In Atelier: la video‑intervista esclusiva

Nel suo laboratorio di Campegine, colmo di tele, colori e materiali eterogenei, Borghi ci racconta un’arte che non nasce mai da un’idea astratta, ma da un’urgenza fisica: “mi muovo tra i sogni”, ama dire, facendo riferimento a quello stato di concentrazione emotiva che precede ogni gesto creativo.

La video‑intervista restituisce l’energia con cui l’artista affronta la materia pittorica: stratificando colori, sovrapponendo toni e spessori, incidendo la superficie come fosse un organismo vivo. Un processo che ha qualcosa di musicale, di ritmico, legato alla poesia e al jazz, due universi che Borghi ha sempre riconosciuto come compagni di viaggio della sua ricerca.

Dalla figurazione all’astrattismo: un’evoluzione naturale

Il percorso artistico di Borghi inizia giovanissimo: la prima esposizione arriva a soli 18 anni, sostenuto da un collezionista; poi un soggiorno a Parigi, dove entra in contatto con Picasso e il Cubismo, che lo segna profondamente. Tornato in Italia, l’incontro con George Pielmann, allievo di Kokoschka, lo orienta verso l’espressionismo e verso una pittura di forte carica emotiva.

Negli anni, la figurazione lascia spazio all’astrazione, fino a un linguaggio che Borghi stesso colloca nell’ambito dell’Informale. Il colore diventa così baricentro e struttura, mentre la materia, sabbia, juta, legno, carta, cemento, pigmenti densi, diventa voce, respiro, presenza.

Questo processo non è mai stato una rottura, ma una trasformazione graduale e coerente: dalle prime forme semplificate all’abbandono progressivo del segno figurativo, fino alla nascita di un vocabolario visivo costruito su energia, ritmo e stratificazione.

L’astrattismo materico: forma, peso e vibrazione

Il tratto distintivo di Alfonso Borghi è la capacità di trasformare la tela in un campo di forze. Le sue opere raccontano un mondo che emerge per spessori, graffi, densità, trasparenze: un universo in cui il gesto è al tempo stesso ferita e ricostruzione.

Il suo astrattismo materico nasce dal dialogo tra colore come emozione, materia come memoria, ritmo come struttura compositiva, gesto come narrazione.

L’opera diventa così un brano di paesaggio interiore: frammenti di luce, campiture vibranti, tracce che evocano geografie emotive senza mai ricorrere a una figurazione esplicita.

La critica lo definisce un autore capace di scavare nella superficie fino a raggiungere una verità più profonda, dove la materia si fa poesia visiva. Molti critici hanno evidenziato questa tensione tra energia e introspezione, tra impeto e delicatezza.

Pittura, scultura, ceramica: un artista totale

Accanto alla pittura, Borghi ha sviluppato una produzione scultorea e ceramica di grande intensità. Lavora vetro, bronzo, ceramica, traducendo nella tridimensionalità le stesse pulsazioni che caratterizzano la sua pittura.

Le sue sculture, spesso basate su forme spiraliformi o nuclei materici compatti, sembrano estrarre dalla tela i volumi nascosti, dando corpo a quell’energia che, sulla superficie pittorica, appare compressa o trattenuta.

La ceramica, invece, gli permette di unire gesto pittorico e plasticità della forma, rendendo visibile una componente più intima e giocosa del suo lavoro.

La Divina Commedia di John Flaxman: Dante e Virgilio
Picryl
John Flaxman: Dante e Virgilio nel bosco dei suicidi, Canto XII dell'Inferno
Un maestro riconosciuto dal CAM

La storia di Borghi è strettamente legata al Catalogo dell’Arte Moderna. Con il dipinto Nascondo la notte nella casa a torre (2020), l’artista è diventato il più celebrato nella storia del CAM, con ben tre copertine, numeri 41, 46 e 58, un riconoscimento alla sua straordinaria produzione artistica. Questo traguardo certifica un percorso coerente, potente e ampiamente riconosciuto sia dal pubblico sia dalla critica.Alfonso Borghi

Artista tra i più riconoscibili della scena italiana contemporanea, Angelo Accardi ha costruito un linguaggio visivo inconfondibile, dove Surrealismo Pop, citazioni colte e derive della cultura di massa si intrecciano in immagini dense di significati. La sua ricerca, avviata negli anni Novanta nell’ambito della nuova figurazione, si è evoluta fino a definire un immaginario complesso, ironico e profondamente legato alle dinamiche del nostro tempo.