«In poche parole, oltre all’utilizzo della propria immaginazione, la creatività è soprattutto il potere di agire». Così l’artista cinese Ai Weiwei (Pechino, 1957), considerato tra i più influenti del mondo, indica nell’azione politica la sua modalità di ricerca creativa, che lo ha portato a esporre nei maggiori musei del mondo, dalla Tate Modern alla Royal Academy, senza contare Documenta di Kassel e la Biennale di Venezia, e in Italia Palazzo Te e Palazzo Strozzi.
Una carriera pluriennale documentata grazie a Neither nor, la mostra antologica che la Galleria Continua di San Gimignano dedica alla produzione di Ai Weiwei dal 2006 a oggi. Un’occasione unica per comprendere la forza delle sue opere ed esplorare il suo rapporto ambivalente con la cultura occidentale e quella cinese, in bilico tra un profondo senso di appartenenza e un intenso impulso alla ribellione. Un’attitudine rivelata già dal titolo della mostra voluto dall’artista, che lo spiega così:
«Nell’epoca attuale ci troviamo di fronte a un panorama culturale che tende agli estremi. Questa tendenza ricorda periodi autoritari della storia, come le purghe sovietiche, l’era McCarthy negli Stati Uniti, la Rivoluzione culturale in Cina e l’ascesa del nazismo negli anni ’30 e ’40. Il titolo Neither nor intende trasmettere il concetto che spesso il nostro pensiero non è limitato a verità assolute, ma piuttosto esiste in uno stato di ambiguità che consente maggiori possibilità e dibattiti».
Questa ambiguità crea spesso forti contraddizioni tra individui singoli e collettività, che Ai Weiwei denuncia attraverso diversi linguaggi, che vanno dalla pittura alla scultura, dall’installazione alla performance, dalla regia alla musica, dall’architettura alla scrittura, dalla fotografia al giornalismo. Un’ampia gamma di pratiche utilizzate in maniera libera e innovativa da un artista capace di coniugare arte, vita privata e impegno politico, senza scadere nella retorica grazie a uno sguardo sulla realtà consapevole e visionario.
Grazie a questa lucidità ha immaginato il percorso espositivo, all’interno della galleria che occupa un ex cinema-teatro, con un andamento logico e preciso. Si parte dal primo piano, dove sono riunite opere realizzate dal 2019 al 2023 con i mattoncini LEGO.
«I LEGO vengono utilizzati per trasmettere messaggi personali e contengono storie legate a me, alla mia infanzia e alla mia educazione», spiega l’artista, che ha dato vita negli anni a una sorta di “pinacoteca di LEGO”, aggiungendo alle riproduzioni di capolavori del passato alcuni elementi tratti dalla contemporaneità. «Questo gioco è simile all’uso dei mosaici antichi e alla presentazione dei tessuti (seta, lana) e dei tappeti, che hanno una lunga tradizione», aggiunge.
Il viaggio comincia con un capolavoro legato al Rinascimento: Sleeping Venus with coat hanger, dove al dipinto di Giorgione l’artista ha aggiunto, accanto a Venere − la dea della bellezza e della fecondità nel mondo pagano − una gruccia, per ricordare gli aborti autoindotti dalle donne quando l’interruzione della gravidanza era clandestina.