Temi e poetica: angoscia, quotidiano, memoria

Nelle opere dell’artista, angoscia e turbamento invadono la sfera dei sentimenti, intrecciandosi ai percorsi incerti del quotidiano.
I miscugli di colore a olio non diluiti diventano materia densa che intrappola la lacerazione emotiva.

Il bisogno di liberazione assume spesso la forma di oggetti vecchi o fuori moda, impregnati di nostalgia e di un misticismo surreale: elementi che cercano un nuovo equilibrio interiore e una condizione di quiete.

Pittura e poesia: un dialogo espressivo

Accanto alla pittura, Cerrina coltiva la poesia, dove la parola diventa estensione del colore e ulteriore strumento per dare voce al suo mondo interiore.

Mostre e riconoscimenti

Dal 2014, le sue opere sono esposte in mostre personali e collettive, ricevendo consensi dal pubblico e l’attenzione degli esperti.

I primi approcci al paesaggio di fotografia

La straight photography è la prima tendenza del linguaggio fotografico a definire l’approccio “moderno” al paesaggio (dopo, naturalmente, l’indiscusso maestro Edward Steichen e il suo scatto The Pond-Moonrise del 1904).

Ansel Adams (1902-1984), noto per le sue iconiche immagini del Yosemite National Park, ha utilizzato la fotografia per esplorare la grandezza e la maestosità della natura, relegando la figura umana – ove presente – in secondo piano. Il suo approccio tecnico, basato su un’incredibile padronanza del controllo di esposizione e stampa (fino al suo famoso “sistema dei toni”), ha reso il paesaggio non un soggetto dello scatto ma un’esperienza emotiva completa. Ansel Adams era solito portare la macchina fotografica 8x10 pollici sulle montagne dello Yosemite, usando un pesante zaino progettato per trasportare il grande formato e tutto il materiale necessario – come pellicole e cavalletto – affrontando le difficoltà del terreno montagnoso e, a volte, innevato. Un’attrezzatura ingombrante ma funzionale alla sua raffinata ricerca dei dettagli e delle immagini ad alta risoluzione. Questa relazione con il paesaggio così profonda portò Adams verso alcune considerazioni sull’ambiente e sulla fragilità degli ecosistemi, capaci di anticipare di alcuni decenni le riflessioni attuali.

Edward Weston (1886-1958), al contrario, concentrerà la sua ricerca in una direzione più astratta e di maggior “intimità” con gli oggetti e i paesaggi dei suoi scatti. La pionieristica tecnica dello still life e il suo occhio per le forme naturali gli permetteranno di esplorare la bellezza che si nasconde nella struttura intima delle cose e nel quotidiano (come per il famoso Pepper n. 30). Per primo si focalizza sul concetto di “modulo” in natura, esplorandone volumi e geometrie. La sua impressionante capacità di rivelare la complessità del mondo naturale attraverso la composizione e la luce ha aperto nuove strade nell’ambito della fotografia di viaggio, spostando l’attenzione da un semplice catalogo visivo verso una vera ricerca sulla forma e la materia, con un innovativo approccio, sia formale che filosofico, alla fotografia.

L'attimo e la narrazione

Henri Cartier-Bresson (1908-2004) ha rivoluzionato la fotografia di viaggio attraverso la sua filosofia dell’Istante decisivo. Nelle innumerevoli trasferte per l’agenzia Magnum ha immortalato scene di vita quotidiana, raccontando storie fulminanti e trasformando la fotografia di viaggio in una vera e propria “arte narrativa”. Immagini cariche di tensione e significato catturano le emozioni delle situazioni fugaci in cui aveva l’intuito di calarsi per scattare. L’approccio etico di Cartier-Bresson, focalizzato sull’umanità, ha reso le sue opere fotografiche non solo documenti storici ma un invito alla riflessione sulle relazioni umane nei conflitti e negli scambi interculturali.

In un altro contesto, David Alan Harvey (1944), un membro più recente dell’agenzia Magnum, ha continuato la tradizione del reportage con un approccio più contemporaneo e personale. Attraverso la sua capacità di catturare l’anima dei luoghi e delle persone, Harvey riesce a rendere la fotografia un veicolo di empatia. La sua esplorazione della cultura e delle comunità locali permette di raccontare storie ricche e profonde, dimostrando come il viaggio non sia solo un’esperienza fisica ma anche mentale e spirituale. Una fotografia che non è solo una rappresentazione visiva bensì un mezzo per evocare sentimenti e riflessioni nell’osservatore, creando una connessione profonda con ciò che è fotografato.

La tecnica, la modalità di ripresa, mai banale, e l’approccio emozionale di Harvey – anche attraverso l’uso consapevole di accostamenti cromatici – sono in grado di trasformare un’immagine in un’esperienza che va oltre il semplice atto passivo dell’osservare. Il suo linguaggio fotografico è moderno, accattivante e colorato e si presta ancora oggi a essere pubblicato sulle migliori testate internazionali. 

Steve McCurry (1950) è uno dei fotografi più celebri a livello mondiale, noto anche a chi non è appassionato di fotografia. La sua carriera è costellata di scatti che restituiscono momenti intensi e significativi, riportando dalle sue avventure storie universali, ritratti potenti e paesaggi suggestivi. Il suo scatto più iconico, Afghan Girl (1984), divenuto simbolo di una generazione, è un perfetto esempio di abilità nell’immortalare espressioni emotive che risuonano con il pubblico, mettendo in luce la forza e la vulnerabilità umana. McCurry ha viaggiato in tutto il mondo, dal Medio Oriente all’Asia fino all’India, dove ha trascorso molto tempo catturando alcuni dei suoi ritratti più celebri, con scene di vita quotidiana dalle cromie intense. La fotografia di viaggio di McCurry non si limita semplicemente a documentare i luoghi, si concentra soprattutto sulle persone cercando di coglierne l’essenza. 
Le sue immagini sono caratterizzate da una forte componente umana con un’attenzione particolare alla luce, ai colori e alle composizioni evocative. McCurry riesce a raccontare storie universali affrontando temi di speranza, dolore, lotta e bellezza spesso in contesti difficili o di conflitto. La sua capacità di esplorare e trasmettere le complessità culturali e umane lo rende uno dei fotografi contemporanei più esposti in mostra.

Picryl
William Blake: Paolo e Francesca
Tra documentazione e antropologia visiva

Margaret Bourke-White (1904-1971), pioniera del fotogiornalismo, ha utilizzato la macchina fotografica per documentare le grandi crisi sociali e politiche del suo tempo. La sua carriera è stata segnata dalla combinazione di fotografia documentaria, reportage e fotografia commerciale e l’ha portata a viaggiare in molti luoghi del mondo, catturando momenti storici e scene di vita quotidiana in contesti globali. È stata in Germania e URSS nel 1930, per poi tornare in Unione Sovietica nel 1941, primo fotoreporter occidentale autorizzato da Stalin (di cui realizzerà un ritratto, in copertina per la rivista “Life” il 29 marzo 1943). Le sue immagini in bianco e nero hanno dato voce a storie di resilienza e lotta esplorando temi come la giustizia e i diritti umani. Un esempio emblematico del suo lavoro di fotografa di viaggio si trova nella serie di scatti che realizzò durante il suo soggiorno in India, dove documentò la vita durante l’indipendenza del Paese e la difficile separazione dal dominio britannico. Bourke-White ha sfidato le convenzioni di genere nel suo lavoro, diventando una figura emblematica nel mondo del fotogiornalismo, nonché la prima donna fotografa della rivista “Life”.

Jimmy Nelson (1967), fotografo di qualche generazione più giovane, ha scelto invece una via differente, focalizzandosi su culture indigene e tradizioni in via di estinzione. Con uno stile visivamente ricco di particolari e fortemente estetico, Nelson produce ritratti dei differenti popoli del mondo, che generano attenzione sull’importanza della diversità culturale. Tuttavia, il suo approccio ha suscitato anche controversie, sollevando interrogativi sull’autenticità e l’etica della rappresentazione delle culture nel contesto contemporaneo, con questioni relative a stereotipi e romanticizzazione, approccio antropocentrico e colonialista, etica del ritratto e del consenso, commercio, appropriazione culturale ed estetizzazione delle sofferenze, rendendo al contempo la sua opera sia affascinante che problematica nel dibattito sulla fotografia di viaggio.