Padova: le mostre imperdibili

Da Monet a Matisse, French Moderns, 1850 - 1950, Palazzo Zabarella | fino al 12 maggio

Con una sessantina di opere provenienti dalla collezione del Brooklyn museum di New York, la mostra, curata da Lisa Small e Richard Aste, ripercorre oltre mezzo secolo di pittura, muovendo dall’Impressionismo e dal Postimpressionismo e arrivando alla Scuola di Parigi.
Fino al 12 maggio 2024.

Monet - Centro Culturale Altinate/San Gaetano | fino al 4 agosto

Sono esposte infatti più di cinquanta opere dell’impressionista per eccellenza, tra cui le sue famose, evanescenti Ninfee, gli Iris e i soffusi paesaggi londinesi, accompagnati da video e da varie testimonianze. Le opere provengono tutte dal Musée Marmottan Monet di Parigi, che conserva la donazione del figlio di Monet ed è la più importante collezione dell’artista.
Fino al 4 agosto 2024
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Scopri di più sull'Impressionismo, la sua storia e le mostre in tutta Europa.

Abano Terme - Padova

Backstage - Museo Villa Bassi Rathgeb

Il cinema è stato il suo mondo e del cinema ci ha svelato gli attimi nascosti. Così Mimmo Cattarinich (1937- 2017), uno dei fotografi di scena più originali, e così la bella mostra Backstage, visitabile dal 9 febbraio al 16 giugno 2024.

Trento

Margherita Manzelli. Oscuro è il cuore della bellezza - Galleria Civica

Gli enigmatici e misteriosi soggetti femminili di Margherita Manzelli (Ravenna, 1968) sono protagonisti fino al 25 febbraio di una personale alla Galleria civica di Trento che, ideata da Vittorio Sgarbi, è stata curata da Margherita de Pilati e Gabriele Lorenzoni. L’allestimento della mostra è stato concepito dall’artista stessa come un’installazione in cui tele, murali dipinti e disegni su carta convivono, in uno scambio osmotico e continuo. Alle pareti, un nucleo di lavori pensati e realizzati appositamente per la mostra, porta all’attenzione dello spettatore gli esiti più recenti della ricerca di Manzelli.

Terni

L'amore nell'arte da Tiziano a Banksy - Palazzo Montani Leoni

Curata da Costantino D’Orazio, una rassegna della Fondazione Carit a Palazzo Montani Leoni  racconta, attraverso quaranta capolavori. In mostra opere di Tintoretto, Guercino, Guido Reni, Canova, Hayez, fino a Giacomo Balla, Giorgio de Chirico, Mario Schifano.
Fino al 7 aprile
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Jesi

Virna Lisi. DIva e antidiva - Palazzo Bisaccioni

Una splendida mostra con materiali provenienti dal Centro sperimentale di cinematografia di Roma e dalla Fondazione Virna Lisi, che restituisce il ritratto di un’attrice amata da Michelangelo Antonioni e Stanley Kramer. Aneddoto non di poco conto: la Lisi è stata la prima attrice non francese premiata con un César.

Fino al 5 maggio 2024.

Dove le stelle si avvicinano di una spanna in più
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Dove le stelle si avvicinano di una spanna in più

Dove le stelle si avvicinano di una spanna in più.

Sembra un testamento spirituale l’opera di Giovanni Anselmo (Borgofranco d’Ivrea, 1934 – Torino, 2023) dal titolo così profondamente evocativo, realizzata per la prima volta nel 2001 con sei lastre di granito nero incise. In base a un processo millenario, la distanza tra cielo e terra tende a ridursi e questo fatto, non avvertibile in se stesso ma reso riconoscibile dall’artista, ci rende partecipi di una storia che non ha fine. Ora Anselmo, che ha sempre indagato l’intima connessione tra l’io e l’universo, è una di quelle stelle. La sua scomparsa è avvenuta il 18 dicembre scorso all’età di ottantanove anni, mentre stava lavorando con entusiasmo alla grande retrospettiva con oltre 40 opere provenienti dalle maggiori istituzioni italiane e internazionali, che il 9 febbraio s’inaugura al Guggenheim di Bilbao.

 

«Con Giovanni ho collaborato per un anno e mezzo», spiega Gloria Moure, curatrice di questa mostra e di quella del 1995 al Centro Galego de arte contemporánea di Santiago di Compostela. «Non stava bene e venivo spesso a Torino per discutere del progetto. Lui, con il consueto garbo e gentilezza, interveniva su ogni minimo dettaglio, verificando le grandi maquette in 3D che si era fatto preparare». Il suo apporto è stato fondamentale e per questa occasione ha voluto realizzare un’opera nuova, Mentre verso oltremare il colore solleva la pietra, concepita specificatamente per dialogare con lo spazio di Frank O. Gehry. Il lavoro, realizzato con pietra calcarea estratta da una cava di Lastur, nei Paesi Baschi, appartiene a una serie iniziata negli anni Ottanta dove la lastra posizionata in verticale sembra essere sollevata dal colore blu disposto sulla parete, un segno nello spazio che modifica radicalmente la percezione dell’oggetto fisico: «Il termine oltremare», ha scritto Anselmo, «nasce da un indefinito luogo d’origine, cioè come un colore portato da oltremare. Indica un luogo al di là delle pareti verso cui si muovono insieme le opere e lo spettatore».

Sembra una favola, invece è la dimostrazione che è la pittura a sostenere il peso della pietra.

Verso oltremare, 1984
Giornale dell'arte
Verso oltremare, 1984
Energia

La ricerca dell’altrove rappresenta una costante e questo è tanto più significativo per un artista che rende fisica la propria esperienza eliminando qualunque forma rappresentativa o simbolica. Tensione, compressione, orientamento, energia, campi gravitazionali, transitorietà e processualità sono aspetti determinanti di un percorso fortemente identitario che rende Anselmo un punto di riferimento imprescindibile nell’ambito dell’Arte povera, il movimento che ha frequentato da antidivo evitando ogni forma di narcisismo. Sempre schivo e riservato, quasi stupito del successo internazionale e dell’influenza che ha avuto sulla generazione dei più giovani (da Arcangelo Sassolino a Gianni Caravaggio e Francesco Arena), mi confessava durante una rara intervista, realizzata nel 2011 in occasione di una mostra alla galleria Fumagalli di Bergamo, come

«negli anni Sessanta non ci si poneva direttamente l’obiettivo di cambiare la situazione ma, nella sostanza, il linguaggio modificava il suo modo di essere».
Quanto all’Arte povera, diceva con un filo di sarcasmo,
«è stato un timbro di fabbrica e certamente una formula strategica di successo: Germano Celant aveva costruito una teoria che era un po’ come una nuvola che comprendeva il lavoro di tutti. Ognuno, però, aveva il suo lavoro, ognuno aveva un suo modo di essere, un suo mondo creativo».