All’interno del suo atelier, Accardi ci racconta la nascita delle sue opere come un processo stratificato, fatto di osservazione, studio dei maestri del passato, reinterpretazione e continua analisi del presente. La video‑intervista offre uno sguardo diretto sul suo metodo: dalla costruzione dell’immagine alla scelta degli elementi iconici, dal ruolo della citazione nella sua poetica al significato dei soggetti ricorrenti, come l’ormai celebre struzzo, divenuto metafora della vulnerabilità e delle incertezze della società contemporanea.
Il racconto dell’artista permette di entrare nel cuore della sua pratica creativa: un laboratorio vivo in cui memoria, immaginazione e critica sociale convivono armonicamente.
Uno degli aspetti più affascinanti del lavoro di Accardi è il suo rapporto con la tradizione artistica. Le sue opere sono spesso costruite come dispositivi narrativi complessi, nei quali convivono riferimenti alla storia dell’arte, presenze ironiche, oggetti quotidiani, simboli della cultura pop e figure tratte dall’immaginario collettivo.
Per Accardi, la citazione non è mai semplice rimando, ma un modo per riattivare il patrimonio visivo in chiave contemporanea. Ogni immagine è un luogo di incontro tra epoche e linguaggi: un dialogo che supera le distinzioni tra alto e basso, tra colto e popolare, restituendo allo spettatore un universo ricco, stratificato e sorprendente.
Il suo lavoro assume così la forma di una riflessione sulla natura stessa dell’arte: un campo in cui ciò che è stato viene continuamente riletto, trasformato e “rubato” per generare nuove visioni.
All’interno delle composizioni di Accardi, elementi incongrui, come animali antropomorfizzati, icone culturali, personaggi sospesi, interni e paesaggi realistici invasi da presenze inattese, diventano strumenti per interrogare la realtà. Il suo Surrealismo Pop è infatti un linguaggio che non si limita alla citazione, ma che indaga l’identità sociale, le paure diffuse, la precarietà esistenziale e il bombardamento visivo che caratterizza il mondo contemporaneo.
L’immagine, così costruita, si fa enigma: un indizio che invita a rileggere la complessità del nostro tempo. In questa dimensione sospesa, Accardi mette in scena tensioni, interrogativi e contraddizioni, restituendo allo spettatore uno spazio in cui riconoscersi e, al tempo stesso, smarrirsi.
Oggi Accardi è considerato uno dei protagonisti italiani del Surrealismo Pop internazionale, grazie alla sua capacità di fondere registri differenti con naturalezza: la lezione dei grandi maestri, la cultura iconografica del Novecento, gli oggetti della quotidianità mediatica, gli animali simbolici, le atmosfere narrative a metà tra il reale e il visionario.
Le sue opere, presentate in contesti nazionali e internazionali, mettono in luce un percorso coerente e insieme in continua trasformazione, capace di sorprendere, far riflettere e generare letture molteplici.
Dal 19 al 22 marzo 2026, il Catalogo dell’Arte Moderna (CAM) è presente alla 15ª edizione di MIA Photo Fair BNP Paribas, la più importante fiera italiana dedicata alla fotografia d’arte, ospitata negli spazi di Superstudio Più a Milano. La manifestazione celebra un traguardo significativo, confermandosi una piattaforma culturale internazionale capace di unire collezionismo, ricerca e sperimentazione visiva.
L’edizione 2026 è dedicata al tema Metamorfosi, intesa come processo di trasformazione vitale che coinvolge linguaggi, identità e codici visivi. A interpretare questo concetto è la storica Polaroid del fotografo statunitense William Wegman, scelta come immagine guida per la sua forza ironica e immediata.
William Blake
I lavori di William Blake per la Divina Commedia, invece, ebbero un taglio differente. Si va dagli schizzi a matita, fino agli acquerelli. Blake rispettò appieno i motivi dell’opera dantesca: dalle scene di sofferenza in cui si trovano le anime dei dannati, raccontate da ben settantadue disegni, fino alle immagini che riportano il lettore alle ambientazioni del Purgatorio, con 20 illustrazioni, e del Paradiso, di cui dipinse dieci tavole, per un totale di centodue opere meravigliosamente illustrate ad acquerello. In seguito, da queste illustrazioni, vennero incise sette tavole.
Blake non si limitò solo a dipingere il cammino dantesco, ma ne diede un’interpretazione personale in una sorta di avvicendamento tra artisti visionari. Blake interpretava il concetto di peccato come una manipolazione attuata dalla Chiesa cattolica per impedire i desideri degli uomini. La cieca obbedienza imposta dal codice morale cristiano si contrapponeva allo spirito della vita. Con Dante condivideva le convinzioni anti-materialiste e la certezza che la natura dell’uomo fosse adatta alla corruzione. William Blake era un cattolico convinto, insofferente avversario della Chiesa anglicana di Inghilterra. Due anni prima delle illustrazioni per la Divina Commedia, Blake si era cimentato, all’età di sessantacinque anni, con il Libro di Giobbe. Nel 1824 il pittore inglese John Linnell commissionò a Blake l’illustrazione dell’Inferno di Dante.
È un periodo di lunga inattività quello di Blake: è malato, insoddisfatto della vita, ma sempre fermamente convinto delle sue posizioni rivoluzionarie. L’artista inglese, influenzato, quasi ossessionato dall’attrazione per il Misticismo, aveva trovato in Dante e nella sua Commedia un posto sicuro in cui confrontarsi e mettere in pratica la sua esperienza ascetica. Durante la realizzazione delle tavole illustrate il suo stato di salute peggiorò drasticamente. Nonostante ciò Blake rimase fermamente animato dalla volontà di terminare le sue opere. Vi lavorò con passione fino al 12 agosto 1827, quando sopraggiunse la morte. Dio e la cristianità hanno rappresentato il nucleo delle sue opere, sia come poeta che come pittore. Le illustrazioni per la Divina Commedia ad oggi risultano essere il suo ultimo atto, portato a compimento in condizioni di povertà e di malattia, ma restano al pubblico come una sorta di testamento intellettuale di un artista che i suoi contemporanei avevano faticato a comprendere.
La fotografia, arte che ha quasi 200 anni di vita, si è affermata come il linguaggio visivo per eccellenza. Essa ha trovato il suo spazio non solo come documentazione storica, ma anche come strumento creativo capace di narrare storie, culture ed emozioni senza necessità di traduzione. Oggi tutti noi produciamo immagini, ma solo i professionisti sono in grado di restituirci con poesia o urgenza il mondo che viviamo attraverso l’obiettivo.
Per il CAM, la fotografia non è solo un linguaggio contemporaneo, ma un archivio vivo che continua a rinnovarsi. In questo percorso, il CAM ha sempre sostenuto e valorizzato il lavoro di numerose grandi fotografe donne, da Margaret Bourke‑White a Dorothea Lange, da Letizia Battaglia a Lee Miller e Tina Modotti, contribuendo a restituire alla fotografia al femminile la centralità che merita.
Un ruolo fondamentale è svolto da Alessia Locatelli, membro del comitato critico del CAM ed esperta di fotografia, oltre che direttrice artistica della Biennale della Fotografia Femminile – BFF Mantova. Il suo lavoro punta a colmare il divario ancora esistente nel professionismo fotografico di genere, portando in Italia mostre di fotografe nazionali e internazionali di grande rilievo.
In un’epoca in cui le immagini governano, è nostro compito tutelare e ampliare questa narrazione, affinché ogni punto di vista possa trovare rappresentazione, rendendo la fotografia uno strumento di inclusione e cambiamento sociale. La ricchezza della fotografia sta proprio nella sua capacità di unire attraverso mille sguardi unici.
È con questo spirito che il CAM partecipa alla MIA Photo Fair BNP Paribas 2026, promuovendo una visione aperta, dinamica e inclusiva del linguaggio fotografico.
All’interno della manifestazione, giovedì 19 alle ore 11.00 presso l’Area Book Talks, si terrà l’incontro “Fotografia: le Voci Invisibili della Storia – la fotografia Femminile a 200 anni dalla sua nascita – Catalogo dell’Arte Moderna (CAM) n.61”, pubblicato da Cairo Editore nel 2025.
Protagonista dell’appuntamento sarà Alessia Locatelli, fotografa e autrice del volume, insieme a Carlo Motta, responsabile editoriale CAM: un dialogo che metterà in luce il ruolo fondamentale della fotografia femminile nella costruzione di un immaginario più consapevole, plurale e rappresentativo.
MIA PHOTO FAIR BNP PARIBAS
📍 Superstudio Più, Via Tortona 27, Milano
📅 19–22 marzo 2026
🌐 miafairbnpparibas.it