Il collezionismo di Giorgio Fasol si distingue per un approccio attento alla qualità e alla ricerca del nuovo. "Posso dire con un certo orgoglio che oltre il 70 per cento delle scelte si sono rivelate vincenti", afferma Fasol, riferendosi alle sue intuizioni sulle tendenze artistiche emergenti. La sua attenzione è stata rivolta a artisti che oggi sono riconosciuti a livello mondiale, come Adel Abdessemed, Elisabetta Benassi, Giovanni Ozzola, e Sabrina Mezzaqui, protagonisti di mostre fondamentali nel panorama dell'arte moderna e contemporanea.
Fasol ha sempre mantenuto un legame diretto con le gallerie d'arte, preferendo acquistare direttamente da esse piuttosto che partecipare alle aste, che considera un terreno più rischioso e meno trasparente. Nonostante la sua grande passione, ha sempre saputo mantenere un approccio pragmatico, stabilendo un budget limitato per ogni acquisto. "Generalmente non supero i 5mila euro", dice Fasol, evidenziando come il suo collezionismo non sia mai stato spinto solo dalla possibilità di fare un investimento economico, ma dalla passione per le opere e per il loro valore culturale.
A 86 anni, Giorgio Fasol continua a essere un attivo collezionista d'arte e un punto di riferimento per le nuove generazioni. La sua attività non si limita al semplice accumulo di opere, ma include un costante impegno per la diffusione dell'arte moderna e contemporanea. Grazie all'associazione culturale AgiVerona, Fasol ha recentemente donato 110 opere all’Università di Verona per creare un museo diffuso che coinvolga direttamente gli studenti e la comunità locale, un progetto che mira a sensibilizzare le giovani generazioni ai linguaggi dell'arte contemporanea. "Il mio desiderio è creare un museo che superi la visione statica e un po’ sclerotizzata delle istituzioni tradizionali", afferma Fasol, con una visione che abbraccia il futuro e l'educazione alla cultura visiva.
Fasol, con il suo continuo impegno nel collezionismo d'arte contemporanea e la sua generosità, ha saputo costruire una collezione che non è solo un patrimonio personale, ma un valore condiviso con le future generazioni, da prendere ad esempio.
Questo articolo è tratto dall'articolo di Alberto Fiz del numero 617 di Arte, il mensile dedicato a artisti, collezionisti, galleristi e appassionati di arte moderna e contemporanea.
L'attenzione all'ambiente: il design sostenibile
Nel nuovo millennio l’ergonomia, l’ecologia, il riciclo incominciano ad essere temi di grande interesse per il design e il suo pubblico, lasciandosi dietro le problematiche dei designer del post-modernismo e iniziando un nuovo percorso più consapevole nei confronti dell’ambiente. Gli spazi ritornano a essere più sobri, e all'arredamento contemporaneo si affiancano ora anche pezzi di recupero o dismessi nel passato. Ezio Manzini, promotore del design sostenibile e del design strategico, vicepreside della Domus Academy negli anni Novanta e docente del Politecnico di Milano, contribuirà alla formazione culturale e progettuale dei giovani designer, orientata a includere gli scenari sociali e ambientali nell’ottica dell’innovazione tecnologica.
È dal 2010, dopo la Biennale di Architettura di Venezia, affiancata da alcuni eventi collaterali quali Culture-Nature, grande mostra del progetto interdisciplinare realizzata all’interno del Parco Thetis, e di alcuni locali dell’Arsenale, il tema della sostenibilità del cambiamento climatico viene messo per la prima volta in risalto.
L'intero percorso si sviluppa senza soluzione di continuità, come un flusso che unisce le diverse opere in un unico racconto visivo. Le Tende di Clemente, ispirate alla filosofia upanishadica e buddhista, rappresentano rifugi per l’anima, spazi di meditazione che evocano un'esistenza errante e nomade. Queste Tende sono simboli di un’esistenza che rifiuta una visione lineare e predeterminata della storia, abbracciando una geografia globale. Ogni Tenda è un mondo interiore, arricchito da simboli, memorie e riflessioni che si intrecciano nel tempo. Dai miti alle riflessioni filosofiche, le opere di Clemente sono intrise di un misto di tradizione indiana e orientale, elementi a lui cari.