La mostra di Baku, inoltre, assume un’importanza internazionale, perché Gianfranco Meggiato è il primo artista italiano vivente a esporre in una grande mostra personale presso l’Heydar Aliyev Center. Un polo culturale, presso cui, negli anni, sono state ospitate opere di alcuni fra gli scultori e artisti più importanti del mondo, tra i quali Anish Kapoor, Yayoi Kusama, Tony Cragg.
Miracoli della pittura. Abituato a meditare per immagini, Armodio è solito distillarle come un paziente alchimista, facendo germinare oscure propaggini latenti sotto la loro stessa pelle. Metafisica delle cose? Fino a un preciso, determinato limite. Dacché Armodio ha cominciato a elucubrare luoghi (un omaggio alla rinascimentale Città ideale conservata a Urbino?), inseriti naturalmente nei suoi personalissimi contesti, si è subito allargata l’angolatura mentale di spazi ora abitati da un’improvvisa novità di anime: balenano, nella mente, i porticati metafisici di Giorgio de Chirico, ma sono reminiscenze, pretestuose e incongruenti, di fronte a un pittore – Armodio –, dal talento ineguagliabile, illuminato a tal punto da offrirci, in un periodo peraltro generoso di eccellenze, un capolavoro assoluto qual è Nella torre (2010). Nella sobria eleganza di una struttura arcaica, aleggia, ammaliante, la quintessenza della sua pittura. La luce è d’incanto; ora irradia ora attenua l’accentuato rigore dei volumi disposti su un piano orizzontale lieve come un tessuto pregiato, dalle cui viscere, astrusi e imminenti, sorgono un minuscolo cono rosso e una tortuosa via d’accesso: verso la torre o verso l’ignoto? Ci è caro pensare che la verità di Armodio abiti, armoniosa, questa dimora. Vi regna certamente la sua inclinazione estetica, il rifiuto all’orpello, il riverbero dell’impegno che innerva tante apollinee figurazioni, sospese in una condizione atemporale ove, ermetica, prospera un’intonazione lirica affine a quella di Morandi, Foppiani e Gnoli (Anatomia dell’onda, 2009, Il dolce rumore del tempo, 2009, Più o meno, 2014).
La mostra è allestita su più livelli e in diversi luoghi dell’Heydar Aliyev Center: le sculture sono, infatti, visibili nel grande parco esterno, all’ingresso del complesso culturale, nella hall del pianterreno e in una sala espositiva appositamente allestita nel cuore del museo. Ed è proprio la grande visibilità, data dal Centro Heydar Aliyev alle opere di Meggiato ad apparire come un significativo tributo a questo scultore italiano e all’Italia nel suo complesso da parte della massima istituzione culturale dell’Azerbaijan. Entro l’estate sarà realizzato un libro-catalogo completo della mostra da Editoriale Giorgio Mondadori.
Tra le 19 opere realizzate appositamente per Baku ci sono “Germinazione”, “Sfera Primigenia”, “Mistral”, “Scienza e Conoscenza”, “Creazione”.
Fra le sculture più imponenti, l’opera “Germinazione”, alta oltre 6 metri e situata proprio davanti all’ingresso principale dell’Heydar Alyiev Center, ha un significato speciale:
“la scultura – come sottolinea Gianfranco Meggiato – ricorda che siamo tutti foglie di un albero, cellule di un organismo, parti di un Essere. Fino a quando l’umanità non accetterà questi concetti di unità e fratellanza, non ci sarà né pace né rispetto per il mondo a cui apparteniamo”.
La scultura appare, inoltre, come un concatenarsi di quattro elementi abbracciati, che solo uniti possono germogliare, riportandoci alla vita: un tema che è un richiamo forte al rispetto della natura e dell’ambiente, alla possibilità di uno sviluppo che guardi al pianeta, non stravolgendo il suo equilibrio. Un richiamo che arriva non a caso da Baku, città che a novembre ospiterà la Cop 29, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.
“Mistral” (alta 4 metri), con la sua forma caratterizzata dalle volute a spirale che si avvolgono attorno al nucleo e con il suo colore rosso, simbolicamente incarna e riunisce insieme il concetto del vento e della fiamma di fuoco, che rappresentano rispettivamente la città di Baku e l’Azerbaijan.
Nell’Opera “Sfera Primigenia”, ispirata dalla fisica quantistica, vi sono le stringhe di energia attorno al nucleo, che è l’Origine, l’essenza creatrice. In “Sfera Samsara” si fa riferimento ai cicli di vita, morte e rinascita, che simboleggiano la vita. La ciclicità. All’uomo è data la possibilità di vivere i cicli, ma anche quella di trascenderli.