Il problema della circolazione delle opere d’arte non riguarda solo il nostro Paese, ma anche i rapporti che l’Italia ha con gli Stati Europei e con i Paesi terzi.
Il Codice Urbani, emanato nel 2004 e attualmente in vigore, si propone di limitare e controllare l’esportazione, in base a tutte le ratifiche normative dell’Unidroit, promosse dall’Unesco e sottoscritte dall’Italia. Il fine è quello di salvaguardare il nostro patrimonio artistico, ma la legislazione spesso contrasta con il concetto più ampio di bene culturale e con le norme emanate dalla Comunità Europea in materia di libera circolazione di beni. Gli ultimi provvedimenti legislativi da parte degli Stati membri della Comunità Europea, per quanto riguarda il settore artistico, pongono tematiche sostenute da diversi principi giuridici e fiscali.
Raffigurando un’Europa a diverse velocità con differenti interessi e variabili fiscalità, questo problema purtroppo stenta a trovare una soluzione nei tempi brevi. L’Italia è un Paese privo di un mercato internazionale per ragioni burocratiche, tra cui le note limitazioni all’esportazione dei beni culturali e una pesante tassazione sulla compravendita, anche se avrebbe enormi potenzialità, con interessi economici favorevoli, come è successo in passato e soprattutto nel primo Novecento, quando Firenze e Parigi rappresentavano i centri mondiali del mercato dell’arte. Anche l’approccio del collezionismo è molto praticato e sotto l’aspetto culturale è presente un’alta preparazione dei nostri operatori, che sono costretti spesso a emigrare nei Paesi con tassazione più favorevole, come la Gran Bretagna.
Al contrario dell’Italia, la Germania, la Francia e la Gran Bretagna, nonché gli Stati Uniti e la Cina, sono Paesi che hanno ruoli e obiettivi di estensione del proprio mercato su livelli globali.
Accentuata oltremodo dai potenziali sviluppi della recente Brexit, negli ultimi anni è stata di nuovo conquistata una posizione dominante dalla Gran Bretagna, che annovera una lunga tradizione nel favorire le transazioni a livello internazionale di opere d’arte. Dobbiamo sottolineare come in questo Paese le sole transazioni commerciali di opere d’arte hanno favorito una crescita del 4% nella bilancia commerciale.
Oltre ai Paesi appena citati, anche la Svizzera ha un suo mercato internazionale particolarmente attivo, grazie alla realizzazione di numerosi porti franchi e a una normativa fiscale favorevole.