trasferiti, dove la loro famiglia è nata, dove risiedono. Questa adozione fa sì, appunto, che proprio la Biblioteca cittadina, la Passerini Landi, diventi custode della preziosa e raffinata raccolta di opere d’arte: tre saranno le mostre organizzate, nei prossimi mesi, per permettere a tutti di ammirare, dalle teche del Salone monumentale, le migliori stampe, accuratamente scelte da Livia e Paolo, suddividendo gli artisti per nazione.

Un viaggio fra i continenti, con una grande assente, l’America, dove l’incisione non interessa, non ha tradizione e non ha trovato estimatori o praticanti. “Per la donazione ho chiesto solo un catalogo, in 30 copie, da mandare agli artisti con cui sono rimasto in contatto”. Una sorta di ringraziamento, un omaggio per i legami stretti. Posso sfogliare, nel frattempo, quello edito dal Gabinetto delle Stampe cremonese, realizzato in occasione della prima donazione

Il sapere dell’incisione: tecnica, esperienza e consapevolezza

Un testo a firma di Paolo Rovegno, in apertura: “È la specifica tessitura segnico-grafica della tecnica di incisione in incavo, sia essa acquaforte, acquatinta, vernice molle o maniera nera, che permette all’artista di ottenere vellutate campiture, effetti di trasparenza, ritmi e scansioni di zone d’ombra o di abbagliante lucentezza difficilmente raggiungibili in altre discipline grafiche”.

Questa confidenza con le tecniche, col segno, gli viene non solo dall’appassionata frequentazione degli artisti e delle tirature, ma “dall’interno”: Paolo Rovegno, infatti, incide, ha inciso tutta la vita dopo aver dipinto e studiato a lungo come comporre, e poi come incidere, un’immagine. Racconta che fu il parere non troppo incoraggiante di una grande critica d’arte a fargli abbandonare i primi tentativi pittorici, e “ripiegare”, in qualche maniera, sempre più felicemente sulle lastre calcografiche. Anche l’amore per Lidia nasce sotto il segno dell’arte: li presentano infatti amici pittori (anche Lidia aveva provato a dipingere, dovendo però presto smettere, per problemi a una mano).