Le performance radicali degli anni Settanta

All’inizio, Abramović esplora resistenza, rischio e responsabilità dello spettatore. Le sue azioni mettono alla prova il corpo per interrogare empatia, aggressività, fiducia.

Rhythm 0 (Napoli, 1975)

Per 6 ore l’artista resta immobile accanto a un tavolo con 72 oggetti (da piume a coltelli): il pubblico è invitato a usarli su di lei. L’opera ribalta i ruoli e fa emergere la dimensione etica dello sguardo.

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Gustave Doré: la visione dell'Inferno
Abramović + Ulay: arte e vita in dialogo

Tra 1976 e 1988, insieme a Ulay (Frank Uwe Laysiepen), Abramović crea azioni che indagano identità, coppia, simmetria, energia, rischio.

  • Imponderabilia (Bologna, 1977) – i due, nudi ai lati di una soglia museale, costringono i visitatori a passare tra i loro corpi: l’opera è il varco stesso e la scelta dello spettatore.
  • Rest Energy (1980) – un arco teso tra i due, una freccia puntata al cuore: 4 minuti di fiducia assoluta.
  • The Lovers (1988) – il cammino opposto sulla Muraglia Cinese segna anche la fine del sodalizio.
Balkan Baroque e il trauma della storia

Nel 1997, alla 47ª Biennale di Venezia, Abramović presenta Balkan Baroque: vestita di bianco, pulisce per ore un cumulo di ossa animali, evocando la violenza della guerra nei Balcani. Riceve il Leone d’Oro. L’azione unisce rituale, catarsi, memoria collettiva.

La consacrazione: The Artist Is Present (MoMA, 2010)

Per tutta la durata della mostra, l’artista siede muta a un tavolo, invitando uno per volta i visitatori a sedersi di fronte. L’opera è un dispositivo di relazione: sguardo, tempo e presenza diventano materia emotiva condivisa. È uno dei progetti più iconici della sua carriera e un momento fondativo nell’immaginario della performance.

Dal nuovo millennio: rituale, meditazione, energia
  • The House with the Ocean View (2002) – dodici giorni in isolamento, digiuno e silenzio in tre ambienti sopraelevati osservati dal pubblico.
  • Nude with Skeleton (2005) – un esercizio di respirazione e consapevolezza: corpo vivo e scheletro si sovrappongono.
  • The Hero (2001) – in sella a un cavallo bianco, bandiera al vento: omaggio al padre, riflessione su patria e identità.
  • The Current (2017) – il corpo come antenna energetica sotto un cielo in tempesta.
La “ricreazione” (re‑performance): un museo della presenza

Dagli anni Duemila, Abramović sistematizza la re‑performance: seleziona, trasmette e fa rimettere in scena opere storiche (sue o altrui) a performer formati. Così conservazione e esperienza trovano un equilibrio: le performance tornano a essere vissute, non solo documentate.

Perché Abramović è ancora centrale
  • Ha spostato l’attenzione dall’oggetto all’esperienza.
  • Ha interrogato il ruolo del pubblico come parte attiva dell’opera.
  • Ha tenuto insieme etica ed estetica, vulnerabilità e forza.
  • Ha aperto la strada a pratiche partecipative, rituali e spirituali nell’arte contemporanea.
Marina Abramović: vita, performance e opere simbolo
Andrew Russeth - Flickr
The Artist Is Present, al Museum of Modern Art (2010)
Opere chiave da conoscere
  • Rhythm 0 (1975) – limite, responsabilità, sguardo
  • Imponderabilia (1977) – soglia, relazione, scelta
  • Rest Energy (1980) – rischio, fiducia, tempo
  • Balkan Baroque (1997) – memoria, trauma, catarsi
  • The Artist Is Present (2010) – presenza, durata, empatia