In queste sperimentazioni un ruolo da protagonista spetterà anche all’Italia, da un lato grazie all’affermarsi di Renzo Piano a livello internazionale, dall’altro dovuto all’incremento della produzione industriale. L’Italia si assesta tra i sette Paesi più industrializzati del mondo. Ciò favorirà l’ingresso delle aziende e dei designer italiani nei mercati esteri. Sono diverse le anime e le linee di azione intraprese dal design italiano, animato sino agli inizi degli anni Ottanta da un dibattito culturale che sentirà la presenza delle dinamiche e dei movimenti che in quel momento attraversavano la cultura del mondo occidentale.
Architettura e Design Radicali
Tra le proposte alternative italiane anche quelle dell’Architettura Radicale, termine coniato da Germano Celant per definire un’area di sperimentazione poliedrica, in bilico fra utopia, arte, design, architettura, paesaggio. La ricerca era iniziata a metà degli anni Sessanta a Firenze con il gruppo Superstudio, fondato da Adolfo Natalini e Cristiano Toraldo di Francia, e poi quello degli Archizoom Associati, di Gianni Pettena e Lapo Binazzi. Questi introducono nella progettazione elementi irrazionali e una visione artistica totalizzante, critica nei confronti del design tradizionale. Le sperimentazioni proseguiranno negli anni Settanta in quell’area di soluzioni progettuali che va sotto il nome di Design Radicale, rappresentata da Ugo La Pietra, Gaetano Pesce, Franco Raggi, Riccardo Dalisi. Quest’ultimo introduce l’ipotesi di un design di folklore come elemento caratterizzante di una svolta più popolare nella produzione delle merci.
I futuristi non cercavano solo di rappresentare il movimento, ma volevano catturarlo nella sua essenza, utilizzando colori e forme per esprimere il dinamismo della vita moderna. Boccioni stesso scriveva che la simultaneità era "l’esaltazione lirica, la plastica manifestazione di un nuovo assoluto", in cui la velocità e la modernità si fondono in una nuova esperienza visiva.
Le opere di artisti futuristi come Boccioni, Balla e Carrà mostrano come la velocità e il dinamismo possano essere trasformati in forme artistiche uniche che non solo riflettono la realtà, ma la ridefiniscono. L'esposizione alla GNAM permette di esplorare come il Futurismo abbia influenzato l'arte contemporanea, prefigurando concetti che sono oggi fondamentali in molte pratiche artistiche.
Il Futurismo non si è limitato alla pittura, ma ha avuto un impatto profondo anche in altri ambiti, come la scultura, la musica, il cinema, la letteratura e l'architettura, ed ha anche influenzato zone "esterne" quali la politica e le questioni sociali e culturali.
Tutto questo verrà esposto in mostra, con oltre 300 opere, film, libri e non solo. Il Tempo del Futurismo è quindi un’opportunità unica per esplorare uno dei movimenti più rivoluzionari dell’arte contemporanea e affrontare una riflessione su temi ancora attuali, come la velocità, la modernità e l'innovazione.
Questo articolo è tratto dall'articolo "Futuristi. Arte a tutta velocità" di Renato Diez, sul numero 616 di Arte, il mensile dedicato ad artisti, galleristi, collezionisti e tutti gli appassionati del settore.