Le Accademie italiane in controtendenza 

Al contrario di quello che succedeva nel resto d’Europa, l’Italia ebbe, sin da subito, un diverso atteggiamento. Le donne artiste italiane furono ammesse nelle Accademie molto prima rispetto agli istituti stranieri. A Brera, per esempio, l’ammissione a pieno titolo esisteva già nel 1800. L’Accademia di San Luca aveva addirittura bruciato le tappe con l’ammissione di donne artiste già tra il Seicento e il Settecento come Giovanna Garzoni e Rosalba Carriera. In Italia la vera svolta si ebbe però nel 1870, quando alle donne venne data l’opportunità di accedere agli istituti superiori. Questo significava che si apriva uno spiraglio per quante desideravano poter insegnare disegno. Dunque una doppia strada: quella prettamente artistica e quella lavorativa, tramite l’insegnamento. Ma non è tutto: a Firenze tra il 1890 e il 1900 furono organizzate tre mostre di sole artiste donne. Una rivoluzione quella italiana? In realtà non ci fu mai una specifica attenzione rispetto alla questione dell’accesso accademico. Successe e basta, in un clima in cui non si discuteva di parità di genere. L’arte era sempre e comunque un affare da uomini. Questo mancato interesse, che poteva sembrare una scelta in controtendenza, in realtà nascondeva disinteresse per la questione, ma innescò invece una reazione a catena in cui l’accesso ai corsi di studio lasciava uno spiraglio per intraprendere una carriera nel mondo dell’arte.